di Paolo Pagliaro
La dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero raggiunge il 74% del fabbisogno , ed è fra le più alte dell'Unione Europea. Il risultato è che l’anno scorso 53 miliardi di euro sono usciti dall’Italia per importare combustibili fossili. A cambiare è stata la geografia dei fornitori: gli Stati Uniti sono diventati in un anno il terzo partner energetico dell'Italia, dopo Algeria e Azerbaigian, e sono l’unico Paese da cui dipendiamo contemporaneamente per gas, petrolio e carbone. Le importazioni di gas naturale liquefatto americano sono cresciute del 42%, nonostante il costo sensibilmente più alto, mentre le forniture dal Qatar viaggiano attraverso uno Stretto di Hormuz sempre più instabile. Con lo stop alle importazioni dalla Russia, la dipendenza energetica, dunque, non si è ridotta ma si è solo spostata, con forniture più onerose e assumendo nuovi profili di rischio geopolitico.
Sul versante della produzione, le luci e le ombre si alternano. Le buone notizie – anche per l’ambiente – sono che il solare è cresciuto del 25%, sono aumentate le immatricolazioni di auto elettriche e i sistemi di accumulo domestico hanno superato quota 880 mila. Ma le rinnovabili nel complesso hanno frenato, con poco più di 7 Gigawat installati contro i 23 della Germania. Eolico e solare insieme hanno superato le fonti fossili in 14 dei 27 paesi dell'Unione Europea, e tra quei 14 non c’è l’Italia. Sono alcuni dei dati che la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – con il suo centro studi Italy for Climate - presenterà in occasione della Giornata Mondiale della Terra, e che descrivono un’Italia in stand-by mentre il mondo si trasforma intorno a lei.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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