Ad un mese dai devastanti eventi alluvionali che hanno colpito il Paese, a causa della valanga del Langtang Tirung, al confine con il Tibet, con un bilancio di 1300 morti, quasi 6mila dispersi ed oltre 80mila persone colpite, Save the Children evidenzia il crescente rischio di tratta, violenza, sfruttamento e matrimoni precoci per le ragazze che vivono nelle aree del Nepal colpite dalle inondazioni e che necessitano di specifiche misure di protezione. Dopo che la tragedia ha causato la morte di almeno 1.400 persone, mentre circa 5.700 risultano ancora disperse, permane l'incertezza riguardo ad alloggi permanenti e mezzi di sostentamento.
Circa 1.000 persone si trovano ancora in centri di accoglienza collettivi e le ragazze hanno espresso preoccupazioni per la propria privacy e sicurezza a causa della presenza di estranei negli spazi condivisi. Alcune di loro vivono in tende all'interno di accampamenti alla periferia delle città, in aree scarsamente illuminate durante la notte, il che comporta rischi per la sicurezza. Altre famiglie si sono trasferite in stanze in affitto, spesso lontano dalle proprie comunità. Save the Children collabora con le autorità locali e i partner per rafforzare le misure di protezione nei campi per gli sfollati, potenziando il monitoraggio e la sorveglianza, promuovendo la sensibilizzazione sulla violenza di genere e sui matrimoni precoci, e rafforzando l'accesso al supporto psicosociale e la presa in carico dei minori e delle loro famiglie. L'organizzazione umanitaria sta inoltre supportando la polizia ai posti di blocco per individuare e rispondere tempestivamente a segnali di tratta e sfruttamento che coinvolgono bambini, adolescenti e donne, contribuendo a garantire che le persone a rischio vengano messe in contatto con i servizi di protezione sociale e di assistenza specialistica. Secondo il censimento del 2021 oltre un terzo delle ragazze in Nepal si sposa in età infantile, ma l'indebolimento delle reti di protezione comunitaria dovuto allo sfollamento aumenta la probabilità che ciò accada. Le ragazze che si sposano da bambine hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola, affrontare gravidanze precoci, subire limitazioni nella propria capacità decisionale e sperimentare molteplici forme di violenza di genere nel corso della vita.
Alto anche il rischio di tratta: secondo la Commissione Nazionale per i Diritti Umani, tra il 2024 e il 2025 sono state segnalate alla polizia oltre 11.500 donne e ragazze scomparse, di queste, quasi una su quattro risulta ancora irreperibile. Secondo le testimonianze delle sopravvissute, il 41% è stato sfruttato a fini di prostituzione e oltre un terzo – il 37% – era costituito da ragazze. “A un mese di distanza migliaia di bambini stanno ancora facendo i conti con le conseguenze di quel torrente impetuoso di acqua e detriti. L'acqua si è ritirata, ma la paura e l'incertezza persistono. Le ragazze non si sentono al sicuro nei luoghi di accoglienza per sfollati, molti bambini piangono la perdita di genitori e persone care, altri non frequentano la scuola e ogni giorno lontano dai banchi rappresenta un rischio per la loro protezione. Le adolescenti sono spesso tra le prime a perdere l'accesso all'educazione e tra le ultime a riacquistarlo. Tutelare i loro diritti, la loro sicurezza e le loro opportunità deve rimanere un aspetto centrale della risposta all'emergenza e della fase di ripresa. Questi rischi non derivano soltanto dal disastro in sé. Sono alimentati dalle disuguaglianze di genere preesistenti, dall'accesso iniquo alle risorse e ai processi decisionali, nonché da norme sociali che, durante le crisi, impongono spesso un carico sproporzionato a donne e ragazze” ha dichiarato Tara Chettry, direttrice di Save the Children in Nepal.
Le ragazze sono spesso costrette a farsi carico della cura dei familiari e la scuola rischia di passare in secondo piano, ma più a lungo restano fuori dalle aule, più diventa difficile tornare a studiare. Lo sfollamento e la perdita delle fonti di reddito aggravano ulteriormente la loro vulnerabilità, esponendole a matrimoni precoci, sfruttamento e altre forme di violenza di genere. Sukmaya, 18 anni, è una volontaria di Save the Children e coordina attività ludiche per bambini insieme agli operatori psicosociali che stanno sostenendo lei e gli altri sfollati. La madre e le sorelle hanno perso la vita quando le inondazioni hanno travolto il suo villaggio. Sukmaya spiega che “se la scuola riaprisse, potremmo tornare a studiare e a vedere i nostri amici. Tornare a scuola ci aiuterebbe ad andare avanti.” Finora Save the Children ha raggiunto oltre 7.500 persone, tra cui circa 2.300 bambini, nelle aree colpite fornendo assistenza e sostegno di emergenza.
Caritas Nepal ha prestato aiuto a 800 nuclei familiari in tre distretti (Rasuwa, Nuwakot, Dhading), accogliendo in centri temporanei 2.532 persone sfollate, allestendo 7 centri di accoglienza e 5 spazi protetti per minori, gestendo 7 cucine comunitarie che preparano ogni giorno pasti caldi per 1.085 persone, avendo infine erogato oltre 2 mila kit alimentari, mille igienico-sanitari, 255 per neonati, persino contributi a 81 famiglie per spese funerarie. Superata la fase più concitata dell’emergenza, Caritas Nepal sta per lanciare al network internazionale Caritas un appello di emergenza del valore di oltre 3 milioni di dollari. (28 set - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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