Roma, 6 ott – “In questi dieci anni sono state recuperate eccedenze per oltre 10 miliardi di euro, contando soltanto quelle della grande distribuzione e della filiera della produzione, a cui si aggiungono le donazioni effettuate in agricoltura, nel commercio di prossimità e nei luoghi dei grandi eventi”. Lo ha detto Maria Chiara Gadda, promotrice dieci anni fa della legge 166 del 2016, la cosiddetta “legge Gadda” contro lo spreco alimentare, celebrata oggi alla Camera con un bilancio dei risultati raggiunti. “È un impatto importante, quasi una finanziaria – ha sottolineato Gadda – a cui si aggiunge un altro dato significativo: 40 milioni di confezioni di farmaci che, anziché diventare spreco e rifiuti speciali, hanno risposto a un bisogno sociale crescente, quello della salute e della sanità”. Secondo la deputata, la legge 166 “ha messo insieme due mondi apparentemente distinti, quello delle imprese e quello del terzo settore, che però hanno una responsabilità comune nei confronti della collettività”. Per Gadda, un elemento decisivo è stato anche il carattere bipartisan della legge: “Dieci anni fa la 166 fu approvata all'unanimità e l'ultima modifica è stata inserita nell'ultimo collegato agricolo, per ampliare il paniere dei beni includendo, ad esempio, anche piante e fiori”. “C'è un tema di beni di prima necessità che sicuramente sono importanti – ha spiegato – ma è un bene di prima necessità anche la bellezza e quello che l'economia circolare può generare: donando alimenti, tessili, mobili, piante, si può creare un'occasione di lavoro per tante persone”. Per la promotrice della legge, si tratta di “un modello generativo molto diverso dalla monetizzazione del bisogno e dei sussidi” e questa, ha aggiunto, “credo sia la strada giusta per continuare”.
Roma, 6 ott - A dimostrarlo, ha osservato, “sono i numeri, ma soprattutto le tante voci di chi ha attuato veramente la legge 166”. “Ci sono tanti problemi nel nostro Paese – ha concluso – ma è anche giusto raccontare le tante persone nelle imprese, nel terzo settore e anche nella politica che con piccoli gesti hanno saputo e vogliono fare la differenza”. Gadda ha quindi richiamato la responsabilità dei cittadini, che “sono responsabili di circa il 50% dello spreco che avviene all'interno delle mura domestiche”. “Nella legge 166 il cittadino c'è sempre, perché anche le opportunità di recupero sono legate ai nostri comportamenti: se scartiamo la frutta al supermercato semplicemente perché è brutta, oppure chiediamo al reparto gastronomia del negozio sotto casa la stessa gamma produttiva a dieci minuti dalla chiusura, anche noi siamo parte di questo circuito vizioso”. Per trasformarlo in virtuoso, ha spiegato, “servono le corrette informazioni”. Uno degli esempi è la differenza, ancora poco conosciuta, “tra data di scadenza e ‘preferibilmente entro’”. Infine, Gadda ha sottolineato l'importanza dell'educazione nelle scuole e nelle università. “Dieci anni fa di questi temi si parlava poco anche in quei luoghi. In questi anni credo sia anche questa un'eredità della legge 166: il tema delle politiche antispreco, di quello che si può fare all'interno della mensa scolastica”. “Ci sono tante scuole che con i ragazzi pesano le rimanenze rimaste nel piatto – ha ricordato –. Sono cose che riguardano la vita vissuta, la vita reale delle persone. Quando si insegnano questi valori, anche il valore del cibo, quando si è più piccoli, poi da grandi ci si comporterà in modo diverso. È un investimento che facciamo sulla nostra società”. E, ha concluso, “in una società che ha tante solitudini insieme, si può fare la differenza”.
(PO / Sis)
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