Nei giorni scorsi, in Nigeria, le autorità hanno smantellato il più grande laboratorio di produzione di metamfetamina mai scoperto. E’ dal 2011 che nel Paese si è registrato un aumento dei sequestri di droghe sintetiche in laboratori clandestini attivati da “specialisti” latinoamericani (anche nella recentissima operazione sono indagati tre cittadini messicani). Nei paesi africani si vanno affermando organizzazioni criminali le cui componenti sono , per così dire, intercontinentali. Il primato, però, nel continente nero spetta alle organizzazioni nigeriane che riescono a controllare gran parte del traffico di droghe (si sostiene che circa il 40% dell’eroina destinata al mercato americano sia controllata dai nigeriani).
I nigeriani, da anni, non sono più soltanto spacciatori o “muli” (trasportatori e ingoiatori di ovuli contenenti droga) ma agiscono come fornitori, organizzatori, mediatori e corrieri in Italia, Belgio, Olanda, Austria, Germania, Svizzera, Inghilterra, Brasile, Romania, India, Tailandia, Turchia, Usa. Hanno uno spiccato senso degli affari nel commercio delle droghe e in tema di capacità e destrezza nel settore dei circuiti finanziari telematici, non sono secondi a nessuno. Sono così riusciti a conquistare vaste porzioni di mercato grazia ella loro efficacia, affidabilità e integrazione nel tessuto sociale.
Aspetti questi ben sottolineati, per esempio, già nel 2003, nel rapporto sulla sicurezza interna della Svizzera in cui, tra l’altro, si sottolineava come “ i cervelli del traffico di stupefacenti provengono quasi sempre dalla Nigeria e sono spesso sposati con donne svizzere e, quindi, ben integrati”. Anche in Italia, sin dal 2003, una relazione della Commissione Parlamentare Antimafia in tema di analisi della mafia nigeriana evidenziava come “..le modalità di azione criminale, i collegamenti internazionali, il vincolo omertoso che caratterizza gli associati ed il timore arrecato sulle vittime, fanno ritenere di essere di fronte ad un fenomeno se non mafioso, certamente mafiogeno, i cui connotati almeno nelle zone a più altro degrado iniziano a divenire progressivamente evidenti”.
Negli anni seguenti le periodiche relazioni della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno confermato la pericolosità della criminalità nigeriana nel nostro Paese. Sono le tribù degli Yoruba ( circa 30 milioni, di religione cristiana) e degli Ibo (in Nigeria convivono oltre 250 etnie contraddistinte da una esasperata tribalità), le più coinvolte nel traffico di droga ma anche nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della manodopera in nero. Questi malviventi utilizzano magistralmente la possibilità di ottenere documenti diplomatici e passaporti nei trenta Stati della Federazione nigeriana; oppure, con altrettanta abilità e facilità, li falsificano.
Nel Paese non esiste un’anagrafe centrale il che rende particolarmente agevole sia procurarsi sia contraffare i documenti. La situazione di grave instabilità permane e, anzi, tende ad aggravarsi a causa dell’azione dei gruppi integralisti islamici ( tra questi Boko Haram) accomunati dall’intransigenza anticristiana e con la recrudescenza degli scontri tra militari e bande criminali particolarmente attive nella regione meridionale petrolifera del Delta del Niger. Quanto alla possibilità di riciclaggio, sebbene il paese non si possa considerare un centro finanziario di rilievo internazionale, ci sono diversi segnali di infiltrazioni di denaro sporco nella sua economia e, nonostante un decreto del 1995 punisca il lavaggio del denaro, i controlli sul sistema bancario e finanziario non sono così stringenti da impedire le operazioni di “ripulitura”.





amministrazione