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direttore Paolo Pagliaro

A Roma,
lo scarto urbano
si fa arte

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Roma, <br> lo scarto urbano <br> si fa arte

ROMA: LO SCARTO URBANO SI FA ARTE

Nel segno di Gianni Rodari, fino al 15 marzo, negli spazi di Fondamenta Gallery, a Roma, arriva per la prima volta a Roma “L'impossibile è possibile” di Andrea Sampaolo: una mostra che si fa percorso di vita di un artista già protagonista del movimento di Wynwood a Miami - quel famoso Design District voluto e creato da Goodman e che ha rivoluzionato il modo di intendere l'arte e design negli Stati Uniti - con un'esposizione di 20 opere interamente nate da materiali di scarto urbano e industriale. Invitato a Roma da Fondamenta Gallery, uno degli avamposti italiani di arte contemporanea, Andrea Sampaolo è stato già ospite di Massimo Scaringella in Argentina, è stato protagonista con la sua personale alla galleria UNIX di New York e si è visto dedicare un’intera monografia da Rai Educational. Il segreto del grande riscontro sta nella capacità di lavorare con i cromatismi e i materiali, dando nuova vita a qualunque genere gli si ponga sottomano: vetri, legni, plastiche, ferri. Gli oggetti di scarto sottoposti alla sapiente e imprevedibile creatività di Andrea Sampaolo acquisiscono nuovi significati. Nelle sue mani si modulano e si trasformano diventando veri e propri oggetti d'arte che si fanno design. "L’impossibile è possibile” vuole essere il racconto di un’altra faccia dell’arte contemporanea che, lontana da elitarismi, prende le mosse dall’utilizzo dello scarto urbano per parlare a tutti.

CATANIA: PACINI E LA “FABBRICA DEL DISSENSO”

Alla galleria KōArt unconventional place di Catania la mostra “Futura” del fiorentino Lorenzo Pacini a. Artista eclettico, poliedrico e originale, Pacini, è un “operaio della fabbrica del dissenso” che idea e realizza opere pittoriche, scultoree e installazioni che ribaltano il sentire comune dell’immaginario collettivo attraverso accostamenti originali, dissacranti e alle volte distopici. Aerei che roteano nell’aria per finire distrutti dalle loro stesse bombe; campi di calcio dove ‘soldatini’, pronti alla battaglia, sostituiscono i giocatori in movimento; greggi di pecore dirette verso un centro effimero, quasi inesistente. Pacini gioca con il segno, le immagini, i colori e le parole, creando un tessuto di rimandi reali e immaginari di una forza e una potenza inaspettate. (red)

CATANZARO, OMAGGIO A CESARE BERLINGERI

Fino al 15 aprile il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro celebra Cesare Berlingeri, uno degli artisti calabresi più apprezzati e conosciuti del panorama delle arti visive nazionali e internazionali. La mostra, dal titolo “Forme nel tempo”, presenta 50 opere, tra cui alcune realizzate per l’occasione, in grado di ripercorrere il percorso creativo del 61enne artista dagli anni Ottanta fino a oggi. Il percorso espositivo, che coinvolge i tre piani del museo calabrese, si apre con alcune delle sue installazioni più significative, quindi prosegue con un dialogo tra le opere storiche della collezione del MARCA e quelle prodotte per questo appuntamento da Berlingeri. La retrospettiva propone inoltre un ampio confronto tra le opere recenti e i lavori storici di Berlingeri, come quelli caratterizzate dal colore blu oltremare degli anni Ottanta, che hanno contraddistinto il suo cammino artistico internazionale. (red)

SENIGALLIA: IL LATO OSCURO DI ISTANBUL

 Continua a Senigallia la grande stagione espositiva della fotografia internazionale, dopo Robert Doisneau e Alexander Rodchenko, con la mostra del fotografo turco Coskun Asar, protagonista della nuova Street Photography internazionale e già allievo di Ara Guler, uno dei maestri indiscussi della fotografia del Mediterraneo. La mostra riconferma Senigallia come Città della Fotografia e rappresenta il primo di una serie di eventi che dalla storia della fotografia alla contemporaneità accompagneranno in questo anno. La mostra “Blackout – Dark side of Istanbul”, nelle splendide sale del cinquecentesco Palazzetto Baviera, fino al 31 marzo, presenta oltre settanta scatti dedicati ai sobborghi di Istanbul, un reportage fotografico che non racconta soltanto vite al limite, ma si concentra sul cambiamento sociale e fisico della città e sui processi di trasformazione e gentrificazione della stessa. (red)

MILANO: LEONARDO E L’”ALTRA” VERGINE DELLE ROCCE

Fino al 31 dicembre, in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario leonardesco, la Fondazione Orsoline di San Carlo rende per la prima volta accessibile al pubblico La Vergine delle Rocce del Borghetto (1517-1520), opera di Francesco Melzi, allievo prediletto di Leonardo da Vinci. La tela – copia fedele del dipinto conservato al Louvre e prima d’ora esposta pubblicamente per poche settimane nel dicembre 2014 a Palazzo Marino, accanto alla Madonna Esterhazy di Raffaello – è eccezionalmente visibile grazie a speciali visite guidate nella Chiesa di San Michele del Dosso, dove è attualmente custodita, all’interno del convento della Congregazione Orsoline di San Carlo a Milano (di fronte alla basilica di Sant’Ambrogio). A metà dell’Ottocento una nobildonna milanese della famiglia Belgiojoso donò il dipinto all’oratorio di Santa Maria dell’Assunta, nella “viuzza del Borghetto”. Nel 1886 l’oratorio fu acquistato dalla Congregazione Orsoline di San Carlo, che lo inglobò in un edificio scolastico. In epoca recente La Vergine delle Rocce è stata spostata dalla collocazione originaria, nella chiesa del collegio di viale Majno angolo via Borghetto, alla chiesa di San Michele sul Dosso, dove è ora visibile. L’opera, copia di alta qualità formale della celebre Sacra Conversazione leonardesca, è fedele all’originale nelle dimensioni, ma è realizzata su tela rettangolare e non su tavola centinata. “Sono rarissimi i dipinti (se ne contano tre) oggi conservati in prestigiose collezioni d’arte, – spiega Raffaella Ausenda, curatrice del catalogo– considerati dagli studiosi specialisti copie coeve d’alta qualità formale del capolavoro leonardesco entrato nella collezione dei re di Francia. E, anche confrontandola con queste, La Vergine delle Rocce del Borghetto le supera: è assolutamente straordinaria nella perfetta misura dell’opera, nel materiale pittorico e nella qualità del disegno delle figure. Nella loro posizione, nella cura nel panneggio e, soprattutto, nella fine bellezza dei loro dolcissimi volti, il modello leonardesco resta vivo”. (1 mar - red)

 

 

 

 

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