Il 15 agosto del 2021 i Talebani occupavano una Kabul senza più alcuna difesa o presenza internazionale. A cinque anni dal loro ritorno al potere dei talebani ed a quasi un anno dai terremoti che hanno colpito le province orientali del Paese, l’Afghanistan resta una delle crisi umanitarie più gravi e complesse al mondo. “L’esperienza del primo lustro di governo dal ritorno dei Talebani al potere mostra chiaramente una traiettoria cupa per il Paese. Il prolungamento del loro regime intensificherà la distruzione culturale, economica e sociale, aumentando la miseria della popolazione. L’incubo peggiore è una prolungata tirannia, che condannerebbe l’Afghanistan a diventare meno istruito, più arretrato, più povero, più austero, oltre che una vera e propria prigione per le donne. Purtroppo ora, quando si pensa all’Afghanistan, il pensiero va immediatamente a un Paese primitivo e incolto. Della millenaria cultura afghana non si fa più menzione, sparita sotto l’ombra cupa dell’ignoranza” spiega nel suo libro “Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai” la studiosa della cultura persiana Giorgia Pietropaoli.
Nel 2026, 21,9 milioni di persone — quasi la metà della popolazione — hanno bisogno di assistenza umanitaria. Fame, siccità prolungata, declino economico, collasso dei servizi essenziali e rimpatri su larga scala da Iran e Pakistan, stanno spingendo comunità già vulnerabili ancora più in crisi.
"Il Paese sta affrontando una grave emergenza umanitaria e milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e malnutrizione. Eppure, mentre i bisogni umanitari continuano a crescere, i fondi per gli aiuti internazionali diminuiscono" dichiara Srikanta Misra, direttore di ActionAid Afghanistan. "I tagli stanno costando vite umane. Stanno rallentando le risposte alle emergenze, isolando le comunità più remote e lasciando famiglie senza cibo, riparo e assistenza sanitaria. La comunità internazionale non può permettersi di voltare le spalle all’Afghanistan. Un’assistenza umanitaria continuativa è essenziale per impedire che milioni di altre persone sprofondino ulteriormente nella crisi". A essere particolarmente colpite sono le donne e le ragazze, che affrontano ostacoli crescenti alla mobilità, al lavoro, all’istruzione e all’accesso ai servizi essenziali. In questo contesto, la presenza di operatrici umanitarie resta fondamentale per garantire loro un accesso in sicurezza ai sostegni salvavita. Tra loro c’è Suraya, operatrice di ActionAid nel distretto di Bala Murghab, che ha contribuito a realizzare percorsi di formazione professionale e imprenditoriale per oltre 80 donne nei settori dell’agricoltura, della sartoria, della lavorazione del cuoio e del ricamo. "Lavorare per la comunità, soprattutto per le donne rurali, non è soltanto un lavoro: è una missione umanitaria". Nonostante le difficoltà, i programmi di ActionAid continuano a creare opportunità per le donne, aiutandole a ricostruire la propria vita e a raggiungere l’indipendenza economica. Meena, originaria della provincia di Nangarhar, grazie a un programma di ActionAid ha potuto avviare una piccola attività di produzione di sottaceti e marmellate. Oggi è proprietaria di un’impresa in crescita, che impiega diverse persone e le permette di sostenere autonomamente la propria famiglia. "Ora sono diventata economicamente autosufficiente. Ma molte donne e ragazze del mio villaggio non hanno avuto questa opportunità ed è straziante perché questi programmi sono essenziali per noi donne".
Tra settembre 2023 e giugno 2026, circa 6 milioni di afghani sono stati rimpatriati da Iran e Pakistan2, molti dei quali arrivati senza risparmi, mezzi di sussistenza o reti di supporto. Il loro rientro ha esercitato un’enorme pressione su comunità già alle prese con povertà e servizi pubblici limitati. Le province di confine e le principali aree di transito, tra cui Nangarhar, Herat, Kabul e Badghis, sono tra le più colpite. Anche la situazione alimentare resta critica: oltre 17 milioni di persone si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Allo stesso tempo la siccità prolungata sta colpendo 3,4 milioni di persone in 12 province, riducendo la produzione agricola e aggravando la scarsità d’acqua3. Le infrastrutture danneggiate, la diminuzione delle risorse idriche e i servizi igienico-sanitari inadeguati stanno aumentando i rischi per la salute pubblica, in particolare per donne, bambini e altri gruppi vulnerabili.
ActionAid chiede alla comunità internazionale di aumentare con urgenza i finanziamenti umanitari e di garantire un sostegno continuativo alla popolazione afghana, in particolare a donne e ragazze. Senza un’azione immediata, il crescente divario nei finanziamenti continuerà ad aggravare fame, povertà e sfollamento, lasciando milioni di persone senza accesso ad assistenza salvavita. ActionAid lavora in Afghanistan dal 2002, fornendo assistenza umanitaria, promuovendo i diritti delle donne e l’empowerment economico, rafforzando i mezzi di sussistenza e sostenendo le comunità nella risposta agli impatti della crisi climatica. L’organizzazione opera attualmente in 18 province e, nel 2025, ha raggiunto oltre 920.000 persone in quasi 130.000 nuclei familiari.
Intanto giunge la notizia che nel paese asiatico quasi un bambino su dieci sotto i cinque anni soffre di deperimento (wasting), una forma grave di malnutrizione acuta. È l’allarme lanciato da Save the Children che sottolinea come il drastico calo dei finanziamenti stia causando la chiusura di servizi essenziali e mettendo a rischio i progressi ottenuti negli ultimi anni nel Paese. Nel secondo trimestre del 2026, la malnutrizione acuta infantile è peggiorata in circa due terzi delle province afghane rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A contribuire all'aumento dei casi è stata soprattutto la diffusione di malattie infettive. L'allarme arriva nel periodo dell'anno in cui la malnutrizione raggiunge tradizionalmente il suo picco nel Paese, a cinque anni dal ritorno dei Talebani al potere. Negli ultimi quattro anni, la malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è aumentata del 14%, arrivando a colpire 3,7 milioni di bambini nel 2026. Nello stesso periodo, i finanziamenti e gli aiuti internazionali destinati all'Afghanistan sono diminuiti di quasi il 70%, passando da 3,27 miliardi di dollari nel 2022 a 1 miliardo nel 2025. Finora nel 2026 sono stati raccolti solo 438 milioni di dollari, con un deficit di finanziamento del 74%. A causa dei tagli ai fondi, quasi 600 strutture sanitarie sono state chiuse o hanno sospeso le attività, lasciando senza assistenza circa 4 milioni di persone, di cui circa la metà bambini. Save the Children è riuscita a mantenere aperte 14 cliniche sanitarie grazie a finanziamenti temporanei, garantendo servizi essenziali in alcune delle aree più remote del Paese. Ma il futuro di queste strutture è seriamente a rischio. In una zona montuosa e difficilmente accessibile dell'Afghanistan settentrionale, Save the Children rappresenta l'unico fornitore di assistenza sanitaria per 10.000 persone. La clinica accoglie oltre 100 pazienti al giorno, molti dei quali camminano per due o tre ore per raggiungere medici, infermieri specializzati in nutrizione e ostetriche. I mezzi di trasporto sono scarsi e costosi. Per raggiungere l'ospedale cittadino sono necessari circa 60 dollari, una cifra insostenibile per molte famiglie. Se la clinica dovesse chiudere, le persone sarebbero costrette a camminare fino a sette ore per ricevere cure.
Sama, 35 anni, vive con i suoi sette figli e il marito, che guadagna circa 3 dollari al giorno, e si affida alla clinica gratuita di Save the Children quando i bambini si ammalano. Quando il figlio più piccolo, Mustafa, di nove mesi, ha iniziato a mostrare segni di debolezza, Sama lo ha portato in clinica, dove al bambino è stata diagnosticata la malnutrizione e sono state somministrate le cure necessarie. Allo stesso tempo, la madre ha ricevuto indicazioni su come preparare pasti più nutrienti. Oggi Mustafa sta meglio e si sta riprendendo. Se non trattata, la malnutrizione acuta può essere letale, ma con interventi tempestivi molti bambini possono guarire completamente. "Essendo il più piccolo della famiglia, quando sta male tutti noi siamo molto preoccupati e facciamo tutto il possibile affinché guarisca e possa restare sano, attivo e felice”, ha detto Sama. "Prima dell'apertura di questa struttura, le persone erano costrette a raggiungere la clinica distrettuale impiegando diverse ore su un asino o una motocicletta, oppure a recarsi all'ospedale della città, spesso quasi irraggiungibile – ha spiegato Marva, infermiera nutrizionista di Save the Children presso la clinica – Molte persone non potevano permettersi il costo delle cure. In più, durante l'inverno, le strade spesso sono bloccate da neve, piogge e inondazioni, rendendo estremamente difficile l'accesso ai servizi sanitari essenziali”. Dall'inizio del 2025, circa 700.000 persone, tra cui 140.000 bambini sotto i cinque anni, non hanno più accesso ai servizi sanitari di base a causa della chiusura o del ridimensionamento delle strutture e delle unità mobili supportate da Save the Children. La pressione sui già limitati servizi umanitari è aumentata anche per la crescita della popolazione, salita fino al 12% dal settembre 2023. A questo si aggiunge il rientro di oltre 6 milioni di persone dall'Iran e dal Pakistan, dove nuove misure restrittive hanno spinto molti afghani a tornare nel Paese, aggravando ulteriormente i bisogni umanitari.
"Il mondo non può permettersi di voltarsi dall'altra parte. La fame acuta, l'elevato numero di rimpatriati e gli sfollamenti interni provocati da disastri naturali, conflitti recenti e quattro anni consecutivi di siccità stanno mettendo a dura prova risorse umanitarie già gravemente insufficienti – ha dichiarato Ashish Damle, direttore di Save the Children Afghanistan - La povertà influisce sulla nutrizione. La scarsità d'acqua favorisce le malattie. Le malattie interrompono l'istruzione. La riduzione del reddito familiare aumenta il lavoro minorile. Gli shock climatici, gli spostamenti forzati e il calo delle opportunità economiche aggravano ulteriormente queste pressioni, creando un circolo vizioso dal quale è sempre più difficile uscire”. "Sappiamo di cosa hanno bisogno i 22 milioni di bambini afghani. Sappiamo quali interventi servono per interrompere questa crisi sempre più grave, ma i programmi umanitari essenziali sono minacciati dalla drammatica mancanza di finanziamenti e dall'assenza di aiuti allo sviluppo a lungo termine da parte dei governi. La comunità internazionale si trova ora davanti a una scelta: continuare a intervenire solo quando le famiglie sono ormai al limite, oppure agire tempestivamente per proteggere la vita, i diritti e il futuro dei bambini”. Save the Children opera in Afghanistan dal 1976, anche durante periodi di conflitto, sfollamento e calamità naturali. Attualmente gestisce programmi in nove province e collabora con partner in altre undici province, fornendo servizi nei settori della salute, nutrizione, istruzione, protezione dell'infanzia, alloggi, acqua, igiene e mezzi di sostentamento. Nel 2025 l'organizzazione umanitaria ha raggiunto oltre 2 milioni di persone nel Paese, quasi la metà delle quali bambini. Nello stesso anno, quasi 5.000 minori affetti da malnutrizione acuta grave sono stati curati con successo e oltre 1,4 milioni di persone hanno ricevuto assistenza attraverso visite ambulatoriali nelle cliniche supportate dall'organizzazione. (14 ago - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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