"Il Presidente degli Stati Uniti ci ha definito terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo". L'intervento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian si apre con la difesa all'arringa pronunciata ieri da Donald Trump. La sala dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite si trasforma in un'aula di tribunale, dove Washington e Teheran cercano - in qualche modo - di convincere i giudici più severi: i leader e i rappresentanti dei Paesi membri. Per farlo, Pezeshkian mostra le foto delle bambine morte a causa del raid americano sulla scuola elementare di Minab dello scorso 28 febbraio. Lo stesso giorno in cui USA e Israele sono riusciti a colpire il cuore del regime, uccidendo la Guida Suprema Ali Khamenei. "Provengo da un Iran in cui il nostro stimato leader è stato assassinato senza alcuna base legale, né motivo", ricorda. Le parole concitate, accompagnate dalle immagini della devastazione provocata dai bombardamenti, spingono così la delegazione americana a lasciare l'aula. Un'assenza che tuttavia non ferma il deciso ammonimento del presidente iraniano. Non solo gli Stati Uniti, Pezeshkian ha qualcosa da recriminare anche alla comunità internazionale, colpevole di farsi guidare da un ingiusto scetticismo nei confronti di Teheran. "Cerchiamo l'energia del progresso. Per anni la nostra tecnologia nucleare è stata oggetto di etichette. Si è parlato di centrifughe, sanzioni internazionali e altro ancora. Per il nostro paese, la tecnologia nucleare a scopi pacifici è parte integrante del progresso", evidenzia, "l'Iran non accetta che la tecnologia nucleare sia a disposizione esclusiva di una ristretta cerchia di pochi. Non lo accetteremo". A questo proposito, ricorda che - nonostante Israele possieda "bombe atomiche e nucleari" - durante "la sua vergognosa esistenza, non ha permesso una sola ispezione" e non gli è stato chiesto di aderire al Trattato di non proliferazione. "Non vogliamo usare la nostra forza per l'egemonia e non cerchiamo la nostra sicurezza nell'insicurezza degli altri", garantisce, "l'Iran non considera i propri vicini come rivali. Vogliamo avere vicini forti nell'area dello Stretto di Hormuz". Al contempo, ribadisce: "Non possiamo permettere che alcuni godano di libero accesso e traggano vantaggio da questa via, usandola per aggredisci, destabilizzarci e impedirci di accedere alle nostre stesse acque". A questo punto, Pezeshkian rimarca nuovamente il concetto, rivolgendosi all'amministrazione statunitense: "Devono soddisfare le sette condizioni dell'Iran, altrimenti non verrà riaperto lo Stretto di Hormuz, né avranno negoziati". Pezeshkian non risparmia il governo di Tel Aviv nel suo intervento. "Israele uccide, ma l'Iran è soggetto a sanzioni. Una vera tragedia che, a sentire, susciterebbe ilarità: loro uccidono, noi subiamo sanzioni, noi veniamo puniti", le sue parole. Una premessa che segue l'accorato messaggio rivolto ai leader delle Nazioni Unite: "Se vogliamo una pace e una stabilità autentiche, dobbiamo applicare un unico standard per tutti". Il suo ultimo pensiero, però, è per il Presidente degli Stati Uniti: "L'Iran non è mai, mai stato un aggressore, non ha mai iniziato una guerra e ha sempre mostrato il suo impegno al tavolo dei negoziati. Ci hanno imposto la guerra, ma abbiamo dimostrato di non aver paura di combattere una guerra di natura difensiva, e difenderemo il nostro amato Iran, la nostra patria, fino al nostro ultimo respiro. La resistenza dell'Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli", la promessa. (23 set-Mvc)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione