“Ero circondato da tante persone ma era come se fossi solo. Ero chiuso nel mio unico pensiero: da domani la mia vita sarà diversa. Non riuscivo a capire quello che mi stava succedendo”. A quasi dieci anni di distanza dal suo addio al calcio, Francesco Totti ricorda così in un’intervista a Walter Veltroni sul Corriere della Sera quel 28 maggio del 2017 allo Stadio Olimpico. “Dopo mi aspettava una festa clamorosa”, ricorda l’ex capitano della Roma, “ma ero morto dentro”. E ammette: “C’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione, non riuscivo a ritrovare il senso delle cose”. Un “vuoto” diventato “voragine” dopo la morte del padre per Covid. Il numero dieci della Roma ripercorre poi la scoperta del problema di salute del figlio Cristian, il calvario passato da lui stesso dopo aver contratto una grave forma di Covid per poi passare al presente: “Tornare alla Roma? Mai dire mai”. Per altre squadre non c’è posto, nemmeno come calciatore: “Quando ho smesso – afferma – mi hanno cercato due squadre, il Como e il Genoa. Cuore e testa dicevano due cose. Ho seguito il cuore: ho avuto una sola maglia per tutta la vita e così doveva restare”. (18 ott-mol)
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