In un panorama energetico globale segnato da profonde incertezze e da una marcata volatilità dei prezzi, Eni ha archiviato il primo trimestre del 2026 confermando la solidità della propria visione strategica. I risultati approvati dal Consiglio di Amministrazione, sotto la presidenza di Giuseppe Zafarana, non si limitano a certificare la tenuta del gruppo, ma delineano una traiettoria di crescita superiore alle attese iniziali. La capacità della società di adattarsi rapidamente al mutamento dello scenario esterno ha permesso di rivedere al rialzo le previsioni per l'intero esercizio, portando l'Amministratore Delegato Claudio Descalzi ad annunciare un significativo potenziamento del piano di remunerazione per gli azionisti.
Il pilastro della performance trimestrale risiede nel settore Exploration & Production (E&P), che ha registrato una crescita della produzione del 9% rispetto al 2025, raggiungendo la quota di 1,8 milioni di barili equivalenti di petrolio al giorno (boe/g). Questo risultato è stato trainato dalla messa a regime di asset strategici in Africa occidentale e Norvegia, oltre che dai nuovi avvii in Angola. Tuttavia, è l’attività esplorativa a fornire la visibilità più nitida sul futuro: dall'inizio dell'anno sono state scoperte nuove risorse per circa un miliardo di boe, localizzate in Angola, Costa d’Avorio, Libia ed Egitto. Un rilievo particolare assume il ritrovamento di Geliga, nell'offshore dell'Indonesia, che insieme alle decisioni di investimento nei progetti gas “South Hub” e “North Hub” nel bacino di Kutei, consolida il ruolo di Eni come attore dominante nel sud-est asiatico.
Proprio in quest'area geografica, la prossima attivazione della joint venture con Petronas segnerà l'avvio di una nuova fase di generazione di valore nel settore del GNL, puntando a un plateau produttivo di lungo termine di 500 mila boe/g. Questa espansione si sposa con il “dual exploration model” di Eni, volto a monetizzare anticipatamente le scoperte, come dimostrato dalla recente cessione di una quota del giacimento Baleine a Socar. L'efficienza operativa si riflette anche nei progetti africani, con i successi di Azule Energy in Angola e il varo dello scafo per l'unità galleggiante Coral Norte in Mozambico, segnali di un'esecuzione rigorosa e accelerata.
Sul fronte della transizione energetica, i cosiddetti “settori satellite” stanno dimostrando di poter generare risultati solidi in modo autonomo, contribuendo all'EBITDA proforma adjusted con circa 0,5 miliardi di euro nel solo primo trimestre. Enilive sta procedendo spedita verso l'obiettivo di 5 milioni di tonnellate di capacità di bioraffinazione entro il 2030, grazie alle recenti decisioni finali di investimento per gli hub di Sannazzaro e Priolo. Plenitude, d'altra parte, ha rafforzato la sua posizione di mercato raggiungendo gli 11 milioni di clienti a seguito dell'acquisizione di Acea Energia e portando a 6 GW la capacità rinnovabile installata. L'annunciata riorganizzazione della struttura azionaria di Plenitude, con l'ingresso di Ares e il successivo deconsolidamento, è una mossa tattica volta a liberare valore e permettere alla società di crescere con maggiore opzionalità e autonomia finanziaria.
La solidità operativa si è tradotta in una struttura finanziaria estremamente robusta, con un rapporto di indebitamento ai minimi storici. Grazie alla revisione dello scenario esterno e alle performance eccellenti, il flusso di cassa operativo è ora atteso a 13,8 miliardi di euro su base annua, un incremento del 20% rispetto alle stime precedenti. In linea con la politica di condividere i benefici della crescita con il mercato, Eni ha deciso di incrementare il piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) del 90%, portandolo a 2,8 miliardi di euro. Questa scelta riflette la fiducia del management in un modello di business che riesce a coniugare la sicurezza energetica tradizionale con l'innovazione della decarbonizzazione, garantendo valore costante in ogni fase del ciclo di mercato. (24 APR - deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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