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direttore Paolo Pagliaro

LE DIVISIONI DEL REGIME
ORA VENGONO A GALLA

LE DIVISIONI DEL REGIME <BR> ORA VENGONO A GALLA

L'improvvisa dilazione del cessate il fuoco decretata unilateralmente da Trump ha scoperchiato il vaso di Pandora delle divisioni interne al regime di Teheran, esponendo una spaccatura che non è più solo politica, ma esistenziale. Mentre la presidenza civile di Masoud Pezeshkian tenta di mantenere un filo diretto con la mediazione pakistana, i centri di potere legati ai Pasdaran e alla leadership parlamentare hanno reagito all'annuncio del tycoon con un misto di scherno e aperta ostilità, definendo la mossa americana un “diversivo tattico” privo di sostanza finché rimarrà in vigore il blocco navale.

IL FRONTE DEI "FALCHI": GHALIBAF E I PASDARAN. La reazione più dura è arrivata dal fronte parlamentare e militare. Mahdi Mohammadi, consigliere strategico del Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ha liquidato la decisione di Trump già nelle prime ore di oggi, mercoledì 22 aprile, definendola un annuncio che “non significa nulla”. Secondo le fonti della CNN, Mohammadi ha respinto l'estensione definendola una “tattica di stallo” e ha esortato Teheran a riprendere l'iniziativa militare per rompere l'assedio economico.

Ghalibaf stesso, che era stato il volto iraniano del primo round di colloqui a Islamabad, ha accusato gli Stati Uniti di violare sistematicamente i termini dell'intesa originale. Ieri, il leader del Majlis ha denunciato tre specifiche violazioni: i continui attacchi israeliani in Libano, le incursioni di droni nello spazio aereo iraniano e la pretesa della Casa Bianca di imporre lo stop totale all'arricchimento dell'uranio, definita una “violazione della proposta in 10 punti” sottoscritta in precedenza. Per i falchi, il rinvio della visita di JD Vance a Islamabad non è un disguido logistico, ma la prova che Washington stia “negoziando con se stessa”.

LA PRESIDENZA PEZESHKIAN TRA INCUDINE E MARTELLO. In questo scenario, il presidente Masoud Pezeshkian si trova in una posizione di estrema fragilità. Se da un lato deve rispondere alla pressione delle piazze e dei militari che chiedono una reazione al blocco navale, dall'altro sa che la saturazione dei depositi di Kharg, prevista entro pochi giorni, potrebbe paralizzare l'intero Paese. Pezeshkian ha ribadito ieri che “gli iraniani non si sottometteranno mai alla forza”, definendo le richieste americane “eccessive” e prive di base legale.

Il presidente iraniano ha denunciato al Primo Ministro pakistano Sharif che il blocco navale è una “chiara violazione del cessate il fuoco” e contraria alla Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, il fatto che la delegazione iraniana non si sia presentata a Islamabad per il secondo round — ufficialmente per protesta contro il blocco di Hormuz — rivela l'incapacità del governo civile di imporre una linea negoziale ai vertici della sicurezza.

LA MORTE DI KHAMENEI E IL “FANTASMA” DELLA SUCCESSIONE. Per comprendere la strategia di Trump, bisogna partire dal dato di fatto che ha cambiato il corso del conflitto: l'Ayatollah Ali Khamenei è morto il 28 febbraio 2026, ucciso nel raid aereo sul distretto di Pasteur. Tuttavia, a quasi due mesi dal decesso, il “mistero” non riguarda la sua dipartita, ma la paralisi totale che ne è seguita. Teheran non ha ancora celebrato il funerale solenne e il successore designato, il figlio Mojtaba Khamenei, rimane un leader invisibile. Gravemente ferito nello stesso attacco del padre, Mojtaba non è mai apparso in pubblico, lasciando il Paese in preda a una lotta fratricida tra i Pasdaran e il governo civile. Questa “vacanza del trono” è il motivo per cui Trump, ieri, ha parlato di voler attendere una “proposta unitaria”. Il tycoon, su Truth Social, ha scritto chiaramente di aver scelto di “estendere il cessate il fuoco” fino a quando “l'Iran non presenterà una proposta per porre fine al conflitto”. Trump ha motivato la scelta citando le “gravi divisioni all'interno del governo iraniano”, un riferimento diretto all'incapacità delle fazioni di Teheran di trovare un accordo su chi abbia l'autorità legale per firmare una resa o una pace. (22 APR – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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