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direttore Paolo Pagliaro

REGENI, OGGI SENTENZA
CORTE ASSISE ROMA

REGENI, OGGI SENTENZA <br> CORTE ASSISE ROMA

AVV.FAMIGLIA: ARRIVARE A SENTENZA GIÀ VITTORIA, MA NON CI ACCONTENTIAMO

“Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso ad ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati ad un processo e poi ad una sentenza. Questa è già una vittoria, ma non ci accontentiamo”. Lo ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, prima di entrare nell’aula Occorsio del Tribunale penale di Roma assieme ai genitori e alla sorella di Giulio Regeni, nel giorno in cui è attesa la sentenza della Corte d’Assise. “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto, però questa famiglia è resistente. I Regeni hanno combattuto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro”, ha aggiunto Ballerini. (alp)

CORTE IN CAMERA DI CONSIGLIO: LETTURA SENTENZA ALLE 18

La Corte d’Assise di Roma si è ritirata in camera di consiglio intorno alle 10 per decidere nel processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. Prima di lasciare l’aula Occorsio, la Corte è entrata per informare i difensori d’ufficio degli imputati, i legali della famiglia Regeni e i rappresentanti dell’Avvocatura dello Stato per la Presidenza del Consiglio dei ministri dell’inizio della camera di consiglio. L’appuntamento in aula per la lettura della sentenza è stato fissato alle 18. (alp)

ATTESA OGGI LA SENTENZA

E’ attesa per oggi la sentenza della Corte di Assise di Roma nel processo per il rapimento, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni il cui corpo venne ritrovato senza vita il 3 febbraio 2016 al Cairo dopo che era stato rapito il 25 gennaio. Imputati in contumacia quattro agenti del regime di Al Sisi. L’accusa ha chiesto una condanna all’ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo. Per uno di loro, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'uomo che ha materialmente ucciso il 28enne ricercatore friulano, l’accusa chiede l’ergastolo. Gli altri, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr, rischiano 17 anni e mezzo di carcere. La presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura dello Stato, ai quattro imputati ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro. Previsto un presidio dalle ore 9 a Piazzale Clodio, davanti il palazzo di giustizia. La famiglia, i legali e le associazioni che hanno sostenuto il lungo e difficile percorso giudiziario per squarciare il velo di omertà degli apparati egiziani, confidano che la sentenza rappresenti un passaggio decisivo per ottenere verità e giustizia. Il pm Sergio Colaiocco, nell’udienza in cui ha formulato la richiesta delle pene (lo scorso 23 giugno), ha parlato di “una verità processuale costruita attraverso prove documentali, prove dichiarative, prove tecnico-scientifiche, riscontri esterni, convergenze indipendenti, verifiche dibattimentali” contro “il silenzio e le menzogne” dell’Egitto i cui 007 hanno agito a causa della "errata percezione di attività di intelligence ostile” da parte di Regeni – che si trovava a Il Cairo dal 2015 nell’ambito del dottorato che stava svolgendo all’Università di Cambridge lavorando ad un progetto sulle trasformazioni del mondo del lavoro in Egitto e sui sindacati indipendenti egiziani – e lo hanno torturato per avere informazioni che “non era in grado di fornire. La ricostruzione degli apparati egiziani si rivela, alla luce degli elementi acquisiti, radicalmente infondata. Le stesse modalità della tortura, nella loro durata ed efferatezza, confermano la dinamica persecutoria, sino al tragico esito finale. Ne emerge una responsabilità concorsuale a struttura progressiva, nella quale ogni imputato occupa un ruolo funzionale specifico”. Per il pm ciò che si giudica “non è la semplice soppressione di una vita umana”, ma “l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme” e “il sequestro di una persona sottratta a ogni garanzia”. I difensori degli imputati sostengono che Regeni non fu sequestrato da appartenenti alla National Security, perché “non vi era alcun interesse da parte di Al Sisi a rovinare i rapporti con l’Italia” ma si tratta di “opera di gruppi terroristici che operavano in Egitto in quegli anni per ostacolare la politica energetica dell'Italia”. (28 set - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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