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Italia-Albania, Scarpa (Pd): da avvocatura Corte Ue parere non vincolante e con condizioni

Roma, 24 apr - "C’è un trionfalismo fuori luogo: quello della Corte Ue non è una sentenza ma un parere non vincolante, e per di più condizionato al rispetto dei diritti fondamentali dei migranti". Lo ha detto la deputata del Pd Rachele Scarpa, intervenendo sul dibattito relativo ai centri per migranti in Albania e alle recenti valutazioni dell’avvocatura generale della Corte di giustizia dell’Unione europea. Scarpa fa un piccolo debunking rispetto alle letture politiche emerse nelle ultime ore, in particolare da parte di Fratelli d’Italia, sottolineando come il documento citato non rappresenti ancora una decisione definitiva della Corte. "Si tratta certamente di un parere importante – spiega – ma non è vincolante e soprattutto stabilisce che l’impianto dell’accordo Italia-Albania può considerarsi legittimo solo a condizione che siano pienamente rispettati i diritti fondamentali delle persone migranti". Proprio su questo punto si concentra la critica della deputata dem, che richiama il lavoro di monitoraggio svolto negli ultimi mesi: "In un anno e mezzo di osservazione concreta, anche attraverso ispezioni, abbiamo sempre segnalato come questi diritti risultino in realtà compromessi: dal diritto alla difesa a quello alla salute, fino alla garanzia di essere rimessi in libertà quando cessano le condizioni del trattenimento". Elementi che, secondo Scarpa, saranno centrali nella valutazione finale della Corte. Da qui l’invito alla prudenza rivolto alla maggioranza: "Io fossi in Fratelli d’Italia sarei più cauta nel parlare di vittoria", afferma, ricordando precedenti analoghi. "Anche nella precedente pronuncia della Corte di giustizia Ue sui Paesi sicuri, la sentenza finale aveva poi contraddetto il parere dell’avvocatura generale, prendendo una direzione diversa". Infine, la deputata Pd richiama la portata politica e simbolica della decisione attesa nelle prossime settimane: "Sulle spalle della Corte di giustizia europea grava una responsabilità storica: decidere che cosa è l’Europa per i soggetti più fragili, per chi nasce fuori dall’Unione europea". Una scelta che, conclude, richiede "più attenzione, più studio e più precisione" nel dibattito pubblico e politico.
(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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