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direttore Paolo Pagliaro

CIE SENZA MICROCHIP,
E’ ALLARME FRODI

 CIE SENZA MICROCHIP, <BR> E’ ALLARME FRODI

Non è più soltanto una curiosa anomalia riscontrata durante un controllo ma si sospetta una nuova frontiera della falsificazione. Documenti apparentemente integri ma privati del componente elettronico che potrebbero venire riutilizzati nelle frodi d’identità. Da Acerra parte l’allarme per il fenomeno delle carte d’identità elettroniche private del microchip. Quello emerso nelle ultime ore è, infatti, il terzo caso registrato in pochi giorni sul territorio, con una dinamica che presenta un elemento comune: il chip della CIE risulta rimosso con un taglio estremamente preciso, incompatibile con un normale deterioramento accidentale. L’ultimo episodio è stato accertato dai Carabinieri di Acerra nel corso di un servizio di controllo del territorio ed il documento è stato sequestrato e la vicenda è stata segnalata all’autorità giudiziaria. Per anni la rimozione del chip dalle carte elettroniche è stata associata, soprattutto sui social, alle teorie sul presunto controllo digitale dei cittadini, al timore di essere “tracciati” o a fantasiose interpretazioni sulle funzioni della CIE. Ma gli episodi scoperti dalle forze dell’ordine, non solo nel napoletano ma in tutta Italia, raccontano una storia diversa e molto più concreta.

La Carta d’Identità Elettronica non è soltanto una tessera con fotografia e dati anagrafici. Il microprocessore costituisce una componente fondamentale dei sistemi di sicurezza e di identificazione digitale. Il chip contiene dati personali e biometrici e consente l’autenticazione digitale e l’accesso a servizi online. La sua asportazione, quindi, altera materialmente il documento e può renderlo inutilizzabile per le verifiche elettroniche. E qui si apre il capitolo più delicato. Perché qualcuno dovrebbe togliere il chip? Le ipotesi sono diverse e non necessariamente riconducibili allo stesso fenomeno. C’è chi può farlo per convinzioni personali legate alla privacy o al timore di essere sottoposto a forme di controllo digitale. Ma si stanno guardando anche altre possibilità tra cui l’utilizzo illecito dei chip originali. Un microchip proveniente da una CIE autentica è associato a un’identità reale. La possibilità che componenti elettronici originali vengano sottratti e successivamente utilizzati nell’ambito di documenti contraffatti è una delle piste che non può non essere presa in considerazione. Il chip - rimosso in modo chirurgico - potrebbe diventare una sorta di “pezzo di ricambio” per costruire identità contraffatte più credibili. Le indagini sono in corso e non è possibile affermare che i tre casi di Acerra siano collegati tra loro, né che i chip rimossi siano stati effettivamente rivenduti o utilizzati per realizzare documenti falsi. La semplice rimozione del chip non consente automaticamente di compiere una frode e non significa che ogni CIE manomessa sia stata utilizzata a questo scopo. Ma il dettaglio che insospettisce è che non sembra un incidente. (3 ott – red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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