VENEZIA, UNA “CORNUCOPIA” CON RIFIUTI PLASTICI
Si intitola “Consider yourself as a guest (Cornucopia)”, l'opera di oltre 4 metri realizzata con rifiuti plastici dall'artista statunitense Christian Holstad, esposta fino al 12 giugno nel cortile sul Canal dell'Università Ca' Foscari di Venezia. L'installazione site specific, che in anteprima è stata esposta nel Canal grande, è un invito a riflettere sull'urgenza di affrontare il tema dell'inquinamento dai rifiuti dei mari e degli oceani di tutto il mondo, letteralmente “portando a galla” un problema di assoluta attualità e non lasciandolo nascosto nei fondali del mare. “Un mio vicino di casa aveva appeso alla porta un cartello con scritto ‘Considerati un ospite’. Per anni ho visto ogni giorno quella frase, che è diventata per me come un mantra inconsapevole”, racconta Holstad. “La nostra dipendenza dalla plastica non è sostenibile. I suoi effetti si stanno espandendo nei nostri continenti e nelle nostre acque. Consider yourself as a guest (Cornucopia) è una riflessione sull’impatto che abbiamo sul pianeta e sul nostro ruolo di consumatori che alimentano questa crescente massa di plastica”. Invitato da Milovan Farronato proprio per la sua attenzione ai temi del consumo e il suo effetto sul mondo, con questo progetto l'artista stravolge il significato classico dell'immagine iconica della cornucopia - simbolo antico di fortuna e di abbondanza -, legandolo a un inedito senso negativo di “eccesso”. (red)
LUCCA: MABUNDA, IL CREATORE DEL NASCOSTO
Fino al 30 giugo la sede di Pietrasanta della Galleria Giovanni Bonelli ospita la personale di Gonçalo Mabunda. L’esposizione, propone 20 sculture del 45enne artista mozambicano, che rappresenta il proprio paese alla Biennale di Venezia 2019, create utilizzando materiali bellici smantellati come proiettili, parti di fucili e mitragliatrici, usati nella lunga e sanguinosa guerra civile che per 16 anni ha insanguinato il suo paese. Mabunda si appropria degli scarti bellici che vengono smontati e poi riassemblati per formare maschere e troni dalle reminiscenze tribali caratteristiche della cultura sub-sahariana. L’inizio di questa sua particolare produzione va ricercato nel programma governativo chiamato “Trasformare le pistole in speranze”, al quale Mabunda partecipò già dal 1995. Scopo del progetto era raccogliere le armi ancora estremamente diffuse sul territorio segnato dalla guerra civile appena conclusa, e distruggerne la gran parte mentre la quantità residuale, veniva consegnata agli artisti, chiedendo loro di “trasformarle” in modo creativo. Le maschere di Mabunda hanno la forza evocativa e mantengono le valenze simboliche e rituali delle antiche maschere tribali africane facenti parte della cultura e della tradizione con le quali l’artista è nato cresciuto. Con le sue creazioni Mabunda condanna le atrocità della guerra e soprattutto ne mette in evidenza in chiave metaforica e simbolica, gli indissolubili legami con l’esercizio del potere politico. I troni, simbolo del dominio conquistato con le armi di cui sono composti, diventano allo stesso tempo denunce della vacuità di un governo ottenuto con la violenza e un cortocircuito tra la modernità tecnologica (di cui le armi sono espressione) e l’ancestralità dei riti del popolo mozambichiano e della sua memoria collettiva. (red)
FIRENZE, EVOCANDO ARCIMBOLDO
Fino all’1 giugno gli antichi armadi del Guardaroba storico di Montedomini, a Firenze, ospitano “La spesa. Non siamo ciò che mangiamo”, mostra fotografica di Oriente Plazzi Marzotto. La 23enne artista ravennate costruisce 32 immagini in cui il corpo femminile è in stretta relazione con una serie di alimenti, a volte mimati, a volte solo evocati. Accompagnati da didascalie estratte da interviste fatte dalla Plazzi Marzotto a ragazze che soffrono di disturbi alimentari, i fotogrammi suscitano in chi li osserva emozioni ambivalenti. Ad un primo sguardo possono apparire bizzarri, quasi giocosi, ma poi lasciano subentrare sensazioni più ombrose, dall’angoscia a una sorta di vuoto silente. Il gioco delle analogie formali e delle possibili metamorfosi messo in atto dalle modelle che interpretano biscotti, verdure e altri alimenti, non fa che dimostrare, enfatizzandola con un’ovvietà che tracima nell’ironia, la distanza che intercorre tra chi imita e ciò che è imitato, vale a dire che non siamo quello che mangiamo. Nel titolo della mostra si nasconde il nodo del discorso giocoso presentato dall’artista per scatti fotografici: non siamo quello che mangiamo perché biscotti, frutta e ortaggi non pensano. L’artista, che sembra seguire la stessa strada di Arcimboldo, che in pieno Cinquecento aveva giocato pittoricamente nel realizzare ritratti giustapponendo ortaggi, pesci o uccelli, la percorre in realtà in senso contrario: nelle istantanee in mostra è infatti il corpo che sembra “fare il verso” a qualcosa di diverso da sé. (PO / red)
PARMA: GLI ANNI ’70 VISTI NELL’INTIMO
È stata prorogata fino al 21 luglio la chiusura della mostra “Nuove figure in un interno”, allestita nella Sala delle Colonne dell’Abbazia di Valserena, sede dello CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, nell’ambito dell’edizione 2019 di Fotografia Europea, dal titolo “Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi”. La mostra, interamente costruita con opere provenienti dagli archivi dello CSAC di autori quali Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Marzia Malli, Paola Mattioli, Giovanna Nuvoletti, ruota attorno alla trasformazione – che avviene nel corso degli anni Settanta – del racconto della dimensione intima degli individui, la cui identità sociale risulta profondamente modificata dai mutamenti di visione che le ‘rivoluzioni’ del decennio precedente hanno portato con sé. Si impongono, dunque, anche in ambiti fotografici non espressamente caratterizzati da intenzionalità di denuncia, gli esiti del reportage militante e l'interesse per particolari temi: la liberazione sessuale, le lotte di genere, il rovesciamento degli schemi tradizionali del modo di intendere la famiglia e le relazioni, la messa in discussione delle gerarchie sociali e il conseguente emergere, con ruoli di protagonisti, di nuovi gruppi sociali. Lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, situato oggi nell’Abbazia cistercense di Valserena, conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte (oltre 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni), Fotografia (con oltre 300 fondi e più di 9 milioni di immagini), Media (7.000 bozzetti di manifesti, 2.000 manifesti cinematografici, 11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione), (PO / red)
ROMA: LEONARDO VIRTUALE
Il genio di Leonardo Da Vinci torna a prendere vita grazie alle nuove tecnologie. Fino al 26 naggio, in occasione del cinquecentenario dalla sua morte, la Galleria Commerciale CinecittàDue di Roma ospita una mostra che, grazie all’utilizzo della realtà virtuale, consente al visitatore di immergersi nelle invenzioni e nei quadri presenti. Presentata la fedele riproduzione di 18 opere dislocate in due postazioni, nella Piazza Centrale, che ospita Bombarda, Mitraglia, Carro armato e Ornitottero, e nella Sala Espositiva al III livello, che offre un’ampia panoramica dell’estro creativo di Leonardo, esponendo Ponte autoportante, Catapulta, lo studio sul Moto alternato e continuo, Scala mobile, Odometro, Cuscinetto a sfere, Camma eccentrica, Catena a trasmissione, Cric, Rocchetto a lanterna, Automa cavaliere, Teschio alabastrino, Robot, e, dulcis in fundo, la Gioconda. Opere straordinarie, incredibilmente innovative per l’epoca in cui furono ideate, e che, ancora oggi, continuano ad essere di grande attualità. Per apprezzarne meglio il significato ed il valore storico, gli organizzatori hanno predisposto delle postazioni di realtà virtuale attrezzate con appositi visori, che riporteranno il visitatore indietro nel tempo di oltre 500 anni, in ambienti completamente ricostruiti in 3D. Grazie a queste nuove tecnologie, le informazioni vengono recepite in modo più immersivo, divertente e “attivo”. Il coinvolgimento è totale: sensoriale, emozionale e cognitivo. Gli ospiti possono testare “virtualmente” tre macchine da guerra (bombarda, mitraglie e carro armato) e una macchina volante (l’ornitottero), che li porta a visitare il laboratorio di Leonardo dove, tra interno ed esterno, possono osservare le invenzioni più importanti in funzionamento. (red)
ROMA: L’ARTE VIRTUALE DI CHIARA PASSA
Il MLAC - Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza, Università di Roma prfesenta fino al 19 giugno la mostra “Object Oriented Space” di Chiara Passa che trae le mosse dal progetto Fourth Dimensional Banner creato nel 2012 e avviato nel 2013 come animazione per penetrare la superficie interstiziale del banner, pellicola interfacciale tra mondi. Questa epidermide virtuale si è così materializzata con una sua possibile struttura, consistenza, profondità, estendendosi poi nello spazio fisico attraverso un’incessante ricerca di soluzioni formali. Integrati in un unico progetto sperimentale, i lavori pensati per gli spazi del Museo Laboratorio si presentano come un tutt’uno: ogni singolo progetto così come l’insieme del tutto costruisce infatti un Object Oriented Space che indica tra l’altro il linguaggio di programmazione in uso per la scrittura di software interattivi di diverso tipo dove le strutture di dati organizzati diventano ‘oggetti’, ‘finestre’ per racchiudere e accedere a funzioni di uso comune. In mostra, ad un wall drawing che occupa la parete frontale nell’intera lunghezza del museo, si sovrappongono e si combinano poi una varietà di opere rappresentative di diverse soluzioni formali così come di diverse modalità di accesso alla multidimensionalità: la realtà aumentata di piccole matrici-affresco, la realtà virtuale delle geometrie contenute in sculture in vetro-resina, gli occhiali 3d per contemplare animazioni anaglife. (PO / red)
(© 9Colonne - citare la fonte)





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