La prima settimana di novembre si apre sotto l'influenza di un impulso d'aria fredda di matrice artica in discesa dai quadranti nord-orientali che determinerà una generale flessione dei valori termici su tutto il territorio nazionale, portando le temperature su livelli di 3-5°C inferiori rispetto alle medie climatologiche del periodo. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, evidenzia come “l'afflusso freddo alimenti, a partire dalla giornata odierna, la formazione di una struttura depressionaria sulle regioni meridionali. Questo vortice ciclonico attiverà una sostenuta ventilazione settentrionale su gran parte del Paese, con raffiche di Grecale e Bora stimate tra 50 e 70 km/h lungo la fascia adriatica e sui crinali montuosi; i bacini marittimi risulteranno molto mossi o localmente agitati al largo, con altezze d'onda significativa comprese tra 2 e 3 metri. L'interazione tra la massa d'aria fredda e la circolazione depressionaria produrrà precipitazioni sparse, localmente temporalesche e con occasionali manifestazioni grandinigene sul versante adriatico e al Mezzogiorno: nella giornata di oggi si registreranno apporti tra 15 e 30 mm/24h sul medio Adriatico e tra 40 e 70 mm/24h sui settori tirrenici meridionali e sul basso Adriatico (ultimi piovaschi da 10 mm/24h sulla Romagna). Nella giornata di martedì 3 i fenomeni tenderanno a concentrarsi all'estremo Sud, con apporti moderati (15-25 mm/24h) tra Puglia, Calabria tirrenica e Sicilia settentrionale, e deboli rovesci sparsi (5-10 mm/24h) sulle zone interne campane, lucane e sul medio Adriatico. Sulla dorsale appenninica centrale le precipitazioni assumeranno carattere nevoso indicativamente oltre i 1200-1400 metri di altitudine”.
“Novembre può essere un mese gelido, un mese in cui si possono verificare ondate di freddo importanti, e per capirlo abbiamo necessità di consultare i dati storici. Ovviamente quelli più distanti dai giorni nostri sono meno influenzati da quello che si chiama cambiamento climatico”. Lo ricorda un approfondimento di Meteo Giornale.it. “Le ondate di freddo e le nevicate associate di novembre, va detto, non sono la norma, ma negli archivi meteo se ne trovano alcune anche di notevole intensità. Va anche detto che questo è un mese in cui le perturbazioni atlantiche che giungono successivamente a un'irruzione di aria fredda possono determinare nevicate intense, perché le precipitazioni di novembre sono mediamente più abbondanti rispetto a quelle di dicembre, quantomeno sulle regioni tirreniche, sulle loro zone interne e, direi, sul Nord Italia. Un'ondata di freddo piuttosto importante si ebbe alla fine di novembre e all'inizio di dicembre 1973, effettivamente un sacco di anni fa. Nella terza decade di novembre giunse una forte colata di aria artica che portò temperature minime fino a -10°C a Milano Malpensa, -8°C a Novara, -7°C a Torino e Pisa. Peraltro, successivamente a questo evento atmosferico, nevicò in Val Padana e persino nelle zone interne del Centro Italia: una forte nevicata interessò, come dicevo, la Pianura Padana, ma attenzione, a Firenze cadde un'abbondante nevicata a novembre, la prima dal 1925, a Siena caddero tra i 15 e i 20 cm di neve e furono imbiancate Pistoia e Lucca, città di pianura della Toscana. Il picco dell'ondata di freddo si prolungò addirittura ai primi di dicembre, con un'eccezionale nevicata al Sud Italia: pensate, caddero fino a 150-200 cm di neve ad Avellino e Benevento e oltre 80 cm a Potenza, mentre sui monti si accumularono metri di neve. Un evento atmosferico che appare scioccante, se lo confrontassimo con quello che succede ai tempi d'oggi”.
E ancora: “All'inizio di novembre 1980, nel periodo 2-4 novembre, quando avvenne in Pianura Padana una delle nevicate più precoci della storia recente. Nei giorni precedenti giunse aria fredda di origine continentale, cioè da est, e poi una perturbazione proveniente da ovest, come normalmente succede in autunno, transitò sull'Italia. In Val Padana c'era il famoso cuscinetto di aria fredda e caddero tra i 20 e i 25 cm di neve a Bologna, 10-15 cm a Parma e Reggio Emilia, la neve cadde anche a Cuneo, mentre a Milano e Torino solo delle spruzzate, evidentemente c'era un'ombra pluviometrica, si chiama così un'area dove cade poca pioggia e altrettanto poca neve, un evento veramente molto precoce. Torniamo un po' indietro, al 1977: il 25 e 26 novembre non ci fu un'ondata di gelo estremo ma una nevicata eccezionale, con 40 cm di neve a Bologna accompagnati da tuoni e fulmini, 20-25 cm a Modena e 13 cm a Reggio Emilia. Fu paralizzata la circolazione praticamente in tutta l'Emilia-Romagna, mentre le raffiche di vento e la neve, caduta tra le altre cose così precocemente, provocarono lo schianto di alberi e danni. Ad oggi è stata la nevicata più intensa mai avvenuta in tempi recenti nella regione a novembre. Andiamo al novembre 1988, quando aria siberiana con temperature veramente da record raggiunse l'Italia. Sentite questa: a Milano Malpensa -13°C, con temperature bassissime vicine a -10°C a Piacenza, Udine e Brescia e un freddo intensissimo in montagna, con -29°C al Plateau Rosa. Andiamo al 1971, sempre a novembre, quando aria gelida di origine russa portò nevicate precoci su gran parte del Nord, compresa la pianura, e coinvolse anche il Centro del nostro Paese. Andiamo poi al 1998, e ci stiamo avvicinando ai giorni d'oggi: un'irruzione di aria artica con nevicate precoci a bassa quota al Nord e al Centro fece segnare diversi record stagionali di freddo, anche se su questa situazione non ho molti dati.
Altri episodi notevoli sono avvenuti nel novembre 2005, con neve in Emilia-Romagna, sino a 20 cm in pianura nel Bresciano e 10 cm ad Alessandria, mentre a Tortona caddero tra i 30 e i 50 cm, come nel caso di Acqui Terme, e a Milano tra i 5 e i 10 cm. Pensate un po', era il 2005 e ora ormai non nevica praticamente più. Il 13 novembre 2017 è un evento che ho voluto approfondire perché siamo vicini ai giorni d'oggi: nevicata in pianura tra Bologna, Imola e Faenza, tutta la via Emilia vide la neve con temperature tra 0°C e +1°C e nel capoluogo emiliano la coltre si accumulò fino a 5-10 cm. Decisamente consistente la nevicata sull'Appennino bolognese, dove alle quote più elevate caddero fino a 50 cm di neve; tra le altre cose ci fu una bufera di neve con tuoni e fulmini, mentre nelle aree adriatiche si ebbero neve e gragnola. La situazione meteorologica fu piuttosto grave, si ebbero disagi sulle autostrade con addirittura la chiusura di alcuni tratti come l'A1 e l'A14, problemi all'aeroporto di Bologna e interruzioni elettriche in Appennino. È stato definito come uno degli episodi di neve più precoci per intensità dopo quello del 3-4 novembre 1980, di cui abbiamo parlato prima. Arriviamo al 21-22 novembre 2024, con neve al Nord-Ovest tra Valle d'Aosta, Piemonte e alta Lombardia: stavolta la neve non cade in pianura, ma ci fu una fioccata in Valle d'Aosta con accumuli di circa 30-35 cm ad Aosta città e ben di più in montagna, come i 50 cm di La Thuile e Courmayeur, fino a 1 metro al Passo del Gran San Bernardo, con la temperatura scesa a -2°C ad Aosta. In Piemonte, a Biella 20 cm, così come nel Canavese, nel Vercellese e nel Verbano-Cusio-Ossola, mentre a Torino fiocchi di neve con accumulo però solo nella cintura periferica a nord e verso la collina. In Lombardia furono imbiancati il basso Varesotto, la Bergamasca, il Lecchese, il Comasco e il Bresciano, con nevischio su Milano senza accumulo. Le temperature minime le abbiamo dette prima, -2°C ad Aosta ma anche a Biella, -4°C a Torino la mattina del 22, e successivamente il gelo si fece più intenso nella pianura piemontese, addirittura sino a -8°C, mentre la Capanna Margherita segnò una minima di -29°C. Di certo non è quel gran freddo di cui vi abbiamo parlato prima, ma questi due episodi confermano che le nevicate in pianura o a quota molto bassa a novembre restano possibili, anche se col cambiamento climatico sono diventate più localizzate, di breve durata e soprattutto meno rilevanti, eccetto alcune aree che ricevono per varie ragioni precipitazioni abbondanti, magari per effetto dello Stau, cioè le nubi che si ammassano a ridosso dei monti. Di tutto questo articolo mi ha colpito parecchio l'evento di fine novembre e inizio dicembre 1973, non tanto per la nevicata sulla Pianura Padana, anche se i -10°C di Malpensa non sono mica uno scherzo, quanto per quella dell'Irpinia e del Sannio, davvero incredibile: 80 cm a Potenza e addirittura 1,5-2 metri nella zona di Avellino e Benevento, un fenomeno veramente importante che ora capita eventualmente con tempi di ritorno secolari, forse anche di più, e semmai in pieno inverno”. (2 nov - red)
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