L’Italia possiede gli strumenti, ma non ancora le abitudini. Firma digitale e PEC sono entrate nel lessico comune, mentre marcatura temporale (data certa), conservazione a norma e recapito certificato restano più lontani dalla vita quotidiana. La conoscenza, però, non si traduce automaticamente in possesso e utilizzo: il cittadino sa che il servizio esiste, ma spesso non lo attiva o lo usa soltanto quando un adempimento lo rende necessario. È il quadro che emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio LetteraSenzaBusta sull’utilizzo dei servizi fiduciari da parte dei privati cittadini, realizzato da LetteraSenzaBusta sulla base dei dati ufficiali AgID e di una ricerca demoscopica Ipsos Doxa su 1.000 italiani tra i 18 e i 75 anni. Il rapporto misura cinque distanze tra consapevolezza e uso reale: firma digitale, PEC, marcatura temporale, conservazione digitale e recapito certificato. Il contrasto è evidente già nei numeri complessivi. Nel 2025 in Italia risultavano attivi oltre 33 milioni di certificati qualificati di firma e sono state generate più di 7,5 miliardi di firme digitali remote; a fine 2024 le caselle PEC attive erano 16,2 milioni. Nel caso della firma digitale il traino arriva soprattutto da imprese e pubblica amministrazione, mentre la PEC è obbligatoria per imprese, professionisti e PA: questa scala nazionale non coincide con una diffusione altrettanto capillare tra i cittadini.
MILIARDI DI FIRME DIGITALI, MA QUASI DUE CITTADINI SU TRE NON NE HANNO UNA
La firma digitale è lo strumento più conosciuto tra quelli analizzati: il 93% degli italiani sa cosa sia, anche solo di nome. Il possesso, però, si ferma molto prima: il 64% non ne ha una. Anche le modalità d’uso restano poco note, tanto che il 55% non sa che è possibile firmare direttamente da smartphone.Un altro dato emerso è che il rapporto con la carta sta cambiando: il 73% degli italiani non ha spedito una raccomandata cartacea nell’ultimo anno. L’abbandono dello strumento, però, non coincide ancora con una piena conoscenza delle alternative. Alla domanda sulla possibilità di inviare una raccomandata digitale tramite WhatsApp, SMS o email, il 67% risponde di non saperlo, il 21% ne ha sentito parlare ma non l’ha mai utilizzata e soltanto il 5% dichiara di averne già inviata una. Il dato apre uno spazio tra la riduzione dell’uso della carta e l’adozione consapevole dei servizi elettronici di recapito certificato, che permettono di documentare l’invio e la ricezione di una comunicazione e di proteggerne il contenuto da alterazioni non autorizzate. (red)
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