Roma, 5 ott - Ricordare la tragedia dell’Arandora Star “è un dovere, ed è stato un grandissimo onore poter ospitare un convegno con la presentazione del libro del Cavaliere Francesco Morelli. Un dovere perché questa tragedia è stata dimenticata per vari motivi”. Così Federica Onori, deputata Azione eletta nella circoscrizione estero – ripartizione Europa, che a Montecitorio ha promosso la presentazione del libro “Sulle tracce della nave Arandora Star- 02 luglio 1940”. Arandora Star era una nave da crociera britannica requisita per esigenze belliche e caricata di internati civili (tra cui centinaia di italiani) diretta in Canada: fu affondata da un sommergibile tedesco U-47, il 2 luglio 1940 nelle acque dell'Atlantico settentrionale con la perdita di 865 vite umane. “Gli internati italiani, tedeschi e austriaci che persero la vita il 2 luglio 1940 – continua Onori - vennero scelti in base alla pura nazionalità, e quindi parliamo di tanti innocenti che persero la vita per nessuna colpa commessa. Questa è la più grande tragedia dell'emigrazione italiana e la prossima domenica, come l'11 ottobre di ogni anno, sarà la giornata nazionale di commemorazione delle vittime dell’ Arandora Star. Questo volume restituisce dignità con dei nomi, con dei visi, con delle storie a tutte queste persone innocenti. È il primo lavoro di questo tipo ed è frutto di un lavoro sul campo che il Cavaliere Morelli ha effettuato in circa sei anni, andando a cercare le singole tombe dove sono state sepolte le vittime, da cittadini irlandesi per lo più, ma anche scozzesi, che vedevano riemergere dalle acque i corpi di chi perse la vita quel 2 luglio 1940. Persone che non esitarono a dare dignità di sepoltura a queste persone che neanche conoscevano. Ecco, l'opera del Cavaliere Morelli ridà nome e restituisce le storie a tutte queste persone innocenti. Il minimo che possiamo fare come istituzione, come Parlamento è valorizzare tutto questo lavoro e fare in modo che da una tragedia familiare e personale si possa passare a un momento di commemorazione nazionale della nostra comunità”. “Questa vicenda – spiega l’autore – è stata lasciata in un dimenticatore per troppi anni. Quando iniziai le ricerche ho capito il perché: la gente che era rimasta in Inghilterra aveva paura di parlare, perché aveva paura che ‘mamma Inghilterra’ potesse fare qualcosa contro di loro. Quindi alla fine della guerra, anche se avevano i morti in casa, non ne hanno parlato. Addirittura hanno cambiato i nomi ai figli: invece di chiamarli ‘Giovanni’, li hanno chiamati ‘John’, proprio per nascondere l'identità degli italiani in Inghilterra”. “Ho fatto ricerche – prosegue Morelli - su tremila cimiteri in sei anni, tomba per tomba, per cercare di trovare qualche indizio sugli italiani morti sulle coste irlandesi. Cominciando a trovare anche tedeschi, a trovare anche inglesi, mi sono detto perché delimitare questa ricerca solamente sugli italiani? Allora ho allargato il campo. Ma ho fatto questo libro solo per un'intenzione, su suggerimento del nostro ambasciatore: quella di utilizzare i proventi per riaggiustare le tombe, e realizzare un sacrario per tutte le vittime dell’Arandora Star”. (Emg – Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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