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MELONI: PERICOLOSA
L’INTESA USA-RUSSIA

MELONI: PERICOLOSA <br> L’INTESA USA-RUSSIA

 Contenere i prezzi dell’energia è un obiettivo condiviso, ma l’intesa annunciata dagli Stati Uniti sul gasolio russo rischia di produrre effetti opposti a quelli sperati: legittimare Mosca, alimentare le risorse con cui finanzia la guerra in Ucraina e indebolire la pressione delle sanzioni occidentali. È la posizione espressa dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. La premier ha definito l’iniziativa “una scelta molto rischiosa”, mettendo in dubbio che possa contribuire davvero a ridurre il costo dei carburanti. “Il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari”, ha avvertito Meloni, ricordando che l’impennata dei prezzi dei carburanti dipende “soprattutto dalla guerra in Iran, non dal conflitto in Ucraina”. Un’eventuale apertura alle forniture russe, ha sottolineato, potrebbe tradursi in “una legittimazione per Mosca”, in nuove entrate per finanziare la guerra e in “un implicito indebolimento della leva sanzionatoria”. Una linea che, secondo la premier, rischia di entrare in contraddizione con gli obiettivi perseguiti dall’Occidente nei confronti del Cremlino. Il dossier energetico sarà uno dei temi del Consiglio europeo, insieme alla competitività industriale. Meloni ha chiesto di intervenire sul costo dell’energia, che penalizza le imprese europee, contestando anche alcune regole comunitarie che rischiano di ostacolare gli investimenti nella transizione. Sul bilancio pluriennale, ha avvertito, “non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia”. Roma non accetterà un ridimensionamento della Politica agricola comune, della Pesca e della Coesione, perché “non esiste sicurezza senza sicurezza alimentare e non esiste vera competitività senza pari dignità tra i territori”.

La premier ha inoltre criticato i criteri di ripartizione delle risorse europee, sostenendo che l’Italia non possa continuare a versare più di quanto riceve, mentre alcuni Stati mantengono sconti sui contributi. “Non si può pretendere che i sacrifici siano europei, e i privilegi invece siano nazionali”, ha affermato. Sul finanziamento delle nuove priorità, Meloni ha espresso riserve sulle risorse proprie proposte dalla Commissione: l’obiettivo, ha detto, deve essere alleggerire il peso sui bilanci nazionali “senza nuove tasse a carico di cittadini e imprese europei”. Ha anche aperto alla possibilità di un rimborso più graduale del debito di Next Generation EU. Sul fronte internazionale, la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di sostenere l’Ucraina e mantenere una posizione europea capace di incidere sui negoziati, mentre sul Medio Oriente ha chiesto più aiuti per Gaza e una navigazione libera nello stretto di Hormuz e nel Bab el-Mandeb, senza pedaggi. “A Gaza servono più aiuti e servono in fretta”, ha detto, insistendo anche sul disarmo di Hamas e sul rilascio delle risorse fiscali palestinesi trattenute da Israele. Sulle rotte marittime, la richiesta è di rafforzare la missione europea Aspides: “Servono più navi, e servono ora”.

Un altro capitolo centrale sarà la gestione dei flussi migratori. Meloni ha rivendicato il calo degli attraversamenti irregolari registrato da Frontex e difeso la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere con la Spagna dopo gli eventi di Ceuta. “Non accettiamo che difendere i confini sia un diritto per gli altri e una colpa quando riguarda l’Italia”, ha dichiarato. La premier ha chiesto inoltre più rimpatri e strumenti comuni per contrastare i trafficanti, sostenendo che chi entra illegalmente “non può contare di restarci”. Tra le proposte, l’attuazione degli hub per i rimpatri nei Paesi terzi, per i quali l’Italia chiede risorse nel prossimo bilancio europeo. La linea che Meloni porterà a Bruxelles è quella di un’Unione più attenta alla competitività, alla sicurezza e alla difesa degli interessi nazionali. “Per anni ci hanno detto che, per contare in Europa, l’Italia doveva rinunciare a difendere i propri interessi. Abbiamo dimostrato il contrario”, ha concluso al Senato. L’obiettivo, ha detto, è un’Europa che protegga chi lavora e produce “invece di ostacolarli”.

(PO / Sis)  

(© 9Colonne - citare la fonte)
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