Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

TRUMP: ABBIAMO VARATO
LA COSTITUZIONE DELL’IA

TRUMP: ABBIAMO VARATO <BR> LA COSTITUZIONE DELL’IA

Gli appassionati di fantascienza ricorderanno le tre leggi della robotica di Isaac Asimov. Che recitano: “Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno”; “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge”; “Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge”. Ebbene, viene da chiedersi se, sostituendo a “robot” le parole “intelligenza artificiale” o, meglio, “super intelligenza” secondo la nuova terminologia trumpiana, il risultato ultimo prefissatosi dal vertice che si è svolto ieri alla Casa Bianca e del quale il tycoon ha riferito al mondo in un’orazione tenuta nella notte italiana all'Andrew W. Mellon Auditorium di Washington non sia proprio quello messo nero su bianco dal grande scrittore nel lontano 1942. Forse sì, ma permane il forte sospetto che, più che salvare il mondo dallo spettro di un Terminator autoprogrammantesi in grado di sterminare l’umanità, i big dell’IA siano in buona parte preoccupati per la veccha, scontata, questione dei “money”.

Ma andiamo con ordine. Ieri, ad incontrare Donald Trump, affiancato oltre che dal suo staff anche dal presidente della Camera Mike Johnson, si è presentato per davvero il gotha del settore, ovvero il fondatore di Meta, Mark Zuckerberg, l'amministratore delegato di Tesla e X, Elon Musk, il CEO di Anthropic, Dario Amodei, il CEO di Google, Sundar Pichai, Jensen Huang alla guida di Nvidia, Alex Karp e Shyam Sankar per Palantir, Jeff Bezos in rappresentanza di Amazon e il presidente di OpenAI, Greg Brockman. Con questi, come ha spiegato in seguito lo stesso Trump, è stata redatta nientemeno che una sorta di “costituzione” affinché questi cavalieri della più moderna delle tavole rotonde si autoregolamentino in merito alle proprie regole di sviluppo, tenendo un occhio ai gravi avvertimenti lanciati dagli esperti di intelligenza artificiale riguardo a questa tecnologia.

IL PATTO DELLA CASA BIANCA: IMPEGNI “MORALI” E CONTROLLI INTERNI. Johnson ha sottolineato che l'accordo è “volontario” per le aziende di intelligenza artificiale mentre Trump si è detto convinto e Trump ha sottolineato che il settore, come richiesto, si “autoregolamenterà”. Alla domanda se l'intesa sia vincolante, il tycoon ha risposto che lo è “moralmente”. Johnson ha spiegato che i leader del comparto tecnologico hanno sottoscritto un documento ufficiale intitolato “Accordo della Casa Bianca sulla superintelligenza: un impegno congiunto sulle responsabilità della superintelligenza di frontiera”. “Questa è una dichiarazione di principi che vedrete, una dichiarazione di standard, impegni volontari a nome del settore”, ha spiegato. “Definisce le aspettative. In breve, si tratta di solidi controlli interni e livelli di revisione interna ed esterna. Questo è importante perché c'è bisogno di persone che forniscano supervisione e trasparenza, ed è proprio ciò che faranno questi leader”, ha aggiunto il presidente della Camera dei Rappresentanti.

NESSUNA LEGGE DEL CONGRESSO: L'IPOTESI DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA. Sempre Mike Johnson ha affermato che il Congresso “continuerà a guidare lo sviluppo del settore in modo sicuro”, ma si è rigorosamente astenuto dall'annunciare qualsiasi azione legislativa o vincolo coercitivo da parte dell'assemblea parlamentare per far rispettare tali principi ed evitare derive catastrofiche. Dal canto suo, il presidente degli Stati Uniti ha accennato alla possibilità di istituire un “comitato” per la supervisione dell'intelligenza artificiale, sebbene non sia chiaro chi ne farebbe parte né se le sue decisioni avrebbero valore legale vincolante nei confronti delle società contraenti. “Stiamo anche pensando di formare una sorta di comitato, composto magari da una decina di persone”, ha detto l'inquilino della Casa Bianca spiegando i dettagli organizzativi in cantiere. “Potrebbero provenire da quel gruppo, in modo che il comitato possa supervisionare l'intera iniziativa”, ha aggiunto Trump, lasciando intendere come l'organismo di controllo verrebbe affidato agli stessi attori industriali chiamati ad essere controllati.

TRA ETICA E PROFITTI: LA NARRAZIONE DELLA SICUREZZA COME BARRIERA D'INGRESSO. Analizzando questa repentina svolta delle big tech la stampa internazionale evidenzia forti perplessità. L'esplosione della narrazione allarmista, ciò che la critica definisce ironicamente “l'Apocalypse”, nasconderebbe infatti un paradosso stridente: gli stessi leader che finanziano con centinaia di miliardi di dollari la corsa al rialzo verso modelli sempre più potenti sono oggi i primi a invocare norme, blocchi e comitati di controllo. Diverse analisi editoriali evidenziano come questa improvvisa crociata per la sicurezza sia, prima di tutto, “una storia di enormi interessi finanziari”. Invocare una regolamentazione stringente o una patente internazionale per sviluppare i modelli di nuova generazione permette infatti a chi si trova già in posizione dominante, come OpenAI o Anthropic, di erigere barriere all'entrata insormontabili per i nuovi concorrenti e per il mondo dei modelli open source.

L'AUTOREGOLAMENTAZIONE E LA PROTEZIONE DEGLI OLIGOPOLI. Del resto, mai come in questo caso appare palese che chi sta chiedendo alle istituzioni di intervenire con urgenza è destinato inevitabilmente per accreditarsi presso i governi come l'unico interlocutore credibile e indispensabile per gestire il rischio. Trasformando il pericolo di un'estinzione umana o di una perdita di controllo dell'algoritmo in uno strumento di lobbying aziendale – è un più che lecito sospetto – i colossi del settore cercherebbero in realtà di blindare i propri oligopoli ed evitare che i governi impongano la frammentazione delle loro strutture di potere, riducendo l'allarme catastrofista a una sofisticata strategia di protezione dei margini di profitto. L'intesa raggiunta alla Casa Bianca, priva di sanzioni o di vincoli legislativi, finisce così – e questo è un dato di fatto - per certificare lo status quo, lasciando nelle mani di un ristretto club di miliardari la facoltà di stabilire i confini etici ed economici della tecnologia che cambierà il mondo. (30 SET – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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