“Questo è un luogo comune smentito dai dati. Per la prima volta dopo vent'anni di peggioramenti documentati, il trend infatti si è invertito”. Lo afferma Orazio Schillaci, ministro della Salute, in una intervista a La Stampa nella quale anticipa i numeri della Piattaforma nazionale di Agenas che verranno resi pubblici il mese prossimo: “Nel confronto tra il primo bimestre del 2025 e quello del 2026, gli esami diagnostici erogati nel rispetto dei tempi di legge sono cresciuti di quasi due punti percentuali, le visite specialistiche di quasi tre”. Il ministro precisa che si tratta di risultati reali poiché i numeri dello scorso anno erano “falsati da agende chiuse artificialmente e da galleggiamenti che facevano scattare il timer non dalla prima chiamata al Cup, ma da un ricontatto successivo”, pratiche che assicura di aver contrastato duramente. Entrando nel dettaglio territoriale, Schillaci riferisce che “in una netta maggioranza dei casi i dati sono ora ripuliti e lontani dall'aneddotica di questi anni, visto che per gli esami diagnostici siamo all'87,2% delle prestazioni erogate entro i termini fissati per legge, mentre per le visite specialistiche siamo all'80,9%”. Rivendicando l'efficacia del decreto "taglia code", sottolinea come “la Liguria ha puntato sul recall attivo dei pazienti in agenda - quel 20% che prenota e poi non si presenta, facendo slittare i tempi degli altri - e ha ottenuto un miglioramento del 40% nel rispetto dei tempi. L'Umbria segna un +25%”, mentre il Piemonte ha ottenuto risultati misurabili estendendo l'apertura degli ambulatori alla sera e nei fine settimana. Nonostante i progressi, il Ministro ammette che “quel 20% abbondante di prestazioni urgenti non offerte nei tempi previsti va ancora aggredito” e punta il dito contro l'inappropriatezza prescrittiva: “Se una regione somma 888 prescrizioni ogni mille abitanti e un'altra supera quota 1.500, la forbice racconta da sola quanto le prestazioni non necessarie ingolfino il sistema. Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato. Un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l'anno, frutto di medicina difensiva e di percorsi diagnostici carenti sul territorio”. Per risolvere il problema, Schillaci annuncia che il ministero e l'Istituto Superiore di Sanità stanno pubblicando linee guida per le prestazioni più richieste perché “la risposta non può essere solo aumentare l'offerta”, ma serve lavorare sui percorsi di cura dei pazienti cronici che “non dovrebbero passare dal Cup, ma ricevere l'appuntamento direttamente dal centro che li ha in carico”. In merito al personale e alle strutture, dichiara che “abbiamo stanziato 600 milioni per fare nuove assunzioni” e auspica che le Regioni diano attuazione alla nuova convenzione dei medici di famiglia, concludendo che, nonostante i rapporti talvolta complessi, “i numeri indicano che la direzione è quella giusta. La velocità regionale, ancora, non basta”. (20 apr - red)
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