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ZEROCALCARE: COSI’
IL FASCISMO NON SI FERMA

ZEROCALCARE: COSI’ <BR> IL FASCISMO NON SI FERMA

"Nel mondo in cui sono cresciuto, ci si riconosceva in un'identità collettiva. Negli anni questa cosa è venuta meno. Sicuramente il ‘noi" oggi è estremamente frustrato. La modernità ci ha messo davanti a questioni molto più complesse, dalla pandemia alle guerre. E io sono anche anagraficamente lontano da molte istanze dei ragazzi più giovani, non solo dai temi ma dai linguaggi. Sono contentissimo che si occupino della crisi climatica, per esempio, ma non ha fatto parte della mia formazione politica. Non ho fatto quel percorso collettivo con loro. Non ho più né l'età né la possibilità di vivere un'assemblea ogni sera. E anche la politica fatta attraverso i social per me è un mondo quasi incomprensibile”. Lo afferma Zerocalcare in una intervista a Il Fatto Quotidiano. “Il mio sguardo sul mondo è politico: sono cresciuto così – prosegue il fumettista -. E poi ci sono ancora cose che mi stanno a cuore e che continuo a seguire. Il caso di Gino, per esempio (il militante antifascista che rischia l'estradizione in Germania per gli scontri con neonazisti a Budapest nel 2023, ndr). Resto assieme alle persone che hanno a cuore quella storia. Magari non è la cosa che oggi coinvolge di più il pubblico, ma fa parte delle questioni che per me restano importanti”. Gaza, per esempio, è un tema che ha riunito le persone. L'ultima prova è l'accoglienza incredibile che sta ricevendo il film Naza… “Scalda il cuore, significa che qualcosa rimane. E’ un film molto freddo, molto duro, non fa sconti. Riprende gente che parla, dice cose terribili e basta. Non ti aiuta a guardarlo. Per questo non mi aspettavo una risposta così forte del pubblico”. Attorno alla questione palestinese non hai avuto la speranza che si fosse ricostruito quel "noi", quel soggetto collettivo? “Sì, in quei mesi sicuramente abbiamo visto mobilitarsi tantissime persone. La mia paura è sempre che queste cose non riescano a sedimentare: fanno una grossa fiammata, portano tanta gente in piazza; però la piazza dovrebbe essere il punto in cui precipitano dei percorsi quotidiani. Se quei percorsi non ci sono e resta soltanto il momento del corteo, rischia di diventare buono solo per Instagram”. In Parlamento intanto si discute una legge sull'antisemitismo… “Penso che continuare a usare l'accusa di antisemitismo contro chiunque critichi Israele, oltre a essere vergognoso e censorio, sia molto pericoloso anche rispetto all'antisemitismo vero”. Siamo tornati al punto in cui dobbiamo spiegare il valore dell'antifascismo? “È un processo che va avanti da tempo, ma ultimamente ha accelerato. Negli Stati Uniti Trump ha iniziato a indicare Antifa come un nemico interno e internazionale. All'inizio certe liste sembravano quasi ridicole, poi hanno cominciato ad avere conseguenze reali, anche economiche e finanziarie, per collettivi e realtà che forniscono infrastrutture digitali, come nel caso di Autistici/Inventati. Se la sensibilità dei governi europei si allinea a quella roba, diventa molto pericoloso”, “durante tutte le guerre si cerca anche un nemico interno. L'antifascismo secondo me viene usato un po' come pretesto”. Inoltre sostiene che “se certi valori vengono declinati soltanto attraverso le istituzioni che portano una corona o, nel Giorno della memoria, parcheggiando i ragazzini sempre davanti allo stesso documentario, rischiano di essere associati allo status quo. E quando uno sta male, lo status quo è esattamente quello che rifiuta. La prima risposta, banalmente, è migliorare le condizioni di vita delle persone. Ma poi c'è l'immaginario. E secondo me la cosa più sbagliata che può fare chi lavora con l'immaginario - artisti, autori, scrittori - è limitarsi a fare dichiarazioni, interviste o firmare appelli. Dovrebbero fare opere che entrino nell'immaginario e lo nutrino. Se invece dici alle persone che stanno male come devono comportarsi, rischi di ottenere l'effetto contrario”, “credo che sia molto più forte esprimersi attraverso un'opera che attraverso una dichiarazione”.  E sulle proteste degli studenti in Francia dice: “Mi sembra un Paese molto polarizzato, con una frattura sociale che va avanti da decenni e continua ad approfondirsi. Non si è fatto niente per cercare di sanarla, anzi si è lavorato per dividere sempre di più. Ora mi sembra impossibile che questi mondi possano convivere: a un certo punto o vinceranno i fascisti o questa nuova Francia che sta emergendo”. (3 ott - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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