Adesso anche in molti all’interno dello staff presidenziale trumpiano sono preoccupati per le ripercussioni, tutt’altro che positive, che potrebbe avere un’eventuale diretta streaming dell’esecuzione di Nidal Hasan, l'autore della sparatoria di Fort Hood. Nonostante “l’entusiasmo” con il quale il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha lanciato l’idea, la valanga di critiche che questa ha sollevato sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti ha evidentemente indotto la Casa Bianca a valutare un possibile “piano B”.
LA PARALISI SUL PATIBOLO E L'INCUBO DI UNA DIRETTA SHOCK. Appare evidente che l’entourage del tycoon abbia preso coscienza della macabra realtà di ciò che andrebbe in onda davanti agli occhi del mondo intero: qui si parla infatti di legare a una sedia e piazzare davanti a un plotone d'esecuzione un uomo di cinquantasei anni completamente paralizzato e costretto da anni su una sedia a rotelle. È proprio questa immagine plastica e visivamente devastante — quella di un condannato paraplegico, rimasto invalido proprio dopo essere stato ferito da diversi proiettili durante l'attacco del 2009, messo al muro da soldati armati — ad aver trasformato l'iniziativa del segretario della Difesa in una polveriera mediatica.
Dunque, all'interno degli “uomini del presidente” cresce il panico che il live non venga percepito come una prova di forza e deterrenza della giustizia militare americana, bensì come uno spettacolo di inusitata crudeltà verso un disabile. La prospettiva di diffondere in rete le immagini di un condannato in sedia a rotelle raggiunto da una scarica di proiettili rischia di offrire ai gruppi jihadisti il più potente ed efficace video di martirologio e reclutamento degli ultimi decenni, vanificando qualsiasi intento punitivo.
IL DISTACCO DI VANCE E LE CAUTELE DEL TYCOON. Di fronte alla bufera cresciuta nelle ultime ore, la linea di fermezza ostentata inizialmente dal Pentagono ha iniziato a scricchiolare apertamente ai livelli più alti dell'esecutivo. Trump, sollecitato ieri dai cronisti sui dubbi della misura, ha evitato di blindare l'iniziativa di Hegseth, limitandosi a spiegare che le opzioni sul tavolo sono molteplici e che “la decisione finale spetterà unicamente alla presidenza”. Una presa di distanza ancora più netta era arrivata già nei giorni scorsi dal vicepresidente JD Vance, il quale, interrogato sull'eventualità di sintonizzarsi per seguire la condanna a morte del cinquantaseienne ex maggiore e psichiatra dell'esercito, aveva liquidato la questione con una dichiarazione tagliente: “Non ho alcuna intenzione di guardare lo streaming dell'esecuzione”. Un cortocircuito politico evidente che dimostra come l'entourage del tycoon stia cercando una via d'uscita per ridimensionare l'annuncio senza dare l'impressione di cedere del tutto alle pressioni degli avversari.
LA SPACCATURA TRA I SOPRAVVISSUTI DI FORT HOOD: GIUSTIZIA SÌ, MA SENZA CIRCO. Il tragico dettaglio della disabilità di Hasan e la prospettiva dello schermo globale dividono anche chi ha vissuto in prima persona l'inferno del 5 novembre 2009 nella base texana, costato la vita a tredici persone. Alonzo Lunsford, uno dei veterani sopravvissuti nonostante sia stato raggiunto da diversi proiettili durante la sparatoria, ha ribadito la ferma volontà di essere presente all'atto finale per “guardare negli occhi” l'attentatore, ma si è detto nettamente contrario a trasformare la punizione in un evento di intrattenimento di massa per la rete. Molti superstiti e familiari delle vittime denunciano come la trasmissione in diretta streaming finirebbe per compiere esattamente il disegno ideologico del condannato. Regalare a un terrorista la visibilità di una platea globale e l'immagine di un uomo in sedia a rotelle giustiziato in diretta si tradurrebbe nell'ultimo sfregio alla memoria delle vittime, trasformando un solenne e tardivo atto di giustizia in uno show mediatico di dubbio gusto.
L'OMBRA DI CHRISTA PIKE E LA TRAPPOLA ELETTORALE DELLE MIDTERM. A rendere il quadro ancora più esplosivo è il momento storico in cui si inserisce la vicenda, segnato dalle violente polemiche seguite al fallimento dell'esecuzione di Christa Pike in Tennessee. L'esito drammatico dell'iniezione letale tentata sulla detenuta, sopravvissuta tra atroci sofferenze prima che la procedura venisse interrotta e costretta al ricovero in terapia intensiva, ha riaperto una profonda ferita nazionale sulla capacità dello Stato di somministrare ricorrere al boia senza sfociare nella tortura. Con le elezioni di midterm ormai alle porte, la gestione del caso Hasan rischia di rivelarsi un micidiale boomerang elettorale per il partito repubblicano. Se la retorica dell'occhio per occhio appaga l'elettorato conservatore più radicale, l'idea di trasmettere in mondovisione la fucilazione di un condannato paraplegico spaventa l'elettorato moderato e indipendente delle periferie urbane. La Casa Bianca si trova ora costretta a ponderare in fretta il “piano B”, nel tentativo di disinnescare una bomba mediatica che rischia di costare carissima alle urne. (14 OTT – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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