Il richiamo alla ricerca della pace e contro il ricorso alle armi, il no all’eutanasia e la richiesta di impegno per la cura; e poi, una critica esplicita alle spinte politiche che vanno contro l’inclusione scolastica e l’appello per una cultura dell’accoglienza hanno segnato l’Introduzione del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI e arcivescovo di Bologna, al Consiglio Episcopale Permanente, riunito in sessione autunnale a Roma nella sede della CEI. Sul tema della guerra, Zuppi ha richiamato san Francesco e il lupo di Gubbio: “Il suo amore per la pace diventa intelligenza umana e di relazione: negozia lui con il lupo, quello che così poco i responsabili delle nazioni cercano di fare, cedendo alla tentazione di risolvere i conflitti con le armi”. Ha invitato a scelte coraggiose per un’umanità “che sta scivolando nella cultura violenta della potenza”. A quarant’anni dall’incontro interreligioso di Assisi, ha esortato a “ricostruire le infrastrutture di pace che abbiamo lasciato deteriorare”. Rievocando l’incontro di Francesco con il sultano al-Malik, ha ribadito che “il compito della Chiesa è l’evangelizzazione e non la crociata” e che “è un grave errore strumentalizzare le religioni per giustificare persecuzioni e violenza”.
Sul fine vita, il cardinale ha richiamato espressamente la posizione di Leone XIV: “Come ha ricordato papa Leone al Corpo diplomatico il 9 gennaio 2026, è compito della società civile e delle istituzioni rispondere alla sofferenza umana con soluzioni concrete – a partire dalle cure palliative – e con politiche di autentica solidarietà, non con forme di compassione illusoria come l’eutanasia. È un richiamo che facciamo nostro con convinzione”. Ha quindi precisato: “La Chiesa rigetta l’accanimento terapeutico e riconosce la liceità della rinuncia a trattamenti sproporzionati: distingue però questa rinuncia dall’intenzione di procurare la morte”. Tra accanimento e anticipazione della morte, ha indicato il dovere delle istituzioni di assicurare cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare e negli hospice, sostegno a famiglie e caregiver. Di fronte alle iniziative regionali, ha auspicato un confronto parlamentare “ampio, responsabile, attento alle necessità dei cittadini e libero da strumentalizzazioni e ipocrisie su quello che sta avvenendo nei territori”. “Nessuno sia lasciato solo, nessuno si senta un peso”.
All’inizio dell’anno scolastico, Zuppi ha posto al centro le disuguaglianze: “Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. Ha richiamato i recenti episodi di violenza e chiesto una presenza rinnovata nel mondo educativo. Sulla tecnologia ha osservato: “L’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa”. E ancora: “Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna”. L’accoglienza dei migranti è rientrata nel richiamo alla responsabilità indicata dal Papa anche per l’Europa: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare, lavorando insieme perché nessuno sia costretto a lasciare la propria terra”. Zuppi ha sottolineato: “Ma la prossimità non può essere affidata soltanto alla generosità dei singoli. Deve trovare espressione nella cultura, nelle leggi, nelle scelte politiche ed economiche”. Ha chiesto risposte comuni capaci di superare paura e indifferenza.
Sul versante ecclesiale, ha definito non più rinviabile la riflessione sulle strutture, comprese le funzioni della CEI, delle Conferenze Episcopali Regionali e lo Statuto, nel percorso di attuazione del Cammino sinodale. “L’Italia è un Paese da evangelizzare!”, ha ribadito ricordando il Convegno ecclesiale del 1976. Ha invitato ad allargare lo sguardo oltre le strutture parrocchiali, senza trascurarle, e a non ridurre l’Enciclica “Magnifica humanitas” a un richiamo rituale. Sulla comunione ha affermato: “La comunione che viviamo rende credibile la parola che rivolgiamo agli altri”. Ha ricordato Camillo Ruini e le celebrazioni del 4 ottobre ad Assisi per gli ottocento anni del transito di san Francesco. Infine, ha richiamato la decisione della Cassazione sull’autonomia della Chiesa nella gestione dell’otto per mille, rilanciando l’impegno per la trasparenza nell’uso delle risorse. (22 SET – alp)
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