Scattato alla mezzanotte durerà fino alla mezzanotte del 25 aprile lo sciopero di Trasportounito contro il caro carburante. Inoltre Unatras ha proclamato un altro fermo nazionale degli autotrasportatori che dovrebbe scattare a partire dal 15 maggio. "L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti; e ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente; paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento” ha dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo. Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, per i costi esorbitanti del gasolio, un’impresa di trasporto su cinque rischia di chiudere entro la fine dell’anno, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più soffocante. A fronte di 67.350 imprese dell’autotrasporto presenti in Italia, oltre 13.000 di queste potrebbero essere costrette ad arrendersi entro la fine di quest’anno, lasciando i propri automezzi fermi nei piazzali. In un'azienda di trasporto media, il gasolio rappresenta circa il 30 per cento dei costi operativi totali. Insieme al costo del personale, è la voce di spesa più pesante. Quando il prezzo del gasolio subisce impennate repentine, questo equilibrio si spezza. A differenza di altri settori produttivi, l'autotrasportatore opera spesso con contratti a lungo termine o tariffe fisse negoziate mesi prima. Se il carburante aumenta del 24 per cento come è successo dall’inizio del conflitto nel Golfo, questo costo extra viene assorbito interamente dal trasportatore. (20 apr - red)
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