Londra - La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza e, con l’invecchiamento della popolazione, i casi sono in continuo aumento. Tra le cause principali c’è l’accumulo nel cervello di proteine anomale, chiamate amiloidi, che si aggregano formando placche dannose per i neuroni. Negli ultimi anni, alcuni studi hanno osservato che una debole stimolazione elettrica applicata al cervello, nota come tDCS (stimolazione transcranica a corrente continua), può portare a miglioramenti temporanei nei pazienti. Tuttavia, il motivo di questo effetto non era chiaro. Un nuovo studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista britannica Amyloid, prova a fare luce sul fenomeno grazie a simulazioni al computer. I ricercatori hanno analizzato il comportamento di una molecola di amiloide esposta a un campo elettrico, ricreando in laboratorio virtuale ciò che avviene durante la stimolazione. I risultati mostrano che il campo elettrico può modificare la superficie delle fibrille di amiloide e rallentarne la crescita. Questo processo è cruciale, perché l’allungamento delle fibrille contribuisce alla formazione delle placche tipiche dell’Alzheimer. In altre parole, la stimolazione elettrica potrebbe interferire direttamente con i meccanismi molecolari alla base della malattia, aiutando a limitarne la progressione. Gli esperti sottolineano però che si tratta di risultati basati su modelli teorici, che dovranno essere confermati da ulteriori studi sperimentali. La ricerca rappresenta comunque un passo importante: offre una possibile spiegazione scientifica degli effetti osservati nei pazienti e apre nuove strade per lo sviluppo di terapie innovative contro l’Alzheimer. (9colonne)
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