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direttore Paolo Pagliaro

ACQUA: CRISI COSTA
AD ITALIA OLTRE 13 MLN

ACQUA: CRISI COSTA <br> AD ITALIA OLTRE 13 MLN

Nel contesto attuale segnato da climate change e siccità dei territori, l’acqua rappresenta una variabile economica cruciale per lo sviluppo dei sistemi economici e la loro sostenibilità. Le previsioni al 2050 stimano una riduzione del 10% del PIL mondiale dovuta alla scarsità di acqua con impatti fino al 19% nei Paesi a medio-basso reddito. Si tratta di un dato ancora più allarmante se si considera il costo economico sostenuto dall’Italia a causa della crisi idrica, pari a 13,4 miliardi di euro l’anno, il doppio rispetto alla media europea, equivalente a 2,5 giorni di fermo dell'economia italiana. Dall'acqua dipende complessivamente in Italia un'economia di 384 miliardi di euro, pari a un quinto del valore aggiunto nazionale. UN Global Compact Network Italia (UNGCNI) - la Fondazione che rappresenta in Italia il Global Compact delle Nazioni Unite, l’iniziativa speciale del segretario generale dell’ONU volta a promuovere la più ampia iniziativa globale per la sostenibilità d’impresa - presenta i risultati dell’indagine sulla Water Smart Economy analizzando azienda in Italie, Francia, Turchia, Portogallo, Grecia e Egitto.

 

La ricerca restituisce un’immagine del tessuto imprenditoriale italiano a tinte incerte. Le aziende del sistema Paese sono altamente esposte al rischio idrico, con il 56,4% che opera in aree di stress per la carente disponibilità di acqua. Tuttavia, la percezione del rischio risulta ancora limitata: solo 1 azienda su 3 (34%) considera la risorsa idrica ad alta o estremamente alta criticità per la continuità del proprio business. L’Area del Mediterraneo rappresenta oggi uno degli epicentri globali della water crisis con una scarsità idrica, che risulta 12 volte superiore alla media mondiale. 220 milioni di persone circa, pari al 42% della popolazione dell’Area, vivono in condizioni di penuria d’acqua con il bacino del Mediterraneo che concentra il 60% circa della popolazione mondiale classificata come “water-poor”. L’esposizione dell’Area del Mediterraneo allo stress idrico è destinata ad aumentare nel tempo acquisendo un carattere sempre più strutturale per effetto combinato del cambiamento climatico e delle dinamiche demografiche. Il Mediterraneo si riscalda infatti il 20% circa più rapidamente della media globale. Nel Mediterraneo, la competizione tra usi assume caratteristiche ancora più marcate, soprattutto per il peso dell’agricoltura: il settore rappresenta l’87% dei prelievi in Turchia, l’80% in Grecia, il 79% in Egitto e circa il 50% in Italia. A livello UE, inoltre, l’agricoltura pesa per il 51% dei consumi netti. Nei prossimi anni i fabbisogni legati alla transizione energetica e digitale contribuiranno ad aumentare la pressione e la competizione intorno alla risorsa idrica. I settori strategici di semiconduttori, data center, idrogeno rinnovabile e batterie presentano fabbisogni idrici significativi e in crescita. Il loro valore economico potrebbe passare da €192 miliardi circa a quasi €1.000 miliardi entro il 2030; la domanda idrica associata potrebbe raggiungere livelli fino a 2,6 volte superiori agli attuali. Si osserva, infine, come la competizione per la risorsa idrica sia alla base dell’incremento dei conflitti causati all’acqua; dal 2000 i conflitti legati all’acqua sono aumentati di ben 17 volte passando da 24 a 420 casi registrati nel 2024. (3 ott – red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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