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direttore Paolo Pagliaro

Celestini racconta
Pasolini: ‘’Una vita,
anzi, due’’

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

 Celestini racconta <br> Pasolini: ‘’Una vita, <br> anzi, due’’

Pasolini nudo contro il suo tempo. E contro il nostro. Ascanio Celestini sfida Pasolini in un corpo a corpo con la memoria. Ne esce un libro urgente, necessario, scomodo. Senza filtri. Senza scuse.

Vincenzo Cerami l’aveva capito: prendete tutta l’opera di Pasolini, dalla prima poesia infantile fino all’ultimo fotogramma di Salò, e avrete il ritratto, il disegno della storia italiana dalla fine del fascismo alla metà degli anni Settanta. Ascanio Celestini in “Pasolini. Una vita, anzi due” (Laterza)  rilancia: facciamone un gioco. Un gioco vero, un azzardo pericoloso, che costringe a guardare in faccia le nostre contraddizioni. 1964: l’Italia del boom sta già franando, si trama un colpo di Stato e Pasolini che fa? Gira Il Vangelo secondo Matteo. Provocazione? Fuga? O uno sguardo così lucido da vedere due millenni di storia nello stesso momento? 
Valle Giulia, marzo 1968: gli studenti si scontrano coi poliziotti e Pasolini osa scrivere “io simpatizzavo coi poliziotti”. E poche righe dopo “Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia”. Tradimento? Follia? O l’unico intellettuale italiano che aveva il coraggio di rifiutare le ovvietà del proprio tempo? 
Il gioco è dunque quello di rimettere Pasolini nel suo tempo. Un tempo che fu breve e pieno. E che oggi è possibile guardare per intero, dall’inizio alla fine. Smettiamola con le domande inutili del tipo «chissà cosa direbbe Pasolini oggi» della distruzione di Gaza, del capitalismo di Stato in Cina o della guerra in Ucraina, di Internet e dei social! E raccontiamo non un solo Pasolini, ma almeno due: il poeta friulano e il regista romano, l’intellettuale corsaro e l’uomo fragile, il profeta della società dei consumi e la vittima della violenza di uno dei grandi ‘misteri italiani’. 
Ascanio Celestini vuole ritrovare lo sguardo del poeta. Solo così Pasolini resta una presenza viva, un interlocutore necessario per chiunque voglia comprendere le contraddizioni del presente. 

L’AUTORE. Ascanio Celestini è nato a Roma nel 1972. I suoi testi sono legati a un lavoro di ricerca sul campo e indagano nella memoria di eventi e questioni relative alla storia recente e all’immaginario collettivo. Tra i suoi ultimi spettacoli teatrali, Laika (2015), Pueblo (2017) e Rumba (2023), che fanno parte della trilogia all’origine di Poveri cristi. Per il cinema ha realizzato due film, La pecora nera (2010, in concorso alla 67 Mostra del cinema di Venezia) e Viva la sposa (2015, in concorso alle Giornate degli autori a Venezia). Il suo disco Parole sante ha vinto il Premio Ciampi come Miglior debutto discografico dell’anno e il Premio Arci “Dalla parte buona della musica”. Per Einaudi ha pubblicato, tra l’altro, Barzellette (2019), Radio clandestina (2020), I parassiti (2021) e Poveri cristi (2025). Per Laterza è autore di Un anarchico in corsia d’emergenza (con M.L. Gargiulo, 2015).

(© 9Colonne - citare la fonte)
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