Roma, 12 ott – Sale la tensione in Arabia Saudita dopo due attacchi contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, che hanno provocato complessivamente 13 morti e 320 feriti, secondo i bilanci diffusi dalle autorità saudite. Il primo attacco, sabato 10 ottobre, ha causato 12 morti e 309 feriti; un secondo raid, domenica, ha ucciso un cittadino pakistano e ferito altre 11 persone. Gli attacchi sono stati rivendicati dagli Houthi dello Yemen, che hanno intensificato le operazioni contro obiettivi sauditi nel quadro della nuova fase del conflitto yemenita. Riad ha annunciato una risposta decisa, mentre cresce il rischio di un allargamento delle ostilità con un eventuale coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. L’attacco di sabato ha colpito un terminal passeggeri dell’aeroporto, provocando un incendio. Secondo l’Autorità generale saudita per l’aviazione civile, tra le vittime ci sono quattro cittadini sauditi, due bengalesi e cittadini di Stati Uniti, Egitto, Giordania, Siria, Palestina e Sudan. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato la morte di un cittadino statunitense e condannato l’attacco. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha denunciato il raid, ricordando che gli attacchi contro civili e infrastrutture civili violano il diritto internazionale. La responsabilità del primo attacco è stata rivendicata dagli Houthi domenica. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva inizialmente riferito che un proiettile non identificato aveva colpito il terminal, mentre le difese aeree saudite avevano intercettato un altro missile. Domenica sera un nuovo attacco ha provocato un incendio e ulteriori vittime. L’Autorità per l’aviazione civile ha confermato che l’aeroporto era stato nuovamente preso di mira, senza fornire inizialmente ulteriori dettagli sulle modalità dell’incursione.
Le conseguenze si sono estese ai collegamenti aerei e alla vita quotidiana della capitale. Le operazioni aeroportuali sono state sospese, con voli cancellati o dirottati, e diverse compagnie hanno interrotto i collegamenti con destinazioni saudite. Le scuole di Riad sono passate alla didattica a distanza per una settimana. Stati Uniti, Canada, Germania e altri Paesi hanno diffuso avvisi di viaggio, invitando i propri cittadini alla prudenza. Gli attacchi si inseriscono nell’intensificazione della guerra in Yemen, dove le forze governative sostenute da Riad hanno avviato il 4 ottobre l’operazione militare «Dawn of Yemen» per riconquistare territori controllati dagli Houthi, compresa la città portuale di Mocha e l’isola di Mayyun, nei pressi dello stretto di Bab el-Mandeb. I combattimenti si sono estesi a diversi fronti, mentre le forze governative rivendicano avanzate che il movimento ribelle contesta. È inoltre venuta meno la tregua mediata dalle Nazioni Unite che aveva contribuito a contenere le ostilità dal 2022. Gli Houthi, movimento sostenuto dall’Iran, hanno intensificato gli attacchi con missili e droni contro aeroporti, installazioni militari e infrastrutture petrolifere saudite. La coalizione guidata da Riad ha riferito di aver intercettato missili diretti verso il regno, mentre un proiettile è caduto nei pressi dell’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, nell’est del Paese. Gli Houthi hanno inoltre rivendicato attacchi contro obiettivi petroliferi, ma alcune di queste affermazioni non risultavano confermate dalle autorità saudite.
La crisi rischia ora di coinvolgere direttamente Washington. Il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato aperta la possibilità che gli Stati Uniti partecipino alle operazioni militari saudite contro gli Houthi, dichiarando che l’ipotesi è allo studio. Non è stata tuttavia annunciata una decisione definitiva. Secondo quanto riferito dai media statunitensi, Washington starebbe già fornendo assistenza nell’intelligence, nell’individuazione degli obiettivi e nella pianificazione dell’offensiva sostenuta da Riad. La nuova escalation si intreccia con la più ampia crisi regionale e con i tentativi di riaprire lo stretto di Hormuz, strategico per il traffico energetico mondiale. Il responsabile della sicurezza iraniana Mohsen Rezaei ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero accettato alcune delle sette condizioni poste da Teheran per un accordo sulla riapertura dello stretto, giudicando però «inadeguata» la risposta americana. Il negoziato resta quindi incerto, mentre gli attacchi in Arabia Saudita aprono un ulteriore fronte di instabilità. A preoccupare non è soltanto la sicurezza del regno, ma anche quella delle rotte commerciali. Gli Houthi hanno già minacciato la navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, passaggio fondamentale per i collegamenti tra Mediterraneo e Oceano Indiano. Un ulteriore ampliamento del conflitto potrebbe quindi avere conseguenze sulla sicurezza marittima e sui flussi energetici internazionali. Per Riad, il doppio attacco all’aeroporto rappresenta una delle più gravi escalation di sicurezza degli ultimi anni. La risposta saudita, le eventuali decisioni di Washington e l’evoluzione dell’offensiva in Yemen saranno decisive per capire se la crisi resterà circoscritta al conflitto yemenita o contribuirà ad allargare ulteriormente la guerra in Medio Oriente.





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