Dura risposta diplomatica all'intimazione lanciata da Mosca alle rappresentanze straniere a Kiev di abbandonare la capitale ucraina in previsione di ulteriori attacchi che potrebbero mettere a rischio la vita dei delegati. “Insieme agli altri capi missione a Kiev, prendiamo atto con preoccupazione della minaccia del Ministero degli Esteri russo contro diplomatici e cittadini stranieri in Ucraina” ha scritto su Fb l'ambasciata tedesca nel paese invaso sottolineando che la Russia è tenuta a rispettare i propri obblighi internazionali. “La Russia è vincolata dalla Convenzione di Vienna e dal diritto internazionale umanitario. Noi restiamo a Kiev”, hanno dichiarato i diplomatici tedeschi.
Sulla stessa linea l'ambasciatrice dell'UE in Ucraina, Katarina Mathernova, la quale ha dichiarato senza mezzi termini che la delegazione dei Ventisette e la missione consultiva in Ucraina, così come le ambasciate degli Stati membri dell'Unione, non hanno intenzione di lasciare Kiev a causa degli attacchi russi. Dichiarazioni dello stesso tenore sono giunte dalle rappresentanze estone e polacca. A fare eco ai rappresentati dei paesi del lato orientale della NATO si è aggiunta la fermezza della diplomazia italiana: “Insieme agli altri capi missione a Kiev, prendiamo atto con preoccupazione della minaccia del Ministero degli Esteri russo contro diplomatici e cittadini stranieri in Ucraina. La Russia è vincolata dalla Convenzione di Vienna e dal diritto internazionale umanitario. Restiamo a Kiev”, si legge in una nota ufficiale diffusa dall'ambasciata d'Italia e firmata dal capomissione Carlo Formosa, a conferma di una linea di condotta comune e priva di esitazioni di fronte al ricatto del Cremlino.
LA VISITA DI MERZ A KIEV E L'INTESA MILITARE SUI DRONI. L'escalation verbale e le intimidazioni giunte da Mosca sono coincise con la presenza nella capitale ucraina del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, giunto a sorpresa per riaffermare il pieno e incondizionato sostegno di Berlino alla causa di Kiev. L'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è svolto in un clima di forte intesa strategica e ha spinto la collaborazione bilaterale verso nuovi vertici di integrazione industriale e militare.
In una nota diffusa sui propri canali social a margine del colloquio, l'inquilino del Mariinskyj Palace ha voluto rimarcare la reciprocità di questo sforzo comune: “La Germania non sta solo aiutando l'Ucraina: ci stiamo aiutando a vicenda. L'Ucraina e la Germania stanno già producendo droni insieme. L'Ucraina acquisterà più armi e attrezzature dalla Germania. La collaborazione per la creazione di unità di droni in Germania è già iniziata e siamo pronti a fornire assistenza in termini di addestramento e competenze”, ha affermato il capo dello Stato ucraino. Zelensky ha poi esteso il raggio dell'intesa alla sicurezza delle infrastrutture civili: “Siamo inoltre pronti a lavorare per ampliare l'utilizzo delle nostre tecnologie di protezione energetica: ne abbiamo già discusso”.
L'ATTACCO AL PONTE NORD DI KIEV E L'APPELLO DEL CANCELLIERE. Proprio mentre le delegazioni di Germania e Ucraina definivano i dettagli dell'accordo e il Cancelliere tedesco attraversava le vie della capitale tra il suono delle sirene antiaeree, le forze armate russe hanno sferrato un raid mirato di eccezionale gravità, colpendo con droni il Ponte Nord (Pivnichnyi) di Kiev. L'infrastruttura, uno snodo viario e logistico cruciale che collega il centro cittadino con i quartieri sulla riva sinistra del Dnipro, è stata centrata in un blitz dimostrativo volto a paralizzare la mobilità urbana e a lanciare un segnale d'impatto all'ospite di Berlino e alla comunità internazionale.
L'ennesima dimostrazione di forza del Cremlino non ha tuttavia alterato l'agenda del vertice. Rispondendo all'ennesimo atto di aggressione ai danni di strutture civili e viarie, Friedrich Merz ha lanciato un fermo appello al presidente russo Vladimir Putin, esortandolo a fermare immediatamente la guerra, a ritirare le proprie truppe “dal territorio sovrano dell'Ucraina” e a sedersi a un tavolo negoziale prima che l'escalation militare comprometta definitivamente ogni margine di stabilizzazione e trascini la regione in una devastazione ancora più profonda.
L'ANALISI STRATEGICA DELL'ISW: LA NUOVA CAMPAGNA INVERNALE DI MOSCA. A inquadrare le ragioni teoriche e strategiche dell'inasprimento delle azioni russe interviene la valutazione strategica pubblicata dall'Institute for the Study of War (ISW). Secondo il centro di analisi statunitense, il Ministero della Difesa della Federazione Russa avrebbe ormai definito e presentato l'intelaiatura retorica e operativa per giustificare quella che si prefigura come una brutale campagna di attacchi aerei e missilistici per il periodo autunno-inverno 2026-2027.
I ricercatori dell'ISW evidenziano come Mosca stia deliberatamente alzando la pressione sulle retrovie ucraine attraverso incursioni continue con droni e raid ad alta precisione, finalizzati a disgregare la rete di distribuzione elettrica e la logistica dei trasporti prima dell'arrivo delle temperature più rigide. Sul fronte terrestre, l'analisi dell'istituto rileva un quadro articolato: mentre le forze di Mosca concentrano le proprie operazioni offensive nell'est, tentando manovre di infiltrazione nella zona di Lyman e Kostyantynivka o puntando verso la cintura difensiva nel Donetsk, la resistenza ucraina continua a mostrare un'elevata capacità di contrasto. Le forze di Kiev hanno condotto efficaci contrattacchi e una prolungata campagna di raid a lungo raggio condotta mediante droni civili e militari, riuscendo a smantellare decine di sottostazioni elettriche russe nei territori occupati di Luhansk, Donetsk e in Crimea. Un attrito costante che dimostra come, al di là dell'aggressività della propaganda e dei blitz dimostrativi sulle infrastrutture della capitale, il Cremlino continui ad affrontare costi elevati e ritardi strutturali nel raggiungimento dei propri obiettivi strategici sul campo.
NELLA FOTO: Il momento dell’esplosione di un drone russo sul Ponte Nord di Kiev.
(5 OTT - deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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