La sera del 9 ottobre 1963, una frana di circa 270 milioni di metri cubi di roccia si stacca dal Monte Toc e precipita nel bacino artificiale della diga, causando un'onda di quasi 250 metri che travolge Longarone e altri centri abitati, provocando 1.910 vittime. La diga rimane in piedi, ma un vero e proprio tsunami si riversa su Longarone: la cittadina viene spazzata via, oltre duemila i morti. Due villaggi, Celo e Toc, scompaiono completamente dalla mappa, sommersi dall’onda di piena generata dalla frana. Sono passati 63 anni dalla terribile notte che ha segnato per sempre un'intera area del Nord Est e l'Italia intera, ammutolita di fronte alle immagini desolanti provenienti da Longarone, Erto e Casso.
Nel giorno dell’anniversario, Rai Cultura ripropone lo speciale “Voci dal Vajont. 9 ottobre 1963”, in onda oggi alle 15.55 su Rai Storia. C’è un prima – come si è arrivati a quell’evento, i segnali, chi ha saputo “prevedere” – e un dopo, ossia cosa ha comportato per la popolazione di quel territorio devastato: un’indelebile ferita nell’anima e nella vita di piccole comunità e un futuro difficilissimo da affrontare. Nello speciale vengono utilizzati molti filmati d’epoca, che mostrano e raccontano in presa diretta quello che era successo e stava succedendo – con servizi, come ad esempio Tv7, e riprese inedite –, le testimonianze di allora dei sopravvissuti e dei superstiti. La chiave principale del racconto è entrare il più possibile “dentro” quel disastro facendo emergere le voci di chi in vario modo lo ha vissuto “sulla pelle viva”, la “gente del Vajont”: i sopravvissuti-testimoni, alcuni all’epoca bambini o adolescenti, chi li ha soccorsi, chi ha visto e ha voluto filmare con la sua piccola cinepresa l’immane devastazione. Sono quindi loro – con interviste fatte oggi sui luoghi del disastro – i protagonisti del racconto e coloro che tengono viva la memoria. Lo Speciale è anche un contributo per far conoscere a chi meno sa del disastro - i più giovani -cosa ha rappresentato concretamente per gli abitanti di Erto, Casso, Longarone e dei paesi vicini: un dramma non solo “materiale”, ma anche psicologico.
Nello speciale di Rai Friuli Venezia Giulia “Il medico del Vajont” - in onda oggi alle 19.30 su Rai Storia - il disastro, di matrice umana, viene ricostruito a partire dai ricordi di alcuni testimoni e grazie a un ricco materiale di archivio, per rendere un doveroso omaggio alle tante – troppe - vittime innocenti e restituire alle giovani generazioni la conoscenza di un evento spesso e a lungo dimenticato. Il racconto del Vajont di ieri viene poi sfumato per dare rilievo al Vajont attuale, abitato – oggi come allora - da persone semplici e fiere, avvezze alle scomodità e all'oblio spesso riservato alle genti di montagna. Da qualche tempo, tuttavia, una figura atipica è sopraggiunta a fornire l'ascolto e il sostegno sovente mancati: un medico di base dalla vita singolare che in tarda età ha cercato – e trovato – il suo riscatto personale proprio nel servizio reso negli ambulatori del Vajont e della Valcellina. (9 ott - red)
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