Roma, 24 apr - "Abbiamo approvato un decreto urgente che verrà modificato da un altro decreto urgente: un governo che si avvita sulle urgenze che si crea da solo, umiliando il Parlamento". Lo ha detto Ouidad Bakkali, deputata del Pd, facendo il punto sulle due nottate di sedute fiume alla Camera dedicate al dl Sicurezza, denunciando un clima segnato, a suo dire, da una "umiliazione" del Parlamento e da un forte scontro politico. Nel lungo confronto in Aula, spiega Bakkali, "come opposizione abbiamo cercato di ridare un minimo di dignità al lavoro parlamentare e all’istituzione, che è stata nuovamente mortificata da questo governo e da questa maggioranza". Al centro delle critiche, il percorso stesso del provvedimento: "È stato approvato un decreto che sarà cambiato a brevissimo da un altro decreto, nonostante il vaglio del Quirinale che avrebbe dovuto suggerire uno stop immediato. Si è scelta invece una toppa peggiore del danno". La deputata dem punta il dito in particolare sulle norme contestate, a partire da quella sul cosiddetto ‘patrocinio infedele0: "Non abbiamo ancora visto il nuovo decreto che dovrebbe modificare quella disposizione, ma siamo già di fronte a un impianto che solleva dubbi di costituzionalità e che nasce dentro una dinamica tutta politica, legata anche alla rincorsa verso posizioni sempre più spostate a destra". Un riferimento esplicito, nelle sue parole, è alla pressione esercitata da figure e correnti più radicali: "C’è uno spostamento evidente, che costringe il governo a inseguire parole d’ordine e proposte sempre più estreme". Bakkali allarga poi il campo alla gestione complessiva del tema sicurezza e immigrazione: "Non dovevamo essere qui. Il Paese aveva bisogno di una rendicontazione seria dei decreti sicurezza e immigrazione già approvati, non di un nuovo provvedimento costruito sull’urgenza". E contesta la narrazione dell’esecutivo: "Abbiamo sentito il ministro Piantedosi dire che va tutto bene, che i reati diminuiscono e che gli sbarchi sono sotto controllo. Ma i dati, anche quelli pubblicati dal Viminale, e soprattutto la percezione nelle città e tra i sindaci raccontano un’altra realtà".
Nel mirino della parlamentare Pd finisce l’utilizzo politico del dossier migratorio: "Per questo governo la questione migratoria è un serbatoio di propaganda su cui si lucra elettoralmente da anni, sulla pelle delle persone. Non solo dei più fragili, ma anche di milioni di lavoratori e lavoratrici che in Italia producono circa il 9% del Pil, oltre 100 miliardi di valore aggiunto, e che sono parte integrante del nostro tessuto sociale". Da qui la preoccupazione per il clima che si genera nel Paese: "Il discorso dei cosiddetti ‘remigrazionisti’ colpisce tutti, senza distinzione. Quando si parla di remigrazione totale, non si fa differenza tra regolari e irregolari: si crea un clima di sospetto che investe il vicino di casa, il compagno di scuola, intere comunità". Un contesto che, secondo Bakkali, rischia di minare la coesione sociale: "Si allontanano le persone proprio mentre avremmo bisogno di una società più sicura, non più securitaria". Infine, il richiamo ai valori costituzionali e alla ricorrenza del 25 aprile: "Gli italiani vogliono rimanere un popolo libero e unito nelle sue diversità. La sicurezza si costruisce con la legalità, non rendendo invisibili le persone o alimentando sacche di sfruttamento che poi si trasformano in marginalità e, talvolta, in microcriminalità". E conclude: "Questa complessità non c’era nei decreti passati e non c’è neanche in questo provvedimento, che resta profondamente sbagliato nell’impostazione e nei contenuti".
(PO / Sis)
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