Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

STUDENTI FRANCESI
SULLE BARRICATE

STUDENTI FRANCESI <BR> SULLE BARRICATE

“Questo è un movimento liceale, non studentesco per il momento, e il suo cuore riguarda le rivendicazioni specifiche degli allievi. È nato tra i liceali che hanno voluto protestare per diversi aspetti della loro vita: aule che non vengono riscaldate o professori che mancano in una determinata materia. Ogni istituto ha le proprie particolarità, ma la coscienza è nazionale” e “non è semplicemente un movimento delle periferie, come per esempio le proteste delle banlieues del 2005, ma copre tutto il territorio. Ci sono istituti che non hanno alcun problema di sostituzione degli insegnanti, eppure si mobilitano”. In una intervista al Quotidiano Nazionale il sociologo Michel Wieviorka, direttore emerito all'EHESS, parla delle proteste studentesche scoppiate in Francia che ieri hanno portato ad oltre 1.700 fermi, quasi 400 licei chiusi o in Dad e una ventina di campus serrati, con oltre 100 scuole che hanno subito devastazioni mentre si annuncia una nuova mobilitazione per il 6 ottobre. “Nel Sessantotto c'era stata una certa contestazione nei licei e anche dopo abbiamo avuto movimenti di questo tipo, ma è la prima volta che c'è un movimento di tale importanza che mette specificamente in discussione l'istruzione e le condizioni di vita nei licei”. Inoltre evidenzia che “il potere politico è stato maldestro e non ha colto l'importanza della mobilitazione. Quando sono cominciate le proteste, il governo dichiarava di voler introdurre delle tasse di iscrizione per alcuni liceali che frequentano classi particolari, chiamate BTS. È stata un'enorme ingenuità, perché tra i liceali, e anche tra gli studenti universitari, esiste sempre una certa solidarietà. E lo abbiamo visto già durante il Covid. I giovani non si sono sentiti capiti bene e considerati dall'azione dei poteri pubblici e del governo” e sostiene che il movimento “peserà sulle discussioni sul bilancio. I liceali non aspettano di sapere chi sarà il prossimo presidente della Repubblica per mobilitarsi”.  

 Ed in una intervista a Il Fatto Marius Mesnil ,18 anni, uno dei leader delle proteste studentesche, co-segretario dell'Union syndicale lycéenne, difende la mobilitazione e chiede ai media "di non concentrarsi solo sui cassonetti bruciati". “La rabbia deriva da nove anni di politiche di Macron che hanno peggiorato le nostre condizioni – afferma -. Gli ultimi otto ministri dell'Istruzione hanno fatto solo riforme per fare clamore come vietare l'uso dei cellulari. Nel 53% delle scuole manca almeno un professore. Questo crea grandi diseguaglianze perché è nelle banlieue che i prof sono meno sostituiti. Poi chiediamo interventi contro il sovraffollamento delle classi e per gli edifici: d'inverno studiamo con la giacca e d'estate si muore di caldo. Vogliamo più posti per le università, una migliore organizzazione del tempo e una rappresentanza reale. Non siamo dei grandi rivoluzionari, non vogliamo ribaltare tutto, chiediamo solo di poter studiare e le condizioni minime che ci permettano di imparare. Uno degli slogan è "soldi per l'educazione, non per la guerra". È un dato di fatto: le spese militari continuano ad aumentare”. La guerra non è una priorità? “Noi ne abbiamo altre. Ad esempio il cambiamento climatico. Ci sono licei che non sono affatto adeguati ad affrontarlo e bisogna investire le risorse necessarie. Ma non siamo considerati, ci infantilizzano e riducono a casi isolati di violenza che naturalmente condanniamo”. (3 ott – red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

archivio

DALLE COMUNITA’
ITALIANE NEL MONDO

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola