Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Il Museo virtuale
dell'arte che non c'è

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Il Museo virtuale <br> dell'arte che non c'è

IL MUSEO VIRTUALE DELL’ARTE CHE NON C’È

“MoRE. A Museum of refused and unrealised art projects” è un museo digitale che raccoglie, conserva ed espone on-line progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo. Il museo, accessibile al sito www.moremuseum.org, raccoglie ed espone progetti che non sono stati realizzati per motivazioni tecniche, logistiche, ideologiche, economiche, morali o etiche, oppure semplicemente utopici o impossibili da realizzare. Nei suoi primi sette anni di vita MoRE ha acquisito progetti di artisti di rilievo internazionale nel panorama dell'arte contemporanea. Il sito www.moremuseum.org è composto da un archivio di progetti interamente in formato digitale, reso possibile anche grazie alla collaborazione con il centro CAPAS dell’Università di Parma, uno spazio riservato a esposizioni temporanee, e una sezione destinata a ospitare interventi critici e approfondimenti sul tema del “non realizzato”. Con questo obiettivo, intorno a MoRE si è costituito un network di professionisti provenienti dal mondo dell'arte contemporanea, storici dell’arte, critici, curatori e esperti del settore, che contribuiscono con le loro diverse professionalità alla crescita del progetto nell’ambito dell’associazione culturale Others. In occasione del suo settimo compleanno, con “Esercizi quotidiani”, per la prima volta MoRE presenta una mostra virtuale curata da un artista, Luca Vitone, genovese, classe 1964, che da anni ha scelto di vivere a Berlino. Mark Dion (New Bedford, Usa,1961) presenta un progetto proposto mai realizzato per il centenario della mostra Panama-California Exposition del 1915 per il Balboa Park di San Diego. Maria Eichhorn (Bamberg, Germania, 1962) presenta invece un progetto che prevedeva la costruzione di una torre di osservazione di 33 metri come una costruzione in acciaio da porre nel punto più alto di un paesaggio (1992-1994). Con The Square Opposite the Townhouse (1987-1995) l’artista tedesco Till Krause (Hamburg, Germania 1965) avrebbe invece voluto mantenere intatto uno spazio vuoto, in una zona dismessa nel centro di Amburgo, ultima traccia degli effetti della Seconda Guerra Mondiale sulla città. Daniel Maier-Reimer (Hechingen, Germania, 1968) propone “ Journey from the Yellow Sea to the Sea of Japan” (2015), un viaggio via mare che il museo coreano MMCA (National Museum of Modern and Contemporary Art) deciderà di non produrre. Veit Stratmann (Bochum, Germania, 1960) propone “A lighting system” (2012), un’opera invece “progettata per non essere realizzata”, un sistema di illuminazione urbana basato sui comportamenti delle persone. Infine, Cesare Viel (Chivasso, Torino, 1964) presenta”Tutto ciò che accade” (2011), un progetto in cui due frasi (“Tutto ciò che accade” e “Sempre tutto intorno”) sarebbero diventate due striscioni trasportati da due aerei da turismo, performance aerea e installazione ambientale effimera allo stesso tempo. Il progetto, che non aveva committente e viene abbandonato per questioni economiche.

 

MILANO: GLI EMIGRANTI DI GREG ROOK

Fino al 5 maggio, alla Fabbrica del Vapore di Milano, Vento&Associati e Milano Vapore presentano con il sostegno di Fondazione Cariplo, “Honyocker”, prima indagine completa dedicata  all’artista britannico Greg Rook. Nei suoi lavori sono sempre presenti le idee relative a temi dell'emigrazione, dell'esodo, a come le persone trasformano le proprie vite o ne creano di completamente nuove. Il titolo della mostra si deve alla parola Honyocker che – come scrive Michele Robecchi nell'introduzione al catalogo, “è un termine gergale peggiorativo ed insultante comunemente usato in America nel diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo per riferirsi a coloni e nuovi arrivati che lottavano e riuscivano a lavorare correttamente la terra”. 

 

 

MILANO, UN “GRANDE SACRIFICIO” PER LEONARDO

Nell'anno del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, Lorenzo Puglisi rende il suo personale omaggio al genio fiorentino presentando la monumentale e inedita opera pittorica “Il Grande Sacrificio”, lavoro appositamente realizzato per l'esposizione che si tiene nella Sacrestia del Bramante in Santa Maria delle Grazie, a Milano, fino al 28 aprile. A poca distanza dal capolavoro vinciano cui è dedicato - la celeberrima Ultima Cena - il dipinto a olio su tavola di pioppo, realizzato da Puglisi nel 2019, si staglia nella Sacrestia in tutta la sua imponenza, sei metri di lunghezza e due di altezza. È l'opera più grande realizzata dall'artista: nell'abisso del nero emergono, nella purezza del bianco, le teste e le mani di Cristo e degli apostoli, in una sequenza ritmica e fluttuante. “Nell'Ultima Cena - spiega Puglisi - Leonardo ha lavorato su quello che più gli interessava, ossia il moto interiore dell'essere umano, la relazione tra gestualità, emozione e pensiero che poi vedremo espressi anche in opere come La Gioconda e La Vergine delle Rocce. È da qui che parte il mio tentativo di riguardare all'opera del Cenacolo, che credo rappresenti una summa di tutti i capolavori della storia della pittura occidentale. Nel 2016 ho presentato a Parigi il primo Grande Sacrificio (un metro e mezzo per cinque), cui hanno fatto seguito altri lavori di piccolo e grande formato su carta, tela, tavola e altri materiali incluso il metallo, con l'ambizione e la speranza che a ogni nuova realizzazione dello stesso soggetto il mio lavoro acquisisca maggiore intensità ed energia”. (red)

 

ROMA: LE STATUE DI OSTIA ANTICA IN AEROPORTO

Grazie alla rinnovata partnership tra Aeroporti di Roma e il Parco Archeologico di Ostia Antica, si rinnova nel Terminal 3 il percorso espositivo che propone sei opere di età romana, tutte provenienti dagli scavi di Ostia antica e dalla Necropoli di Isola Sacra. Le sculture hanno un legame particolare con l’aeroporto. Provengono infatti dalla zona che per secoli è stata la base di arrivo e di partenza dei traffici dell’antica Roma, attraverso un sistema portuale capace di collegarsi con tutto il mondo allora conosciuto. E’ la stessa area che, oggi, ospita l’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci, principale centro di snodo del traffico passeggeri in Italia e tra i maggiori hub europei. E’ sulla base di questa significativa relazione storica, logistica e culturale con Ostia Antica, che Aeroporti di Roma ha scelto di ospitare sei preziosi reperti all’interno dell’area di imbarco E, infrastruttura all’avanguardia in Europa di circa 90mila metri quadrati, che può accogliere oltre 6 milioni di passeggeri in più all’anno. Il fil rouge della mostra, che parte ai piedi della scala mobile dall’area d’imbarco E e continua al terzo livello, è il Tempo, tema particolarmente sentito da chi viaggia e scandito in aeroporto dalle operazioni necessarie per salire o scendere da un aereo. Esposto in particolare un mosaico in tessere bianche e nere con un corteo di quattro figure femminili che simboleggiano le stagioni e marmi che rappresentano il Genio della Primavera, il Genio dell’Inverno, Vertumnus, una tra le più antiche divinità italiche. Presente anche un orologio solare.


GENOVA: RACCONTARE LA “SFIDA ARTICO”

Fino al 30 aprile, a Palazzo San Giorgio di Genova, si tienela mostra “La Marina Italiana al Polo Nord dal Duca degli Abruzzi alla spedizione High North” curata dall’istituto Idrografico della Marinachepermette di rivivere esperienze e sensazioni uniche in un’area del globo affascinante, sempre più oggetto di attenzione e di studio da parte della comunità internazionale. Tramite ausili audiovisivi, cimeli e testimonianze sarà possibile ripercorrere l’ultracentenaria presenza italiana in Artico, caratterizzata da grandi esplorazioni iniziate nel 1899 con la spedizione del Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia a bordo di nave Stella Polare, le imprese di Umberto Nobile negli anni Venti, l’inaugurazione della stazione di ricerca “Dirigibile Italia” a Ny-Alesund alle Isole Svalbard nel 1997, per arrivare ai giorni nostri con il Programma pluriennale in Artico di ricerca di geofisica marina “High North” della Marina Militare avviato nel 2017.

 

 

VICENZA: IL “TRIONFO” SUPERA I 30 MILA VISITATORI

Oltre 33.200 visitatori in poco più di 100 giorni, questo il recente bilancio della mostra “Il Trionfo del colore. Da Tiepolo a Canaletto e Guardi”, Palazzo Chiericati (Musei Civici di Vicenza) e alle Gallerie d’Italia a Palazzo Leoni Montanari, che fino al 5 maggio espone 64 capolavori che mettono in scena lo sviluppo dell’arte veneta del Settecento: 24 dipinti provenienti dal Museo Pushkin di Mosca e 40 opere, tra dipinti e sculture, dei Musei Civici di Vicenza, parte di una collezione che vanta oltre 50mila pezzi. Arricchiscono il percorso della mostra le 31 opere della raccolta del Settecento veneto di Intesa Sanpaolo, esposte in via permanente nella sede museale della Banca, le Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari. La mostra, patrocinata dall’Ambasciata della Federazione Russa in Italia e dall’Ambasciata d’Italia a Mosca, è prodotta insieme con il Museo delle Belle Arti Pushkin di Mosca e Intesa Sanpaolo, nella doppia veste di sponsor e partner culturale, in virtù della sua sede museale vicentina e nell’ambito del Progetto Cultura della banca. La curatela è affidata a Victoria Markova, capo Dipartimento di cultura italiana del Museo Pushkin e Stefano Zuffi, storico dell’arte. (red)

 

BOLOGNA: “ITALIANI” I CARTELLI DELLA METRO DI NEW YORK 

Una linea di collegamento tra la metropolitana della Grande Mela ed il Museo d'Arte Moderna di Bologna con l'ultimo volume scritto e illustrato da Emiliano Ponzi “La grande mappa della Metropolitana di New York”. Un racconto sulla genesi della mappa disegnata nel 1972 dal designer italiano di fama mondiale Massimo Vignelli che ancora oggi, con la sua segnaletica elegante e stilizzata, continua ad orientare milioni di viaggiatori in transito sulle 24 linee e 472 stazioni di uno dei più grandi e complessi sistemi di trasporto pubblico nel mondo. Fino al 5 maggio il foyer del MAMbo accoglie i visitatori con la riproduzione in legno scala 1:1 della carrozza di testa della metropolitana di New York disegnata da Ponzi, uno degli illustratori italiani più apprezzati sulla scena internazionale. All'interno, in un allestimento dal percorso circolare, gli inconfondibili segni netti e raffinati delle 16 tavole esposte, rendono omaggio al rivoluzionario progetto di information design concepito da Vignelli, il cui diagramma originale è stato acquisito nel 2004 dal MoMA – Museum of Modern Art di New York per essere esposto nella collezione permanente. È proprio la celebre istituzione museale statunitense, in collaborazione con il New York Transit Museum, ad avere commissionato al talento di Ponzi un libro  (ora pubblicato anche in Italia) sulla storia di questa iconica opera pionieristica, per trasmettere ai lettori l'idea del graphic design come disciplina progettuale in grado di risolvere problemi e lasciare un'impronta sul mondo.

 

(© 9Colonne - citare la fonte)