Prima lo studio, poi il lavoro? Sì, nella visione “convenzionale” che li vede come due momenti separati del percorso dei giovani, ma non del tutto così nella realtà. Come evidenzia infatti l’ultimo Rapporto AlmaLaurea, ben il 56,7% dei laureati nel 2025 ha svolto esperienze di lavoro nel corso degli studi universitari. Non solo: gli studenti-lavoratori, conferma il Rapporto, hanno anche il 50% di probabilità in più di essere occupati a un anno dal conseguimento del titolo rispetto a chi non ha maturato queste esperienze.
Se il percorso di ciascuno è unico e possono essere diverse le motivazioni che portano a considerare un’attività lavorativa durante gli anni universitari, questi dati confermano un aspetto sopra tutti: studio e lavoro non sono necessariamente alternativi e quando un ragazzo o una ragazza si trova ad affiancare un’esperienza lavorativa agli studi, questa può diventare un’occasione preziosa di crescita e apprendimento.
A partire da questi dati e sulla base dell’esperienza maturata a fianco degli studenti universitari, Gi Group, la prima agenzia italiana per il lavoro, evidenzia alcuni dei principali ostacoli e stereotipi legati al lavoro durante il percorso accademico, illustrando come queste due dimensioni possano coesistere in modo sostenibile.
“Non mi serve lavorare durante gli studi”
Non avere necessità, innanzitutto di natura economica, e potersi concentrare sulla propria formazione non significa che un’esperienza lavorativa durante l’università non possa avere valore. Il lavoro può infatti offrire un primo confronto con il mondo professionale, permettendo di misurarsi con responsabilità, dinamiche e contesti diversi da quelli universitari e di acquisire competenze trasversali che possono arricchire il percorso anche personale degli studenti, dalla capacità di organizzare il proprio tempo fino al lavoro di squadra, alla comunicazione e al problem solving.
“Non voglio andare fuori corso perché peserebbe sul CV”
Il timore di allungare gli anni di frequenza universitaria è comprensibile, ma arrivare alla laurea nei tempi previsti non è necessariamente un fattore differenziante né l’unico elemento che può essere valorizzato nel mondo del lavoro.
In un mercato, peraltro, in trasformazione come quello di oggi, dove la rapidità dell’evoluzione tecnologica rende ancora più complesso reperire le competenze tecniche di cui le aziende hanno bisogno, acquisiscono un ruolo sempre più centrale, tanto nei processi di selezione quanto nel corso della carriera, le human skills: competenze umane, come la capacità di adattarsi al cambiamento, collaborare, trovare soluzioni, portare energia o stabilità, che vanno oltre i titoli di studio, possono essere sviluppate attraverso esperienze diverse - dai cosiddetti “lavoretti” allo sport al volontariato - e rendono davvero unico il contributo di ogni persona.
“Non trovo un lavoro in linea con quello che sto studiando”
Pensare che un'attività lavorativa abbia valore solo se anticipa esattamente la professione che si svolgerà dopo aver concluso gli studi universitari può implicare la rinuncia a opportunità fondamentali.
I dati AlmaLaurea mostrano invece che le esperienze lavorative possono essere “utili” anche quando non sono coerenti con il percorso accademico. Non solo: un’esperienza di questo tipo può anche aiutare a capire meglio cosa piace, cosa non fa per sé e in quali contesti ci si sente più a proprio agio. Confrontarsi con un ambiente professionale diverso da quello immaginato può quindi diventare anche un’occasione di orientamento, per avvicinarsi alla propria meta, ma anche per capire che la direzione che fa per sé è un’altra.
“Ho paura che non avrò tempo per lavorare”
L’esperienza lavorativa durante gli studi non deve necessariamente tradursi in un impegno full time. Esistono infatti opportunità flessibili – esperienze brevi, part-time o stagionali - che possono adattarsi a esigenze e disponibilità differenti. Sono numerosi i settori che offrono questo tipo di opportunità, dalla logistica alla grande distribuzione organizzata fino al retail, con diverse mansioni che consentono di mettersi alla prova, iniziare a percepire una retribuzione e crescere, senza dover rinunciare al percorso universitario.
“L’idea che prima venga lo studio e solo successivamente il lavoro appartiene ancora a una visione piuttosto tradizionale del percorso dei giovani. La realtà è oggi più articolata e se per alcuni studenti le due esperienze rimangono momenti distinti per altri si affiancano” - afferma Alessandro Nodari, Responsabile di Gi Edu, la divisione di Gi Group che costruisce connessioni tra scuola, università, ITS e mercato del lavoro – “Il compito di chi come noi opera a fianco dei giovani è aiutarli a orientarsi tra possibilità diverse e comprendere il valore formativo che un’esperienza lavorativa può offrire. È da questa consapevolezza che nasce la nuova proposta per chi frequenta l’università: supportare i giovani nell’individuare opportunità lavorative flessibili, che permettano loro di conseguire maggiore autonomia economica e, al tempo stesso, sviluppare competenze, crescere sul piano personale e proseguire il percorso universitario in modo sostenibile e proficuo. All’attività di Gi Group si affianca quella che svolgiamo come Gi Edu, accompagnando studenti e studentesse, attraverso un team di Education Specialist e University Ambassador presenti in tutta Italia, nel loro percorso di orientamento professionale”.
(red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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