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direttore Paolo Pagliaro

UCRAINA, ANCHE LE APP
SONO OBIETTIVI SENSIBILI

UCRAINA, ANCHE LE APP <BR> SONO OBIETTIVI SENSIBILI

“Abbiamo detto che se non volete che attacchiamo le raffinerie russe, allora loro non devono attaccare il nostro sistema energetico. Un'altra opzione: darci i missili Patriot”. Con queste parole, pronunciate nel corso di un'intervista all'emittente statunitense Fox News, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha delineato i contorni di un negoziato complesso che si intreccia direttamente con gli equilibri energetici globali e con le pressioni diplomatiche esercitate dagli Stati Uniti. Il confronto tra le parti si muove su un crinale sottile, segnato non soltanto dalla diplomazia dei missili e delle forniture militari, ma anche da una quotidianità fatta di raid aerei, infrastrutture al collasso e scontri digitali che non accennano a placarsi.

IL BILANCIO DEI RAID E LA SITUAZIONE SUL TERRENO. La pressione militare non conosce pause e continua a colpire duramente le aree urbane e le infrastrutture civili del Paese. Nelle ore scorse, le autorità locali hanno confermato un bilancio drammatico di vittime civili a seguito di attacchi aerei attribuiti alle forze russe. Una donna e una ragazza di tredici anni sono state uccise nella regione di Vinnytsia, nell'Ucraina centrale, come comunicato dall'amministrazione militare regionale attraverso i canali ufficiali di Telegram. Un episodio analogo si è registrato nella regione di Sumy, nel settore settentrionale, dove l'attacco di un drone ha centrato in pieno un'automobile civile. L'impatto non ha lasciato scampo a una passeggera di settant'anni, deceduta sul colpo. Sul fronte meridionale, nello specifico nella zona di Oleshki nella regione di Kherson, la situazione sul campo resta estremamente volatile. Le unità delle forze armate ucraine avevano garantito il rispetto di una pausa umanitaria, ma lo Stato Maggiore ha denunciato come la controparte abbia cinicamente sfruttato il cessate il fuoco per riorganizzare le proprie linee. Durante la tregua si sono infatti registrate rotazioni di truppe, un rafforzamento delle posizioni fortificate, l'ampliamento delle dotazioni anti-drone lungo le arterie stradali e un incremento dei flussi logistici, in particolare per quanto riguarda il rifornimento di munizioni.

LA PARTITA DIPLOMATICA E LA PROPOSTA SUI PATRIOT. Le dichiarazioni rilasciate dal presidente ucraino a Fox News aprono uno scenario inedito sul fronte della strategia militare legata agli impianti energetici. Di fronte all'inflazione globale alimentata dall'impennata dei prezzi dell'energia, l'inquilino della Casa Bianca ha esortato Kiev a sospendere i raid contro le raffinerie russe. La risposta del leader ucraino si è mossa sul terreno di una chiara reciprocità strategica, subordinando lo stop agli attacchi mirati all'arrivo di forniture adeguate di difesa aerea. “Non ho alcuna preoccupazione quando condivido la verità con i miei partner”, ha affermato Zelensky, sminuendo l'ipotesi che la sua linea possa essere interpretata come un tentativo di forzare la mano all'amministrazione repubblicana. La questione dei tempi, tuttavia, rimane il vero nodo gordiano della trattativa. Sebbene il Dipartimento di Stato americano abbia recentemente approvato la vendita di cinquecento missili Patriot, il leader di Kiev ha avvertito che le consegne materiali potrebbero richiedere anni prima di diventare effettivamente operative sui fronti caldi, a fronte di scorte interne che si assottigliano progressivamente.

BLACKOUT ELETTRICO E CRISI ENERGETICA. La vulnerabilità strutturale della rete elettrica ucraina continua a pagare il prezzo più alto della campagna di bombardamenti. L'operatore nazionale Ukrenergo ha confermato che in diverse regioni del Paese si è reso necessario l'uso di blackout di emergenza per fronteggiare una situazione definita estremamente complessa. “Le interruzioni di corrente di emergenza saranno revocate non appena la situazione nel settore energetico si sarà stabilizzata”, ha fatto sapere l'azienda, sottolineando l'impegno dei tecnici per ripristinare la funzionalità della rete nel più breve tempo possibile. Particolarmente critica è la situazione nella capitale e nella sua regione circostante, dove il fornitore privato DTEK ha dovuto applicare tagli mirati per evitare il collasso totale del sistema di distribuzione.

LA GUERRA CIBERNETICA E LE APP VIOLATE. Il conflitto si combatte ormai con pari intensità anche nello spazio digitale. Nelle ultime ore, il Ministero russo per le situazioni di emergenza ha segnalato un massiccio attacco informatico diretto contro la propria app mobile, uno strumento impiegato per diramare allerte pubbliche in merito agli attacchi di droni e ad altri pericoli imminenti. “Attenzione! L'app mobile è stata oggetto di un massiccio attacco informatico, che ha permesso agli aggressori di diffondere false informazioni al pubblico. Sono in corso i lavori per correggere la vulnerabilità dell'app e ripristinarne il normale funzionamento”, ha dichiarato il ministero russo tramite i propri canali telematici. Un episodio simmetrico si era verificato poco prima, quando l'aeronautica militare di Kiev aveva denunciato la compromissione della propria app ufficiale, utilizzata su scala nazionale per segnalare in tempo reale la minaccia dei raid aerei russi. Se Mosca non ha ancora identificato formalmente i responsabili della violazione subita dai propri sistemi, il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche ha prontamente attribuito l'hacking della propria app ai servizi russi, confermando come la contesa tecnologica sia ormai parte integrante del teatro delle operazioni. (2 NOV – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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