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Violenza donne, Valente (Pd): riflettere su “figlicidi” come caso Federico Barakat

Roma, 22 set – Con la presentazione del libro di Antonella Penati “raccontiamo in modo particolare di quei figlicidi che finiscono per essere una violenza inaudita e inaccettabile, oltre che ingiusta, verso ragazzi innocenti che avrebbero diritto a vivere una vita serena e soprattutto una vita lunga, ma che rappresentano anche una violenza nei confronti delle madri”. Così Valeria Valente, senatrice Pd, che nella Sala Nassirya di Palazzo Madama ha promosso la presentazione del volume “Mostri a piede libero. La storia di Federico B. e il figlicidio paterno” di Antonella Penati (edizioni Santelli). La drammatica storia di Federico Barakat, figlio dell’autrice, ucciso dal padre a nove anni durante un incontro protetto gestito dai servizi sociali: un libro che intreccia al racconto personale un’indagine rigorosa sulle dinamiche del figlicidio, portando alla luce ciò che troppo spesso resta invisibile.  “Perché molto spesso – spiega la senatrice, componente della Commissione Femminicidio che ha presieduto nella precedente legislatura - questi tipi di figlicidi, quelli che almeno prendiamo in considerazione a partire dal caso di Federico, sono quei figlicidi che vengono esercitati da uomini violenti per vendicarsi del fatto che le donne non sono in qualche modo rientrate nel loro dominio, o comunque non hanno risposto alla loro volontà di dominio, di possesso e di sopraffazione”. “Tanti uomini – ricorda Valente - quando non riescono  ad affermare questo tipo di potere nei confronti delle donne, finiscono per vendicarsi oltre che sulle stesse donne anche su figli. E’ il caso della storia di Federico, dalla quale questo libro parte, raccontando ovviamente quanto è accaduto nell'ormai lontano 2009: un libro che denuncia un percorso di giustizia lento, lentissimo e in parte potremmo dire ingiusto, perché nessuno ha avuto la responsabilità di quella drammatica morte, messa in atto dal padre nel corso dell'incontro protetto imposto dall'autorità giudiziaria verso il quale la madre aveva più volte mostrato una perplessità, denunciando che quello era un uomo pericoloso, un uomo violento”.  “Abbiamo lavorato nel Codice civile – continua la parlamentare dem - per modificare norme e soprattutto riconoscere che, quando un padre è violento, va applicata la Convenzione di Istanbul, e quindi va allontanato  dal minore, mettendo in sicurezza il minore in attuazione dell'Art. 31 della Convenzione. Ma – conclude – un altro principio sul quale vorrei che veramente tutti quanti insieme riflettessimo, è l'incapacità di un intero sistema, della società tutta, ma anche del sistema giudiziario, di credere alle donne: Antonella Penati, autrice di questo libro e madre di Federico, aveva a più riprese denunciato la pericolosità dell'uomo, e  con ogni evidenza, per quanto è accaduto, non è stata ritenuta credibile. Nei confronti di Antonella, nei confronti di Federico e di tanti bambini ammazzati, perché le madri non sono state credute, dovremmo provare a  farci qualche domanda, e soprattutto a rinnovare un impegno su questo fronte comune e collettivo”. (PO / Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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