Un Bianciardi estremamente privato, quello delle “lettere inutili”, rimaste finora inedite e delle quali si conclude a pubblicazione con il terzo volume per Ex Cogita, come sempre corredato dal minuzioso commento di Arnaldo Bruni. Le lettere qui raccolte –indirizzate a bibliotecari, accademici, editori e collaboratori– potrebbero apparire a un primo sguardo come semplice corrispondenza di lavoro. Eppure, in questa trama di scambi quotidiani, richieste editoriali e confronti professionali, affiora con nitidezza la complessità irriducibile di un intellettuale che non ha mai smesso di interrogare il proprio tempo. Attraverso queste pagine, l’epistolario “di servizio” si trasforma in un diario non intenzionale. Vi leggiamo la fatica del tradurre, le disillusioni del mestiere di scrittore e la tensione morale di un uomo che, anche nel più formale dei carteggi, non rinuncia mai alla propria tagliente autenticità. Nato a Grosseto nel 1922, Bianciardi è stato un giornalista, traduttore e scrittore italiano. Laureato in filosofia, professore di liceo e direttore della Biblioteca Chelliana di Grosseto, colto, preparato, attento, Bianciardi si fece a lungo parte attiva di una condivisione culturale collettiva. Nel suo periodo professionale di bibliotecario a Grosseto, la sua città natale, si fece promotore della divulgazione territoriale: con il suo Bibliobus girò la bassa Maremma e arrivò anche nel piccolo paese di Ribolla. Ribolla, un nome che significa già tutto. Un angolo molto caldo della Toscana, sotto tanti punti di vista. Una collettività che sopravviveva grazie alla vita di miniera, una “vita agra”, se volessimo anticipare il titolo di quello che sarà il suo romanzo...
Federica Saini Fasanotti racconta le colonie italiane in Africa
“Un posto al sole”, una grande avventura, quasi un nuovo Eldorado. Così per lunghi anni la propaganda italiana, dello Stato liberale prima e di quello fascista poi, dipinse il sogno coloniale. La realtà, però, dalle disfatte di Dogali e di Adua alle estenuanti operazioni di controguerriglia in Libia e nel Corno d’Africa, fu molto più amara. Nel saggio “Colonie italiane in Africa. Una storia di guerra” (Edizioni Ares) frutto di un ventennio di attente ricerche d’archivio e sul campo, Federica Saini Fasanotti ricostruisce le operazioni belliche più significative che portarono alla conquista della Libia e dell’Etiopia e alla loro successiva perdita. Attraverso la storia degli uomini che, con i propri sogni, debolezze e talvolta atti d’eroismo, parteciparono a quelle guerre, Saini Fasanotti affronta a viso aperto anche i momenti più tragici di quell’esperienza, troppo spesso rimossi: dalle sofferenze inflitte alle popolazioni civili all’uso dei gas, mostrando come la guerra coloniale italiana oscillò tra “la gestione dell’ordine” e “la produzione dell’ordine”, senza riuscire a stabilire quale obiettivo fosse realmente prioritario. La coercizione nelle terre d’oltremare, priva di un progetto coerente, generò così soltanto un controllo temporaneo, senza raggiungere una reale pacificazione. Arricchisce il progetto un ricco inserto fotografico con numerose immagini inedite delle operazioni militari in Libia e nel Corno d'Africa grazie alla collaborazione con l'archivio di Gian Carlo Stella, direttore del cornodafrica.it. Federica Saini Fasanotti è specializzata in storia militare e in dottrina di controguerriglia. Il suo ultimo studio è uscito nel 2022 con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e in inglese nel 2025 con Routledge. Al presente è una delle voci leader sulla Libia contemporanea: nel settembre 2016, è stata chiamata a testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America sui movimenti terroristici in Libia, mentre nel 2017 è stata consulente privato del segretario della Difesa americana, James Mattis, al Pentagono. Il suo libro d'esordio è stato “La gioia violata. Crimini contro gli italiani (1940-1946)” (Ares, 2006).
“Esperienze con l’occulto” di Thomas Mann
“Non si tratta che di questo: sono caduto nelle mani degli occultisti”: è con fatalismo e ironia che Thomas Mann presenta le sue “Esperienze con l’occulto” (1924), il resoconto in forma di saggio narrativo delle sedute medianiche a cui prese parte nell’inverno tra il 1922 e il 1923 a casa del parapsicologo Albert von Schrenck-Notzing, testo ripubblicato ora dall’editore “La vita felice”. Oscillando tra “scetticismo positivo” e una “leggera forma di mal di mare”, Mann osserva con crescente fascino e inquietudine lo stato di trance del medium Willi S. e le manifestazioni telecinetiche che hanno luogo nella penombra rossa della stanza, dove una variegata delegazione di scienziati e intellettuali si tiene per mano stretta in un cerchio. E se pure, di lì a poco, Mann farà confluire il materiale autobiografico di questa “avventura” nel romanzo La montagna magica, la prosa vivida e appassionata del testo tradisce uno sguardo che va ben oltre la ricerca d’ispirazione e rivela l’attrazione dell’autore per un’arcana forza creatrice, così affine al genio poetico.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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