Nei programmi elettorali i partiti devono indicare “non solo cosa vogliono dare agli elettori, ma anche dove prendono i soldi”. È quanto afferma arrivando al Senato Carlo Cottarelli, economista ed ex senatore Pd, prima di consegnare al presidente del Senato, Ignazio La Russa, le firme raccolte per la petizione “Quanto mi costa?”, avviata all'inizio di luglio con l'obiettivo di rilanciare il disegno di legge, depositato proprio da Cottarelli a inizio legislatura, che chiede ai partiti di indicare nei programmi elettorali non solo le misure che intendono realizzare, ma anche quanto costano e le relative fonti di finanziamento. La raccolta, riporta l’economista, “ha superato le 100.000 firme, 109mila per la precisione, ma ne stanno ancora arrivando”. Per Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, si tratta di “una firma per la serietà della politica: chi ha firmato – afferma – vuole più serietà, più coerenza tra quello che si promette e quello che si fa”. A dare il suo sostegno al ddl anche il leader di Azione, Carlo Calenda: “Oltre a un principio di buon senso, credo debba essere anche un principio di legge: non puoi raccontare agli elettori che darai 15mila euro a un diciottenne, che investirai sulla sanità, farai i bonus, il reddito di cittadinanza, taglio delle accise…Questo è il principio per cui poi la politica delude gli elettori, perché non fa quello che dice. Con questa norma – conclude – dovranno almeno spiegare da dove prendono i soldi”. (7 ott-mol)
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