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Pesce in scatola, il ritorno del “tesoro” della dispensa che piace ai nutrizionisti

Lontano dall’immagine di alimento “di serie B”, il prodotti ittici conservati possono infatti rappresentare una fonte importante di proteine, vitamine e grassi essenziali


Per anni è stato considerato un ripiego, qualcosa da conservare in fondo alla dispensa per le emergenze. Oggi il pesce in scatola sta vivendo una nuova stagione di popolarità: non solo per la sua praticità, ma anche perché viene riscoperto come un alimento ricco di nutrienti, capace di unire salute, sostenibilità economica e facilità di consumo. A raccontare questa trasformazione è un approfondimento di National Geographic Italia che raccoglie il parere di diversi esperti di nutrizione e medicina. Lontano dall’immagine di alimento “di serie B”, il pesce conservato può infatti rappresentare una fonte importante di proteine, vitamine e grassi essenziali. “Piuttosto che fornire singoli nutrienti isolati, si tratta di un alimento completo”, spiega il nutrizionista Colin Robertson, sottolineando il valore nutrizionale di specie come sardine, sgombro e acciughe, particolarmente ricche di acidi grassi omega-3 e vitamine B12 e D. Sono proprio gli omega-3 il principale motivo per cui il pesce grasso viene considerato un alleato della salute. Questi grassi, che l’organismo non è in grado di produrre autonomamente, contribuiscono alla protezione del sistema cardiovascolare. “Gli omega-3 sono i grassi buoni che ci aiutano a prevenire le malattie cardiache, a ridurre il rischio di diabete e ad abbassare la pressione sanguigna”, afferma Sonal Haerter, assistente universitaria e medico specialista in medicina interna presso la Creighton University. Secondo le indicazioni dell’American Heart Association, due porzioni di pesce alla settimana rappresentano una quantità consigliata per favorire un apporto adeguato di questi nutrienti. Il pesce in scatola offre inoltre vitamina D, importante per ossa, cervello e sistema immunitario, vitamina B12, fondamentale per il sistema nervoso e il metabolismo, oltre a selenio, calcio e taurina. Quest’ultima, secondo Haerter, possiede proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e “contribuisce alla sintesi proteica ed è molto utile per la salute del cervello e delle cellule”. Particolarmente ricche di taurina sarebbero proprio le sardine. Tra le varietà più interessanti dal punto di vista nutrizionale gli esperti indicano il gruppo riassunto dall’acronimo “SMASH”: salmone, sgombro, acciughe, sardine e aringhe. “Questi pesci hanno un contenuto più elevato di omega-3 e un contenuto più basso di mercurio”, spiega la nutrizionista Phoebe Wareham. Le sardine, in particolare, vengono considerate tra gli alimenti più completi: consumandone anche pelle e lische si ottengono infatti calcio e vitamina K2, elementi importanti per la salute delle ossa. Il tonno resta una delle scelte più diffuse, soprattutto per il suo elevato contenuto proteico, ma richiede qualche attenzione in più. Essendo un pesce di grandi dimensioni e più in alto nella catena alimentare, può accumulare quantità maggiori di mercurio rispetto ad altre specie. “Un accumulo di mercurio nel tempo è davvero dannoso per la salute”, avverte Robertson, anche se gli esperti sottolineano che, per la maggior parte delle persone, i benefici del consumo di pesce superano ampiamente i potenziali rischi. Secondo Haerter, un’analisi globale su oltre 138 mila dati ha rilevato che circa il 97,6% dei prodotti ittici rispetta gli standard di sicurezza.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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