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direttore Paolo Pagliaro

PASSA IL ‘MELONELLUM’
PROTESTE OPPOSIZIONI

PASSA IL ‘MELONELLUM’ <br> PROTESTE OPPOSIZIONI

Alla fine nessuna sorpresa: la Camera ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il via libera è arrivato in terza lettura con voto finale segreto, ed era proprio per via della segretezza che ballava un po’ di incertezza sull’esito finale, visto il precedente dello scorso luglio, quando in prima lettura sulle preferenze la maggioranza andò sotto. Subito dopo il voto le opposizioni hanno protestato in Aula esponendo cartelli con le scritte “No all’imbroglio”, “Legge truffa”, “Con Meloni gasolio a 3 euro”, “Con Meloni salari al palo” e “Con Meloni - sanità e + armi”. Nel dibattito finale, il centrosinistra ha contestato soprattutto il metodo seguito dalla maggioranza, l’indicazione del candidato presidente del Consiglio, il meccanismo delle preferenze, il premio di maggioranza e le norme sulla rappresentanza di genere. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato la maggioranza di approvare oggi una norma già bocciata appunto il 14 luglio e di aver trasformato la riforma elettorale nella priorità dell’attività parlamentare. “A pochi mesi dal voto, Meloni pretende di cambiare in corsa le regole del gioco, peraltro con la fiducia”, ha detto Schlein, criticando anche il ricorso a tre voti di fiducia. Schlein ha definito la riforma “un antipasto di premierato” e ha sostenuto che l’indicazione obbligatoria del candidato premier con una legge ordinaria rappresenti un aggiramento del percorso di riforma costituzionale. “La nostra Repubblica continuerà a essere questa, siamo e rimarremo una Repubblica parlamentare”, ha affermato. La leader dem ha inoltre contestato il premio di maggioranza, definendolo “abnorme”, e ha sostenuto che la governabilità debba essere bilanciata con la rappresentanza. Giuseppe Conte ha attaccato complessivamente la riforma definendola un provvedimento costruito per “perpetuare” il potere della maggioranza e ha accusato il centrodestra di concentrarsi su “soglie di sbarramento, posti in lista, seggi” mentre gli italiani affrontano l’aumento del costo della vita, delle bollette e dei carburanti e le difficoltà nell’accesso alle cure. “Le autocrazie le combatteremo sempre, le tendenze autoritarie e illiberali le combatteremo sempre”, ha detto, annunciando il voto contrario del M5S.

(SEGUE)

Dalle opposizioni è arrivata anche la contestazione sulla parità di genere. Secondo Elena Bonetti, presidente di Azione, “è la prima volta negli 80 anni della Repubblica che un diritto costituzionale garantito dalla legge viene cancellato facendo di proposito arretrare l’Italia ad un livello indegno di una democrazia europea. Questo governo, il primo guidato da una donna, ha fortissimamente voluto un Parlamento in cui le donne sono superflue, sottomesse e fatte merce di scambio. Ha strappato loro un diritto e oggi promette in cambio, come sempre succede quando gli uomini fanno violenza alle donne, benevole concessioni. La deputata M5S Patty L’Abbate ha denunciato la bocciatura del proprio ordine del giorno che chiedeva proprio una rappresentanza paritaria tra uomini e donne nelle posizioni di capolista. “Le donne non possono essere candidate per fare numero”, ha detto, sostenendo che la parità debba essere valutata sulla possibilità concreta di essere elette e non soltanto sulla presenza nelle liste. Per la maggioranza, invece, la riforma punta a rafforzare governabilità, stabilità e rapporto diretto tra elettori e istituzioni. Il relatore Alessandro Colucci (Noi Moderati) ha sottolineato che la legge garantisce “governabilità, chiarezza, stabilità e certezza del mandato” e ha rivendicato l’introduzione delle preferenze e la possibilità per gli elettori di conoscere prima del voto le coalizioni, i programmi e il candidato indicato come presidente del Consiglio. Anche Forza Italia ha rivendicato il nuovo impianto. Il deputato e vicesegretario nazionale Stefano Benigni ha parlato di un “sano ritorno al bipolarismo”, sostenendo che “chi vince governa e chi perde va all’opposizione”. Secondo Benigni, gli elettori potranno scegliere il programma, il candidato presidente del Consiglio e i parlamentari attraverso le preferenze. Fratelli d’Italia ha difeso il lungo iter parlamentare della riforma. Giovanni Donzelli ha ricordato che sono trascorsi 224 giorni dal deposito del provvedimento, osservando che il Rosatellum fu approvato in 35 giorni e il Mattarellum in 108. “Voi non riuscite a digerire le tre grandi rivoluzioni di questa legge elettorale: il presidente del Consiglio candidato nel programma, le preferenze e il voto agli studenti fuori sede”, ha detto Donzelli. La maggioranza ha quindi rivendicato le modifiche apportate al testo durante l’iter, tra cui l’innalzamento dal 40 al 42% della soglia per il premio di maggioranza e la riduzione dal 60 al 55% del tetto massimo dei seggi attribuibili con il premio.

(Sis) 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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