Cinque anni dopo l’antologica dedicata ad Alfredo Serri (1898-1972) a Firenze, la Galleria Open Art di Prato dedica, fino al 15 giugno, un nuovo omaggio a questo interessante interprete dell’arte toscana del Novecento, un artista colto e sensibile, ma poco portato alle pubbliche relazioni. L’esposizione raccoglie una trentina di opere su tela realizzate tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Prima di dedicarsi alla pittura, Serri fu musicista: era infatti un professore di chitarra, violino e pianoforte. Tra l’altro, come violinista, fece parte dell’Orchestra del Teatro della Pergola di Firenze. Tuttavia, rinunciò ad un posto sicuro e già acquisito in ambito musicale per dedicarsi interamente alla pittura. Una scelta scaturita dall’incontro con Pietro Annigoni (1910-1988), con il quale si era sviluppata una sincera amicizia, sebbene Serri avesse 11 anni più di lui. Serri frequentò assiduamente lo studio di Annigoni in Piazza Santa Croce e condivise con lui le sue prime avventure artistiche, studiando la natura con una specifica inclinazione verso la pittura seicentesca italiana e fiamminga, ovviamente attento a tutte le emozioni visive che la sua città, Firenze, poteva offrirgli. Insieme al maestro e mentore, a Gregorio Sciltian, ai fratelli Antonio e Xavier Bueno, a Giovanni Acci e a Carlo Guarienti, Serri prese parte al movimento de “I Pittori Moderni della Realtà” che, fra il 1947 e il 1949, con eventi espositivi e tramite la rivista “Arte” pubblicata a Firenze, si pose in aperto contrasto con le varie correnti astrattiste e informali sorte in quegli anni. Il gruppo sosteneva una tipo di pittura che aspirava ad un equilibrio dialettico fra l’arte figurativa consolidata nel tempo storico e le novità linguistiche affiorate nel Novecento. (Ph. Comune di Prato)
FIRENZE: DAVID BOWIE BY SUKITA
“Heroes - Bowie by Sukita”, è una mostra dedicata a David Bowie, icona della cultura pop, ritratto dal maestro indiscusso della fotografia giapponese Masayoshi Sukita. A Palazzo Medici Riccardi fino al 28 giugno in mostra le immagini che ritraggono il Duca Bianco, artista tra i più significativi della storia della cultura contemporanea che ha saputo elevare a forma d’arte la musica rock. Firenze con questa mostra fa il suo personale omaggio a Bowie, aprendo le porte di uno dei suoi palazzi più ricchi di storia e fascino. Antico e moderno si fondono dando la possibilità ai visitatori con lo stesso biglietto di vedere lo splendido lavoro che Sukita ha dedicato al Bowie artista e amico, ma anche di visitare il prestigioso palazzo. Nelle sale del piano terra si potranno ammirare non solo gli scatti iconici che illustrarono la copertina dell’album “Heroes”, ma anche fotografie storiche tratte dall’archivio personale di Sukita che raccontano un’amicizia iniziata negli anni Settanta. 90 fotografie, alcune delle quali esposte in anteprima nazionale, per ripercorrere un sodalizio durato oltre quarant’anni tra Bowie, uno dei più rivoluzionari artisti del XX secolo e l’artista fotografo Sukita, che verrà a Firenze il 25 maggio per incontrare il suo pubblico. Il catalogo della mostra è edito da OEO Firenze. Nel corso dei tre mesi di esposizione, molti saranno gli eventi collaterali tra cui i concerti acustici nel segno di Bowie nel cortile del palazzo a cura de Le Nozze di Figaro.
FIRENZE: RICORDANDO CATERINA DE’ MEDICI
Nell’ambito delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla nascita di Cosimo de' Medici, Granduca di Toscana, e di Caterina de’ Medici, Regina di Francia, e i 450 anni della creazione del Granducato di Toscana nel 1569, fino al 21 maggio, al Museo Mediceo di Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, è allestita la mostra temporanea “Omaggio a Caterina' in cuoi spicca il dipinto di Jacopo Chimenti da Empoli “Nozze di Caterina de’ Medici con Enrico II di Francia” in prestito dalle Gallerie degli Uffizi, insieme ad alcuni documenti e testi sull’infanzia di Caterina provenienti dalla Biblioteca Moreniana. Il tutt ha preso avvio proprio nell’anniversario della nascita di Caterina avvenuta il 13 aprile 1519. Il dipinto di Chimenti da Empoli è esposto all’interno del percorso museale insieme ad alcuni documenti e testi sull’infanzia di Caterina provenienti dalla Biblioteca Moreniana e ai ritratti di Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I de’ Medici di Anastagio Fontebuoni. Il dipinto del Chimenti ricorda l’unione della giovane Caterina con Enrico di Valois, figlio di Francesco I e futuro re di Francia, celebrata a Marsiglia il 28 ottobre 1533 dal pontefice Medici Clemente VII. Caterina aveva lasciato Firenze per la Francia nel settembre dello stesso anno, accomiatandosi per sempre dalla sua città natale. Previsto anche un programma di eventi tesi a evidenziare il legame che Caterina de’ Medici ebbe con il palazzo di famiglia – Palazzo Medici Riccardi - nella sua infanzia e giovinezza fino al trasferimento in Francia nel 1533. Figlia di Maddalena de la Tour d’Auvergne e di Lorenzo duca d’Urbino, entrambi destinati a scomparire poche settimane dopo la nascita, Caterina abita infatti le stanze della residenza medicea durante i suoi soggiorni fiorentini, alternati a quelli romani e alla custodia forzata presso i conventi femminili di Santa Lucia, Santa Caterina e delle Murate negli anni dell’assedio fiorentino.
ROMA: IL MONDO FANTASTICO DI ENRICO BENAGLIA
La Casina di Raffaello di Villa Borghese, a Roma, ospita fino al 2 giugno la mostra “Vuoi giocare con me?” di Enrico Benaglia che presenta oli, collages e sculture in bronzo realizzati dal noto artista romano che ha fatto dell’iconografia legata al mondo del fantastico, la cifra stilistica della sua arte. L’esposizione è organizzata in collaborazione con il Museo Demoantropologico del Giocattolo di Zagarolo, che per l’occasione espone alcuni giocattoli della sua preziosa collezione. La mostra si plasma nelle sale della Casina di Raffaello tra oli, collages e sculture in bronzo dal sapore accattivante per grandi e piccini, senza preferenza di sorta, perché ancora una volta Benaglia racconta per tutti la storia e la cultura dell’uomo nel mondo. Le più influenti sedi private e le più note Istituzioni pubbliche hanno ospitato e riconosciuto la poetica e il messaggio universale del Maestro Benaglia, al di là di qualunque moda o corrente commerciale del momento. L’arte per l’arte guida da sempre Benaglia che parla di ambienti inattesi, capaci di correggere ogni contesto difficile a favore della libera scelta. Disperdere il senso di angoscia è la missione del suo lavoro che affronta ogni timore liberando l’uomo dalla schiavitù del pensiero che a volte sembra già scritto. Una storia fantastica, fatta di particolari e di rivelazioni viene raccontata dal Maestro attraverso i suoi personaggi e le immagini giocose; messaggi colmi di ispirazioni oniriche, di giardini colorati, di angeli, di bolle di sapone, di giocattoli colorati, di bimbi che si rincorrono felici e di grandi che restano a bocca aperta davanti a quei ricordi personali e tanto intimi.
PARIGI: ARNALDO POMODORO 1955 - 1965
Tornabuoni Art Paris presenta, fino al 13 giugno, una mostra che documenta le origini del lavoro dello scultore Arnaldo Pomodoro (1926, Morciano di Romagna). La mostra, organizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, si incentra sugli anni 1955-1965, periodo fondamentale della produzione dell’artista, presentando materiale d’archivio esclusivo e opere mai esposte prima. L’esposizione documenta in modo organico e compiuto la prima stagione creativa di Arnaldo Pomodoro, quando, trasferitosi a Milano nel 1954, l’artista inizia a tessere le sue trame segniche in rilievo creando situazioni visive al limite tra bidimensione e tridimensione. "Per me - racconta Pomodoro - è stato un periodo fittissimo di scambi intellettuali, l’incontro con Lucio Fontana e con i giovani milanesi che Enrico Baj e Sergio Dangelo avevano raccolto intorno alla rivista “Il Gesto” e quelli dell’“Azimuth” di Manzoni e Castellani, con i tedeschi di “Zero”, con Gastone Novelli e Achille Perilli e “L’Esperienza Moderna”. E insieme, con la generazione grande dell’architettura e del design che dibatteva in seno alle Triennali, da Gio’ Ponti a Ettore Sottsass". Nella mostra sono presentate, per la prima volta nel loro insieme, alcune delle opere più rappresentative del periodo 1955-1960: sono i bassorilievi in argento, piombo e bronzo composti con una fitta serie di segni leggeri e ritmici, un tracciato di nodi, punti e fili, come una sorta di scrittura arcaica e illeggibile.
"Lavoravo su fondi di velluto che sbiadivo con candeggine, con trucchi di acidi, con polvere di ferro, mescolandola e incollandola su tavole, su piani di cemento, un po’ come Klee che operava con una tessitura di garze, carte, acquarelli". E’ questa la ricerca che conduce Pomodoro alla consapevolezza del segno astratto come cellula plastica e che lo porta a realizzare le prime Colonne del viaggiatore, le Tavole e opere fondamentali come Luogo di mezzanotte, la Grande tavola della memoria e La macchina del tempo. Con gli anni Sessanta dalla frontalità del bassorilievo nasce la complessità materica e spaziale della forma: è il momento della rottura formale. Pomodoro affronta la tridimensionalità dapprima curvando e modulando le superfici piane, per lavorare poi sulla struttura dei solidi euclidei (cubi, sfere, cilindri, dischi, coni, piramidi) corrompendoli da dentro con corrosioni e perforazioni fino a rivelarne l’interno misterioso e complesso. Nascono così La ruota, Il cubo, e la prima sfera, Sfera n. 1, esposte in mostra.





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