La mostra “Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia” che avrà luogo a Biella è una riflessione, per molti aspetti inedita, su cinquant’anni di ricerca e studi sul Divisionismo. Il nuovo progetto espositivo, a cura di Niccolò D’Agati e Sergio Rebora, sarà nelle sedi di Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero, dal 28 novembre al 4 aprile 2027. Con oltre 150 opere, l’esposizione propone una rilettura del Divisionismo concentrata sulla sua evoluzione nel XX secolo, quando si afferma come uno dei linguaggi più radicali e innovativi della ricerca d’avanguardia, con artisti come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Vittore Grubicy de Dragon, Emilio Longoni, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Leonardo Dudreville e Guido Marussig. La mostra prende avvio dal 1899, anno della morte di Giovanni Segantini, snodo simbolico di un passaggio cruciale per il Divisionismo che non esaurisce la propria vicenda nell’Ottocento, il secolo che lo ha visto nascere, ma prosegue oltre gli anni Trenta. Nelle due sedi espositive sarà possibile scoprire rari capolavori del Divisionismo toscano, romano, veneto, ligure, piemontese e lombardo, allestiti in ordine tematico e visuale, con un’attenzione particolare agli aspetti formali del primo trentennio del ventesimo secolo. È nei primi decenni del Novecento che questa ricerca rivela pienamente la propria capacità propulsiva, supera i confini geografici e culturali delle origini e apre la strada alle sperimentazioni moderne. La mostra biellese ricostruisce l’evoluzione della lezione divisionista fino agli anni Trenta, quando le sue ricerche entrano in dialogo con la cultura Déco e con il Ritorno all’ordine. La mostra restituisce così al Divisionismo la sua natura di linguaggio aperto e dinamico e ne evidenzia il ruolo centrale nel raccogliere, anticipare e interpretare le sensibilità più vive della ricerca artistica italiana tra Otto e Novecento. Accompagna la mostra il catalogo “Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia”, a cura di Niccolò D’Agati e Sergio Rebora, con numerosi saggi e contributi critici, pubblicato da Dario Cimorelli Editore. Al fine di garantire la massima partecipazione delle scuole di ogni ordine e grado è loro riservata la gratuità di accesso come già avvenuto per le precedenti mostre. La mostra è organizzata da Palazzo Gromo Losa Srl, società strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, e Dario Cimorelli Editore, in collaborazione con il Comune di Biella, Palazzo Ferrero - Fondazione Accademia Perosi ets, Biella Città Creativa Unesco, con il sostegno del Gruppo Banca di Asti. (gci)
FIRENZE, A PALAZZO STROZZI “BURROWED” DI JOANNA PIOTROWSKA
A Firenze, dal 10 novembre al 24 gennaio 2027, la Fondazione Palazzo Strozzi presenta “BURROWED”, la prima mostra personale di Joanna Piotrowska presso un’istituzione italiana. Ideato appositamente per il Project Space di Palazzo Strozzi e curato da Leonardo Bigazzi, il progetto riunisce un nuovo nucleo di opere che esplorano le tensioni tra intimità e controllo, vulnerabilità e resistenza, protezione e oppressione. Attraverso la fotografia e altre forme espressive basate sull’immagine, la ricerca di Joanna Piotrowska (Polonia, 1985) indaga le dinamiche psicologiche e sociali che attraversano la vita quotidiana, concentrandosi in particolare sul modo in cui corpi, spazi e relazioni possono diventare luoghi di negoziazione, tensione e trasformazione. Il termine inglese burrowed evoca un movimento verso l’interno, l’atto di scavare e ricavare uno spazio appartato che offre protezione e riparo. Attraverso la fotografia e il collage, le opere di Piotrowska abitano uno spazio di irrisolta intensità psicologica, in cui ogni immagine sembra trovarsi sulla soglia di un evento, sospesa in una condizione di potenzialità. La sua pratica esplora spesso ciò che si cela al di sotto di quanto vi è di familiare nei gesti quotidiani, negli spazi domestici e nelle relazioni interpersonali, rivelandone le strutture più ambigue. L’intimità può trasformarsi in una forma di reclusione, la protezione può sfiorare il confinamento e interazioni apparentemente innocue possono recare tracce di conflitto, vulnerabilità o difesa. La violenza è raramente esplicita; piuttosto, persiste come una forza latente al di sotto della superficie, là dove i confini tra sicurezza e minaccia rimangono incerti. La tensione che ne scaturisce nasce precisamente dall’opacità della sua origine, che sfugge a ogni chiara identificazione o risoluzione. La mostra “Joanna Piotrowska. BURROWED” è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi. Sostenitori pubblici: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze. Sostenitori privati: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Si ringrazia: Consonni Radziszewski (Lisbona, Milano, Varsavia). (gci)
A FABRIANO (AN) L’OMAGGIO ALL’ARTISTA EDGARDO MANNUCCI
In occasione del 40° anno dalla scomparsa di Edgardo Mannucci, Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana celebra il grande protagonista dell'arte plastica informale italiana e internazionale, con un progetto espositivo e culturale che ne valorizza le radici marchigiane. Dal 19 settembre al 10 gennaio 2027 il Polo museale di Zona Conce a Fabriano ospita la mostra “Mannucci. Fuoco e genesi” a cura di Fabio Marcelli, professore di Storia dell’arte moderna all’Università di Perugia, con l’obiettivo di documentare il percorso artistico di Edgardo Mannucci lungo tutta la sua vita, dalla formazione a Roma nel primo dopoguerra alla scelta del post-cubismo della fine degli Anni ’40, fino all’affermazione e consacrazione tra i protagonisti della scultura informale nazionale e internazionale. Nato a Fabriano nel 1904 e morto ad Arcevia nel 1986, Mannucci è stato uno dei più importanti scultori italiani della metà del secolo scorso, il cui apporto è stato rilevante non solo in ambito nazionale ma anche europeo, con una costante predilezione per la lavorazione del metallo, che ha trovato una significativa espressione anche attraverso l’arte orafa. Non a caso, il titolo che guida questo progetto intende evocare il patrimonio genetico della sua poetica e della feconda ricerca artistica, con un naturale riferimento alla sua plastica dei metalli: la ricerca ancestrale, vivificante e creatrice del fuoco e, attraverso questo, la genesi della forma nello spazio. La mostra odierna vuole essere un sincero omaggio alla memoria di Enrico Crispolti, scomparso nel 2018, che nella sua inimitabile carriera di ricerca ha contributo in modo determinante allo studio critico di numerosi artisti fabrianesi e marchigiani, su tutti, oltre a Mannucci, Luigi Bartolini, Quirino Ruggeri, Roberto Stelluti e Giuseppe Uncini. Seguendo quelli che furono gli studi e le suggestioni di Crispolti, nel percorso espositivo le opere plastiche di Mannucci sono poste in dialogo con dipinti, disegni e sculture di numerosi artisti, tra cui Aurelio Amendola, Mirko Basaldella, Alberto Burri, Corrado Cagli, Alik Cavaliere, Aurelio Ceccarelli, Mario Ceroli, Pietro Consagra, Mario D’Incecco, Agenore Fabbri, Piero Dorazio, Ignazio Gadaleta, Mario Giacomelli, Renato Guttuso, Leoncillo Leonardi, Gino Marotta, Luciano Minguzzi, Nuvolo, Arnaldo Pomodoro, Enrico Prampolini, Daniel Spoerri, Roberto Stelluti, Valeriano Trubbiani, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini, Emilio Vedova, Antonella Zazzera. Il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, prestatore di due opere in mostra, sarà partner tecnico per l’accessibilità all’esposizione e sta studiando, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, un percorso audio tattile di esplorazione sensoriale tra una selezione di opere della collezione permanente di Edgardo Mannucci con contenuti adattati e didascalie in braille. In accordo con il Comune di Arcevia (AN), dove l’artista visse alla fine della sua stagione romana, operando nel suo laboratorio allestito nella ex chiesa di San Francesco di Paola, Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana promuoverà un nuovo allestimento della "Galleria d'Arte Moderna Ruggeri - Mannucci - Bruno d’Arcevia”, nel Centro Culturale San Francesco, dotandola di un catalogo delle opere. Altre iniziative di studio e promozione culturale saranno condivise con l’Archivio Edgardo Mannucci di Arcevia, con il Liceo Artistico “Edgardo Mannucci” di Ancona e con il Comune di Ancona, Capitale Italiana per la Cultura 2028. (gci)
“ANCESTRAL ENERGIES”: LE OPERE DI EMMA TALBOT AL 21ART PADOVA
21Art Padova presenta “Ancestral Energies. Transformations of Mind and Matter”, mostra personale di Emma Talbot (Stourbridge, 1969), tra le voci più originali dell'arte britannica, vincitrice nel 2020 del Max Mara Art Prize for Women. Curata da Cesare Biasini Selvaggi, l'esposizione è aperta al pubblico dallo scorso 25 settembre fino al 30 gennaio 2027 e porta per la prima volta in Italia una serie di dipinti su seta realizzati dall'artista tra il 2023 e il 2025. La mostra propone una profonda riflessione sulla natura viscerale e filosofica della trasformazione, intesa come flusso perenne che accomuna l'esperienza umana e la materia del mondo naturale. A partire dal principio einsteiniano per cui “tutto è energia” - una forza indivisibile, condivisa e incapace di estinguersi, ma destinata a perenni metamorfosi - le opere in mostra integrano figurazione, astrazione e motivi decorativi per mappare le dinamiche invisibili che attraversano lo spazio e la psiche. In questa ricerca, la natura si rivela al contempo antica e radicalmente contemporanea: un'entità testimone, i cui elementi - dalle rocce millenarie alle onde fluttuanti - mettono in equilibrio il fragile con il monumentale. Le figure umane di Talbot, prive di volto e strutturate come veri e propri avatar, si muovono all'interno di scenografie oniriche. Dotati di arti multipli e anatomie espanse, questi soggetti quasi ibridi fluttuano, cadono ed eseguono azioni simultanee, superando la letteralità del corpo umano per restituire la complessità dei nostri stati mentali, delle nostre proiezioni e delle nostre memorie. 21Art è una società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell'imprenditore Davide Vanin. (gci)
A ROMA L’OPERA DI NIKOS FLOROS DEDICATA A MARIA CALLAS
Esposta un’opera monumentale dedicata alla figura e alla voce di Maria Callas. Fino al 15 novembre il Museo di scultura antica Giovanni Barracco di Roma accoglie “Divina d’Acciaio”, dell’artista greco Nikos Floros, che celebra la figura archetipica della soprano, sospesa tra memoria classica e contemporaneità. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da N.F. Art Company, a cura di Nikos Floros, co-curatrice Nicoletta Capasso. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura. L’ispirazione dell’opera affonda le radici nell’agosto del 1960, quando la voce di Maria Callas risuonò nell’eterno silenzio del teatro di Epidauro, interpretando la Casta Diva di Bellini dinanzi a migliaia di spettatori, in un luogo consacrato all’antico rito del teatro. Come le maschere tragiche che un tempo riecheggiavano sulle pietre millenarie dell’Argolide, la Divina incarna la voce assoluta: erede di una civiltà che elevò il canto a forma di sacralità. Nella statua di Floros, Maria Callas è avvolta in un panneggio all’antica, ispirato alle figure muliebri dell’arte classica, in ideale dialogo con le Cariatidi, le Korai e le figure femminili dell’antichità ellenica. Nel palmo di una mano reca il sonogramma della propria voce nell’aria Casta Diva, dalla Norma di Vincenzo Bellini: così, l’immagine della Divina e quella impalpabile del suo stesso canto si offrono insieme allo sguardo, concretizzate nella materia, trasformando l’effimero del suono in materia eterna. Realizzata in acciaio inossidabile, luminoso e imperituro, l’opera consacra Maria Callas nella sua apoteosi scultorea, compiendo il prodigio della metamorfosi: la natura fragile ed effimera della voce assume la forza eterna dei marmi antichi, incarnandosi oggi nella luce immortale della “Divina d’Acciaio”. Il Museo Barracco, votato alla scultura antica per volontà del suo Fondatore, accoglie in piena coerenza con la propria storia questa espressione contemporanea delle arti plastiche, che richiama la statuaria greca. La presenza della Divina in queste Sale intende tuttavia legarsi soprattutto alla grecità di Maria Callas, alla sua potente sensibilità tragica del conflitto insolubile, dell’eroina abbandonata ma eletta, e alla ineguagliabile forza drammatica che ne traeva sulla scena. Attraverso l’opera di Floros, il Museo Barracco rende omaggio alla straordinaria Soprano che Luchino Visconti sognava di vedere sulla scena del teatro di Epidauro, in una tragedia di Euripide o di Sofocle. (gci)
NELLA FOTO. Giuseppe Cominetti, Il volano, 1914. Genova, Wolfsoniana - Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione