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direttore Paolo Pagliaro

MIGRANTI, DAL 2024 27MILA
MORTI NEL MEDITERRANEO

MIGRANTI, DAL 2024 27MILA <BR> MORTI NEL MEDITERRANEO

In occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, istituita per commemorare le 368 vittime del tragico naufragio del 3 ottobre 2013, l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) sono presenti a Lampedusa per commemorare le vittime, insieme ai loro familiari e ai superstiti del naufragio, e per richiamare l’attenzione sulla necessità di rafforzare il multilateralismo e la cooperazione internazionale per prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare. I dati più recenti evidenziano una realtà complessa: a fronte di un dimezzamento degli arrivi via mare registrato nel corso del 2026 rispetto all’anno precedente, il rapporto tra il numero di morti e dispersi e di persone arrivate lungo la rotta del Mediterraneo Centrale rimane drammaticamente elevato. Da inizio anno a fine settembre, sono state registrate circa 1.000 persone morte o disperse lungo questa tratta, il che equivale a una media di quasi quattro vittime al giorno. Il tasso di rischio per chi intraprende la traversata è sensibilmente aumentato, passando da un decesso registrato ogni 60 arrivi nello stesso periodo dello scorso anno, a un rapporto stimato di uno ogni 23 nel 2026.

Dal 2014, anno in cui l’OIM ha iniziato una raccolta dati sistematica proprio in seguito alla tragedia di Lampedusa, sono quasi 27.000 le vittime documentate nel Mediterraneo Centrale. È come se un naufragio delle stesse proporzioni di quello del 3 ottobre 2013 si fosse ripetuto ogni due mesi, per tredici anni consecutivi. E questa è una stima per difetto, che non tiene conto delle innumerevoli tragedie fantasma, mai registrate. Dal 2014 sono oltre 1.500 i bambini morti o dispersi in mare - cifra approssimata per difetto, perché molte tragedie sfuggono ai radar della cronaca e il numero reale è presumibilmente molto più alto - di cui 642 solo nel Mediterraneo centrale. In totale dal 2014 sono oltre 35.600 le persone morte o disperse in mare nel Mediterraneo, di cui più di 25.800 nel Mediterraneo centrale. Una rotta che continua a rappresentare una delle traversate più pericolose a livello globale, concentrando circa il 75% di tutti i decessi documentati nel Mediterraneo negli ultimi dodici anni. Per circa due terzi di queste persone (quasi 18.000) non è stato possibile procedere al recupero della salma, una circostanza che aggrava l'impatto del trauma sulle famiglie nei paesi d’asilo o di origine.

 

A cambiare non è solo la mortalità della rotta, ma anche il profilo di chi la attraversa. Sono sempre di più le bambine, i bambini e le/gli adolescenti che affrontano il mare da soli. Negli ultimi tredici anni, oltre 190.000 minorenni hanno raggiunto l'Italia attraverso il Mediterraneo Centrale; più del 75% di loro non era accompagnato.

 

Nello stesso periodo di riferimento del 2026 (da gennaio a metà settembre), si registra inoltre un numero consistente di persone intercettate in mare e riportate in Libia, pari a 17.067 individui, una cifra che si attesta su livelli simili a quelli degli arrivi registrati sulle coste italiane nello stesso lasso temporale, confermando la persistente centralità della rotta e la necessità di una risposta internazionale coordinata.

 

Fondazione ISMU sottolinea che allo scorso 24 settembre, data dell'ultimo incidente registrato, sulla base dei dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, da inizio anno sono già 1.971 i migranti che hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo. Dal 2014, e fino allo scorso 24 settembre, il numero complessivo di morti e dispersi nelle tre rotte del Mediterraneo supera ormai le 35mila unità, e la maggioranza di queste tragedie si è verificata nel Mediterraneo Centrale, nel tragitto dalla Libia verso l’Italia. Anche nel 2026 il viaggio attraverso il Mediterraneo centrale si conferma la tratta più pericolosa. Tuttavia, negli ultimi anni sono cresciuti in modo significativo gli arrivi via mare sulla rotta occidentale in direzione della Spagna e delle Isole Baleari spagnole, con conseguente aumento dei naufragi anche su questa rotta. In particolare, nel 2025 sono stati rilevati 483 morti e dispersi (nel 2023 furono 171 e nel 2024 erano stati 191). Nei primi nove mesi del 2026, alla data del 13 settembre (ultimo dato disponibile), le persone che hanno perso la vita tentando di raggiungere l’Europa lungo questa rotta migratoria rappresentano il 31% delle vittime registrate nel Mediterraneo.

Le traversate via mare stanno diventando sempre più pericolose, nonostante il calo generale degli arrivi irregolari in Europa riscontrato nel 2026. Come detto, nei primi quattro mesi dell'anno, infatti, a fronte di una riduzione degli arrivi del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025, il numero di migranti che ha perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale è più che raddoppiato. Oltre la metà delle vittime (430) si è registrata a gennaio, in coincidenza con il ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria. Analogamente, lungo la rotta del Mediterraneo orientale le morti di migranti sono triplicate a causa dei numerosi naufragi avvenuti al largo di Creta, pur in presenza di un netto calo degli sbarchi. Secondo il report IOM, l'unica rotta ad aver registrato un aumento importante degli arrivi (+66%) nei primi quattro mesi del 2026 è quella del Mediterraneo occidentale che conduce in Spagna, principalmente per i numerosi attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla. A fine luglio, l’Europa ha assistito all’ingresso in massa nell’enclave di Ceuta di circa 72mila persone, provenienti soprattutto dal Marocco, che hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto, aggirando i frangiflutti costieri, oppure percorrendo a piedi il litorale. La maggior parte dei migranti di nazionalità marocchina ha poi fatto rientro volontariamente in patria, mentre circa 5mila persone originarie dell’Africa subsahariana, non rimpatriabili, sono rimaste a Ceuta in condizioni precarie, anche a causa del sovraffollamento delle strutture di accoglienza. Durante gli attraversamenti, si stima che almeno cento persone abbiano perso la vita. (3 ott - red)

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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