Chengdu - Dal cuore dei vigneti toscani a quello dello Sichuan: è il viaggio ideale (e non solo) che compirà il Consorzio Vino Chianti in occasione di Vinitaly China 2026. Lo stand istituzionale del Consorzio nel padiglione italiano a Chengdu ospiterà alcune aziende con postazioni dedicate, accanto a un banco istituzionale che propone 21 etichette Chianti Docg. Complessivamente, i visitatori potranno degustare 42 vini, tra cui 18 Chianti Docg e Vin Santo del Chianti Doc, per scoprire le diverse sfumature della denominazione e la ricchezza del territorio. Il 24 marzo è in programma una masterclass speciale: “Chianti: An Ancient Land for a Modern Wine – Wine Landscapes and the Skilled Hands of Its Winemakers”. L’incontro guiderà i partecipanti in un percorso di degustazione di sei etichette selezionate, con focus sulle sottozone e sulle caratteristiche distintive dei produttori, accompagnati dal manager del principale centro di formazione sul vino del sud-ovest della Cina. “La Cina - dice Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti - è un mercato strategico per il futuro del Chianti: un contesto complesso, ma con grandi opportunità, dove continuità, presenza e capacità di raccontare la nostra storia fanno la differenza. Ecco perché eventi come Vinitaly China sono fondamentali: si possono costruire relazioni solide con operatori e buyer locali, accorciando le distanze non solo fisiche ma anche culturali”. Il Consorzio sarà protagonista anche del forum “Italy’s Wine and Spirits – Il vino italiano nella Grande Distribuzione in Cina: quali prospettive?”, promosso dall’ufficio Ice di Pechino e in programma il 22 marzo a partire dalle 15.30 al primo piano del Shangri-La Hotel, nella Jiuzhai-Hongyuan hall. Il direttore del Consorzio, Saverio Galli Torrini, interverrà insieme a personalità come Francesco Pensabene, direttore dell’Ice Pechino e coordinatore della rete Ice in Cina e Mongolia, e Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, confrontandosi con operatori e buyer sul mercato della Grande Distribuzione cinese. “Investire sulla Cina - conclude Busi - significa continuare a raccontare il valore dei nostri vini e delle nostre tradizioni, aiutando le aziende toscane a coglier nuove opportunità”. (9colonne)
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