Londra – È stato pubblicato su “Nature Genetics” lo studio per l’identificazione di nuovi geni associati alla Sclerosi laterale amiotrofica. La Sla può avere una componente genetica e si ritiene che, in molti casi, il rischio sia influenzato da varianti genetiche rare, spesso con effetti non completamente determinanti. Per studiare queste varianti, i ricercatori hanno analizzato uno dei più ampi dataset di sequenziamento dell’esoma (cioè la parte di Dna che attraverso appositi test permette di diagnosticare malattie genetiche rare o complesse) disponibili ad oggi, comprendente 13.138 persone con Sla e 69.775 controlli, con una successiva analisi di conferma su 4.781 pazienti e 130.928 controlli. Lo studio è fruto della collaborazione di numerosi gruppi di ricerca internazionali, a cui hanno partecipato anche Vincenzo Silani, docente della Statale di Milano e direttore del dipartimento di Neuroscienze/Laboratorio di Neuroscienze dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano, assieme a Nicola Ticozzi, professore associato di Neurologia dell’ateneo milanese e diretore della U.O. di Neurologia di Auxologico, entrambi del Centro Dino Ferrari. “L’analisi congiunta dei dati provenienti da 22 coorti ha permesso di ottenere risultati solidi e confrontabili – spiega Ticozzi - I dati confermano in gran parte le conoscenze già acquisite sulla genetica della Sla e suggeriscono anche nuovi possibili geni associati alla malattia. In particolare, i geni YKT6 e ARPP21 mostrano associazioni significative sia nella fase iniziale dello studio sia in quella di conferma. Altri geni, tra cui KNTC1, HTR3C e GBGT1, risultano di interesse ma richiedono ulteriori studi per essere meglio compresi”. “L’analisi evidenzia inoltre un possibile coinvolgimento di geni legati ai processi di splicing dell’Rna”, aggiunge il prof. Vincenzo Silani “e segnala alcuni geni candidati, come CAPN2, UNC13C, KIF4A e TTC3, che condividono caratteristiche con geni già noti nella Sla. Questi risultati contribuiscono a migliorare la comprensione dei meccanismi biologici della malattia, ma non hanno al momento un impatto diretto sulla pratica clinica”. Lo studio rafforza l’idea che la Sla sia una malattia geneticamente complessa, in cui diversi fattori contribuiscono al rischio individuale. La partecipazione a grandi studi collaborativi internazionali come quello pubblicato ora da “Nature Genetics” è fondamentale per progredire nella comprensione della malattia e, nel lungo periodo, per favorire lo sviluppo di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche. (9colonne)
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