L’impegno umanitario per Gaza, la difesa della dignità di ogni persona e il dialogo tra popoli e religioni: Bologna ha conferito la cittadinanza onoraria al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. La cerimonia si è svolta nella sala del Consiglio comunale a Palazzo d’Accursio, con gli interventi del sindaco Matteo Lepore, del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna e presidente della CEI, e dello stesso Pizzaballa.
Le motivazioni della delibera del 14 settembre 2026, lette dalla presidente del Consiglio comunale Maria Caterina Manca, indicano nella sua azione una testimonianza fondata sulla convinzione che "solo una giustizia equa, il riconoscimento reciproco e l’incontro tra le persone possano costruire una pace autentica e duratura". Il testo richiama gli appelli al cessate il fuoco, la salvaguardia delle minoranze e il coraggio di proporsi come luogo d’incontro e mediazione, anche attraverso gesti di vicinanza alle popolazioni coinvolte.
Il riconoscimento, frutto di un percorso condiviso da tutte le forze del Consiglio, "non è soltanto un atto di gratitudine", ma un segno a sostegno del dialogo e della diplomazia internazionale. La delibera presenta Pizzaballa come riferimento non solo per i cristiani, ma per chi vede nel dialogo interculturale e interreligioso una via alla convivenza. Ne ricorda anche il legame con Bologna: la professione solenne a Sant’Antonio all’Antoniano il 10 ottobre 1989 e l’ordinazione sacerdotale a San Pietro il 15 settembre 1990, prima dell’incarico di patriarca assunto nel 2020 e della nomina a cardinale da parte di Papa Francesco nel settembre 2023.
"Essere oggi a Bologna significa tornare in un luogo al quale devo una parte importante di ciò che sono", ha detto Pizzaballa. Dopo il 7 ottobre e la guerra a Gaza, ha raccontato, "era cambiato tutto e dovevo cambiare anch’io": occorreva "esserci, metterci la faccia, impegnarsi", senza voler fare l’eroe. La cittadinanza è stata accolta come un legame da coltivare: "Quando tornerò a Gerusalemme, questo vostro gesto mi ricorderà che anche una responsabilità difficile può essere condivisa, che non tutto deve essere sostenuto da soli".
Al centro delle sue parole, la sofferenza delle persone e la fatica di ricostruire la fiducia. "La guerra non distrugge soltanto case e vite umane, distrugge anche parole, relazioni, fiducia". A chi ha perso una persona amata, la casa e la sicurezza non basta parlare di pace: "Non possiamo chiedergli di lasciare tutto alle spalle come se il suo dolore fosse un ostacolo da rimuovere". Occorre ascoltare, senza riempire il silenzio con le proprie certezze. Riconoscere il dolore altrui, ha precisato, non significa equiparare tutto: "Le responsabilità devono essere riconosciute, le ingiustizie chiamate per nome".
Pizzaballa ha voluto associare al riconoscimento quanti in Terra Santa curano, educano e mantengono aperte possibilità d’incontro, anche rischiando la vita. "Non bisogna aspettare di poter risolvere tutto per cominciare a fare qualcosa". Il dialogo, ha sottolineato, è particolarmente necessario proprio quando sembrano prevalere le ragioni per interromperlo. "Per me questa responsabilità nasce dalla fede, ma non ho bisogno che l’altro condivida la mia fede per sentirmi responsabile della sua vita".
Il cardinale Zuppi ha voluto richiamare la testimonianza del patriarca contro la disumanizzazione: ogni persona "non è mai un nemico da abbattere, da massacrare e non è mai un effetto collaterale". Ha sollevato anche gli interrogativi sull’intelligenza artificiale nelle operazioni belliche: "Cosa accade quando a decidere chi vive e chi muore è una macchina? E quale responsabilità resta dell’uomo?". Dalle porte di Bologna ha tratto l’immagine di una città aperta, mettendo in guardia dalla tentazione di sentirsi più sicuri chiudendosi.
Per il sindaco Lepore, il conferimento impegna la città a essere coerente con la testimonianza di Pizzaballa. "Le armi devono tacere, devono cessare le uccisioni, devono essere liberati gli ostaggi, devono arrivare gli aiuti", ha affermato. Dopo la tregua occorrerà ricostruire soprattutto fiducia e relazioni. Il sindaco ha chiesto di contrastare antisemitismo, islamofobia e razzismo e di dare spazio alla diplomazia e al diritto internazionale: "Non basta dire appunto di essere per la pace. La pace ha bisogno di essere praticata, costruita". (18 SET - alp)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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