Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

ATTACCHI HOUTHI
ORA LA RISPOSTA USA?

ATTACCHI HOUTHI <BR> ORA LA RISPOSTA USA?

Nuovi attacchi missilistici contro l'Arabia Saudita, minacce degli Houthi agli Stati Uniti e un bilancio di almeno 20 morti e 356 feriti negli aeroporti sauditi tra il 6 e l'11 ottobre. La crisi mediorientale continua ad aggravarsi mentre Washington valuta un possibile intervento militare contro i ribelli yemeniti e il presidente americano Donald Trump ammette le difficoltà di individuare interlocutori con cui negoziare in Iran, dopo la campagna di eliminazioni mirate dei dirigenti della Repubblica islamica. Nelle ultime ore la coalizione militare guidata da Riad ha annunciato l'intercettazione di tre missili balistici lanciati dagli Houthi, mentre il traffico aereo internazionale subisce nuove cancellazioni e sospensioni. Il portavoce della coalizione militare araba, Turki al-Maliki, ha riferito che un missile diretto verso Riad è stato intercettato e distrutto, così come altri due lanciati contro Khamis Mushait, nel sud-ovest del Paese. Gli Houthi hanno rivendicato un attacco contro l'aeroporto internazionale King Khalid della capitale saudita, sostenendo di averlo colpito con precisione, e un'operazione con drone contro la base di Khamis Mushait. La rivendicazione è arrivata dopo che nella capitale erano state avvertite diverse esplosioni e le autorità avevano invitato la popolazione a cercare riparo. Non risultano conferme indipendenti sull'esito degli attacchi rivendicati.

Secondo l'Autorità generale dell'aviazione civile saudita, gli attacchi contro gli aeroporti del Regno tra il 6 e l'11 ottobre hanno provocato 20 morti e 356 feriti. Tra gli episodi più gravi figura quello del 10 ottobre contro l'aeroporto di Riad, nel quale, secondo fonti regionali citate dall'Associated Press, sono morte almeno 13 persone e oltre 300 sono rimaste ferite. Le autorità saudite hanno avviato un'indagine per accertare perché i sistemi di difesa aerea non siano riusciti a intercettare i missili e i droni diretti contro lo scalo. Secondo le prime ricostruzioni riferite da due funzionari regionali, gli Houthi avrebbero impiegato inizialmente diversi droni per aprire la strada a una successiva ondata di missili da crociera e balistici.

La possibilità di un coinvolgimento diretto americano ha provocato un nuovo avvertimento dei ribelli yemeniti. Mohammed al-Bukhaiti, membro dell'ufficio politico degli Houthi, ha dichiarato all'Afp che un eventuale intervento statunitense nei bombardamenti contro lo Yemen comporterebbe una risposta rapida e dolorosa contro gli Stati Uniti e i loro interessi regionali. Il dirigente ha inoltre invitato lavoratori e dipendenti delle infrastrutture petrolifere e aeroportuali saudite ad allontanarsi, definendo queste strutture possibili obiettivi. Trump, che ha affermato di prendere in considerazione la partecipazione americana agli attacchi sauditi, ha accusato gli Houthi di comportarsi molto male.

Le conseguenze dell'escalation si sono estese ai collegamenti aerei. Etihad Airways ha cancellato i voli tra Abu Dhabi e Riad, Gedda e Dammam, mantenendo sospesi quelli verso la capitale almeno fino al 19 ottobre. Qatar Airways ha annunciato la sospensione temporanea dei collegamenti con Riad e Dammam, mentre Delta Air Lines ha rinviato a marzo 2027 l'avvio della rotta Atlanta-Riad. L'ambasciata americana ha invitato i cittadini statunitensi alla massima prudenza negli aeroporti sauditi. La Federal Aviation Administration ha inoltre disposto un avviso di sicurezza, valido fino al 10 dicembre, sui rischi per i velivoli derivanti dalle operazioni militari e dalle interferenze ai sistemi di navigazione satellitare. Gli scontri hanno coinvolto anche il territorio yemenita. Gli Houthi hanno denunciato la morte di nove civili, tra cui cinque bambini e una donna, nei bombardamenti sauditi contro la provincia settentrionale di Al-Jawf. Sul fronte opposto, la Rete yemenita per i diritti e le libertà ha attribuito ai ribelli 43 violazioni nel governatorato di Taiz nelle ultime 24 ore, con cinque civili uccisi e 17 feriti. Tra le vittime figurerebbe una bambina di cinque anni, morta nel bombardamento della propria abitazione nel distretto di al-Misrakh. Secondo l'organizzazione, oltre 180 proiettili sono stati sparati contro aree residenziali, danneggiando abitazioni, veicoli e strutture civili. Gli Houthi hanno inoltre rivendicato l'abbattimento di un drone militare saudita nella provincia di Saada.

Trump ha riconosciuto le difficoltà diplomatiche provocate dalle operazioni militari contro la leadership iraniana. Durante un comizio a Youngstown, in Ohio, il presidente ha dichiarato: "Potremmo aver esagerato con la leadership, perché non sappiamo più con chi diavolo abbiamo a che fare". Trump ha aggiunto che Washington fatica a individuare una controparte con cui negoziare e ha ribadito che Teheran non dovrà ottenere armi nucleari. Ha inoltre sostenuto che il prezzo della benzina diminuirà con la fine della guerra, escludendo, sulla base delle proprie valutazioni, un sostegno significativo di Cina e Russia alla Repubblica islamica. Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha assicurato che l'Iran continua a perseguire seriamente gli sforzi diplomatici, indicando tra le priorità la rimozione delle sanzioni occidentali attraverso la diplomazia economica. Resta invece alta la tensione nello Stretto di Hormuz, dove i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato il danneggiamento di tre superpetroliere in due giorni. Le forze iraniane sostengono che le imbarcazioni abbiano violato le restrizioni imposte alla navigazione. Il centro britannico per la sicurezza marittima UKMTO non aveva confermato attacchi nella giornata di lunedì, ma aveva segnalato almeno due navi colpite da proiettili domenica. Il comandante dei Guardiani della rivoluzione, Ahmad Vahidi, ha ribadito che le potenze esterne non hanno diritto di interferire nello Stretto e nel Golfo Persico.

Sul piano internazionale si è aperto un nuovo confronto tra Teheran e i Paesi occidentali. Ventisette governi, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, hanno condannato le presunte attività ostili iraniane all'estero, dopo che Londra ha attribuito con elevata probabilità ai Guardiani della rivoluzione un episodio di sicurezza nella base britannica di RAF Fairford. Il governo britannico ha annunciato sanzioni contro due cittadini iraniani, mentre la Nato ha espresso sostegno alla posizione degli alleati. L'Iran ha respinto le accuse, chiedendo prove concrete del proprio coinvolgimento. Intanto a Gaza, le Nazioni Unite hanno segnalato nuove difficoltà per le operazioni umanitarie. Secondo il portavoce Stephane Dujarric, le autorità israeliane hanno emesso sabato quattro ordini di evacuazione e due ordini di riparo sul posto nell'arco di due ore, interessando anche siti utilizzati dalle organizzazioni umanitarie. Non sono stati segnalati danni, ma l'Onu ha denunciato le difficoltà operative per gli operatori impegnati nella Striscia. Il funzionario Ramiz Alakbarov, al termine di una visita di due giorni, ha raccolto dalle famiglie sfollate richieste urgenti di tende, indumenti invernali, illuminazione e assistenza economica. (13 ott - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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