La posizione di Mosca e Pechino nella crisi in corso nello stretto di Hormuz non è solo di supporto diplomatico a Teheran, ma si va configurando come un contrappeso attivo alla politica di pressione di Donald Trump. Mentre il tycoon oscilla tra minacce di distruzione e inviti a Islamabad, Russia e Cina hanno consolidato un asse che vede nel blocco navale statunitense un atto illegale e un pericolo per la stabilità globale. La coordinazione tra le due potenze è emersa con chiarezza già nei giorni scorsi, quando le due superpotenze hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che mirava a legittimare l'uso della forza per “proteggere la navigazione commerciale” nello stretto. Mosca ha definito il testo “sbilanciato e inaccurato”, sostenendo che esso “faccia il gioco della retorica minacciosa di Trump contro l'Iran”. Pechino, per bocca del suo ambasciatore, ha avvertito oggi che appoggiare tali misure mentre gli Stati Uniti minacciano la “sopravvivenza di una civiltà” invierebbe un messaggio errato con “conseguenze gravissime”.
LA SFIDA CINESE AL BLOCCO NAVALE. Per la Cina, la questione non è solo politica ma vitale: circa un terzo del suo fabbisogno petrolifero transita per Hormuz. Nonostante il blocco imposto dagli USA lo scorso 13 aprile, Pechino ha già dimostrato di non voler piegare la propria economia ai diktat di Washington. Proprio una petroliera cinese è stata la prima imbarcazione a infrangere apertamente le restrizioni di Trump. Pechino considera il blocco navale americano come un “azzardo” volto a compensare la mancanza di leva negoziale, sottolineando come la pressione russa e cinese stia di fatto rendendo poroso il muro che Trump cerca di costruire attorno all'Iran. L’importanza di questo asse è stata suggellata nei giorni scorsi dalla visita ufficiale del Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, a Pechino. Durante i colloqui, le due potenze hanno ribadito che “unilateralismo e sanzioni minano la stabilità globale”. La Russia, in particolare, vede nell'azione americana nello stretto di Hormuz un precedente pericoloso che viola il diritto marittimo internazionale. Per il Cremlino, il sequestro della nave mercantile Touska avvenuto ieri è un atto di “pirateria” che non trova alcuna giustificazione nelle norme internazionali, rafforzando la tesi iraniana secondo cui gli Stati Uniti sono i veri trasgressori del cessate il fuoco.
IL NUCLEARE E LA “SICUREZZA REGIONALE”. Sia la Russia che la Cina continuano a inquadrare la questione nucleare iraniana come un diritto allo sviluppo civile, opponendosi alla visione di Trump che lo utilizza come pretesto per il regime change. Pechino ha descritto la strategia di Trump come “un tentativo di soffocare l'Iran” per costringerlo a un accordo sbilanciato, simile alle tattiche commerciali già viste in altri contesti. Da parte loro i media ufficiali russi e cinesi stanno seguendo l’escalation con un misto di allarme strategico e aperta condanna verso l’amministrazione Trump. Se la narrazione occidentale si concentra sulla “sicurezza della navigazione”, gli organi di stampa dei due giganti orientali offrono una lettura speculare, descrivendo le azioni statunitensi come un fattore di destabilizzazione globale. Le agenzie di stampa russe TASS e Ria Novosti hanno dedicato ampi spazi al sequestro della nave Touska, citando fonti diplomatiche che definiscono l'incidente come un “sabotaggio deliberato” dei potenziali colloqui di Islamabad. Secondo la TASS, il Cremlino legge nelle mosse di Trump una mancanza di volontà negoziale: il sequestro di ieri non sarebbe un atto isolato, ma parte di una strategia ritorsiva che mirerebbe a umiliare Teheran prima ancora che si sieda al tavolo. La Ria Novosti ha riportato oggi le dichiarazioni di analisti vicini al ministero degli Esteri russo, secondo cui “l'imprevedibilità di Trump è diventata un'arma a doppio taglio che sta distruggendo la fiducia non solo dell'Iran, ma di tutti i partner regionali”. Mosca mette in rilievo come la minaccia di Trump di “far saltare in aria l'intero Paese” (rilanciata ampiamente dai media russi come prova di bellicismo) stia spingendo l'Iran a cercare rifugio in una postura di difesa totale, rendendo vana ogni missione diplomatica in Pakistan.
LA POSIZIONE DI PECHINO: “EGEMONE IRRESPONSABILE”. In Cina, il quotidiano Global Times (voce del Partito Comunista Cinese) ha usato toni ancora più duri. In un editoriale di primo piano, Pechino accusa Washington di esercitare un “egemonismo marittimo illegale”. Il giornale sottolinea come il blocco navale nello stretto di Hormuz sia “pericoloso e irresponsabile”, citando esperti cinesi che avvertono: “Gli Stati Uniti stanno giocando con il fuoco in una delle arterie energetiche più vitali del mondo”. L'agenzia ufficiale Xinhua ha riferito oggi che il Ministero degli Esteri cinese segue con “estrema preoccupazione” il sequestro della Touska, nave che — come ricordato dai media di Pechino — effettuava scambi commerciali regolari con i porti cinesi. Per Xinhua, l'azione americana di ieri è una violazione delle norme del commercio internazionale e un attacco diretto agli interessi economici dei paesi terzi che dipendono dall'energia iraniana. La stampa cinese sta dando grande risalto al fatto che le minacce di Trump sono arrivate poco dopo il fallimento dei tentativi di Washington di ottenere un mandato internazionale chiaro per il blocco, spingendo il tycoon a una “azione unilaterale disperata”.
L’ASSE SINO-RUSSO CONTRO IL "MURO" DI HORMUZ. Entrambi i blocchi mediatici sottolineano la solidarietà tra Mosca e Pechino nel contrastare la politica di Trump. La già citata visita del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov a Pechino nei giorni scorsi è stata riletta oggi da Al Jazeera e ripresa dai media cinesi come la prova che esiste un'alternativa politica alla “diplomazia del ricatto” statunitense. La narrazione russa e cinese converge su un punto fondamentale: le incoerenze di Trump — che ieri prometteva pace e oggi minaccia bombardamenti — hanno rimosso ogni incentivo per l'Iran a fare concessioni. Come sottolineato dalla Ria Novosti, “l'Iran non ha motivi per credere a un Presidente che ordina il fuoco su una nave mercantile mentre invia delegati a negoziare la tregua”. Questo sfasamento cronologico e operativo tra la Casa Bianca e il Pentagono viene presentato dai media russi come il sintomo di una superpotenza in crisi di identità strategica, la cui unica risposta è l'uso muscolare della Marina. (20 APR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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