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ILARIA CACCIOTTI, LA SCIENZIATA CHE VOLEVA BLOCCARE IL PARKINSON

Ritratti
Una galleria giornalistica di ritratti femminili legati all'Unità d'Italia. Donne protagoniste nell'economia, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell'attualità. Ogni settimana due figure femminili rappresentative della storia politica e culturale italiana passata e presente.

ILARIA CACCIOTTI, LA SCIENZIATA CHE VOLEVA BLOCCARE IL PARKINSON

Di tutti i tipi di fuga possibile, quella dei cervelli dovrebbe essere la più preoccupante per la nostra povera patria - citando un Franco Battiato che ci ha sempre visto lungo. Anche perché se ne vanno sempre i migliori lasciandoci, per dissanguamento di risorse, in pessima compagnia. Ma un'eccezione c'è e si chiama Ilaria Cianciotti, giovane scienziata di appena trent'anni, specializzata in ingegneria medica, che ha deciso di rimanere qui, nella povera patria italica. E ci rimane non grazie ad una borsa di studio, o simili, ma perché l'hanno scelta per il premio Unesco 2011. E chi sponsorizza il Premio Unesco 2011? L'Oreal, bontà sua. L'Oreal, e cioè un privato. Va bene, ma perché ha vinto lei, tra le trecento persone che hanno concorso? Perché Ilaria si è presa la briga si sfidare una malattia molto diffusa e potenzialmente terribile, come è il Parkinson. Rinviamo un momento la spiegazione scientifica a miglior penna e facciamo due conti. Il premio stanzia per il vincitore quindicimila euro in dieci mesi. Tanti, pochi, tutto è relativo. Ma quindicimila diviso dodici (tanti sono i mesi per gli affittuari, anzi per alcuni sono quattordici se si considerano le doppie caparre), quanto fa? Fa mille euro e duecentocinquanta. Poco o tanto lo si capisce se si prende un giornale d'annunci con proposte d'affitto, e visto che lei è ricercatrice a Tor Vergata e che quell'Università è a Roma, bisogna prendere un giornale romano e vedere che un monolocale s'aggira tra un minimo di sei-settecento euro al mese, fino ai mille e più. Se Ilaria dovesse affidarsi solo all'eccezionalità del generoso premio, insomma, non le resterebbe che andare al primo aeroporto con quel che le resta in tasca, e mettere il suo cervello in economica, e volare dove i ricercatori, e non certo per merito di L'Oreal, ovviamente, li trattano meglio che da noi. Ma torniamo, dopo questi conti poco entusiasmanti, al merito del valore della sua ricerca sul Parkinson. In una sferetta di pochi micron ci sono milioni di cellule umane, trattate dalla Cacciotti in laboratorio, capaci di generare dopamina, che è il neurotrasmettitore atto a sovrintendere alle funzioni di controllo motorio. Se milioni di sferette venissero innestate chirurgicamente nella zona del cervello che presiede a questa funzione, compromessa appunto dal morbo di Parkinson, le sferette comincerebbero a produrre dopamina, per poi essere riassorbite dall'organismo. Insomma, una svolta si direbbe, nella cura di quella malattia degenerativa, che oltre ad ammalare fisicamente, mortifica chi ne è colpito. Ora bisognerebbe entrare in dettagli di ordine fisico e meccanico, perché c'è tutta una ricerca sul materiale con cui devono essere fatte queste benemerite sferette salva-parkinson, ma la cosa è talmente tecnica, che è si interessante, ma non farebbe rivincere il premio alla nostra Ilaria Cacciotti, quindi diventa ozioso, perché inutile. Più utile che qualcuno si svegli una mattina e ricopra d'oro la ricerca italiana: avremmo più donne di cui essere fieri nei nostri confini, prima che salgano sul volo verso l'altrove. Comunque che resti o che vada, auguriamo buon viaggio ad Ilaria Cacciotti.

 

 

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