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direttore Paolo Pagliaro

I “paleobestiari fantastici” a Bologna

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

I “paleobestiari fantastici” a Bologna

BOLOGNA, “PALEOBESTIARI FANTASTICI”
Fino al 30 giugno, presso la Collezione di Geologia “Museo Giovanni Capellini” dell’Alma Mater di Bologna, la mostra “Paleobestiari Fantastici”. Create dagli artisti Francesco Cornacchia e Davide Saba, le opere in esposizione mettono a confronto il mondo preistorico e artistico, accompagnando lo spettatore in nuove riflessioni che uniscono il passato all’attualità. Cornacchia e Saba, riferendosi all’antica tradizione dei bestiari, compongono il loro catalogo di esseri fantastici, lasciandosi influenzare da uno spazio espositivo inusuale, dal grande dinosauro e dalle creature giganti sudamericane, dalle ammoniti, dalle cicadee, dai mammut, da Antonio (il Thetyshadrosinsularis italiano) e dalle tante specie presenti. Il paleobestiario di Cornacchia proviene dal mondo della grafica e del fumetto, risolvendosi in forme definite e d’impatto che delineano figure precise, emergenti in colore e forza, simili ai bestiari medioevali. Quello di Saba, invece, frutto della sperimentazione di cera, acrilico e fiamma ossidrica, produce fossili evocativi, tracce di esseri indefiniti da interpretare. Le due poetiche rappresentano le possibili evoluzioni che l’arte e il caso possono provocare, due raccolte che si sviluppano in parallelo a quella “ufficiale” della Storia Naturale. Risulta quindi un confronto tra mondi, quello preistorico e quello artistico, che accompagna lo spettatore in nuove riflessioni che uniscono il passato alla nostra attualità.

A MILANO OMAGGIO A EMILIO TADINI
Fondazione Marconi presenta “Emilio Tadini 1967-1972, Davanti agli occhi, dietro lo sguardo”, terza mostra dedicata dallo spazio milanese all’artista e intellettuale milanese. Questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia. Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate. Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola. Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.

ROMA, NEL “TRIONFO DEI SENSI” DI MATTIA PRETI
Le Gallerie Nazionali di Arte Antica, nella splendida dimora romana di Palazzo Barberini, presentano, fino al 16 giugno, la mostra “Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti”. L’esposizione, che esamina la prima attività di Mattia Preti e la sua formazione nella bottega romana del fratello Gregorio, ruota attorno all’Allegoria dei cinque sensi delle Gallerie Nazionali, una monumentale tela d’impronta caravaggesca, rimasta per anni in deposito presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Realizzata dai due fratelli negli anni ‘40 del Seicento, è articolata, secondo un modello molto in voga nel Seicento, con diversi gruppi di personaggi intenti in attività quotidiane che diventano immagine allegorica dei cinque sensi. Presenti in mostra altre 11 opere che raccontano lo stretto legame esistente tra i due artisti calabresi: da un lato Gregorio, legato a esiti di stampo ancora accademico, e dall’altro il più giovane e talentuoso Mattia, suggestionato dall’universo caravaggesco e già cosciente dei nuovi sviluppi guercineschi e lanfranchiani del barocco romano. L’Allegoria dei cinque sensi di Palazzo Barberini viene esposta al pubblico per la prima volta assieme al Concerto con scena di buona ventura, suo ideale pendant proveniente dall’Accademia Albertina di Torino e ad altri quadri frutto della collaborazione dei due artisti, come il Cristo davanti a Pilato di Palazzo Pallavicini Rospigliosi e il Cristo che guarisce l’idropico di collezione privata milanese. In mostra anche importanti dipinti inediti di Mattia.

MILANO, UN PREZIOSO “ASSAGGIO” MONEGASCO
La sede milanese di Artcurial presenta fino al 21 giugno un prestigioso insieme di sculture, selezionate per l’itinerario installativo che sino ad agosto punteggerà il Principato di Monaco di sculture del XX e XXI Secolo firmate da artisti come Takis, Caesar, Arman, Bernar Venet, Wang Du e Richard Deacon. L’allestimento milanese raccoglie 7 preziosi lotti, firmati dagli artisti Penck, Arman, André Masson, César, Igor Mitoraj, Joannis Avramidis. Attraverso una passeggiata d’arte, lungo le vie del Principato, i visitatori avranno l’occasione unica di scoprire l’intero panorama creativo in ambito scultoreo contemporaneo, con opere più o meno monumentali, dal grande valore artistico. Le opere esposte saranno protagoniste di un’asta dedicata il 19 di luglio. La prima edizione di Monaco Sculptures si svolge in partnership con la Société des Bains de Mer di Monte-Carlo, proprietario e operatore della più prestigiose realtà turistiche del Principato.

MILANO, LA RISCOPERTA DI ANGELO MORBELLI
In occasione del centenario della morte di Angelo Morbelli, artista piemontese di nascita ma milanese di adozione, la Galleria d’Arte Moderna di Mlano rende omaggio a uno dei protagonisti della grande stagione divisionista e della pittura lombarda a cavallo tra due secoli. L’esposizione, allestita fino al 16 giugno a Villa Reale, vanta prestigiosi prestiti, nazionali e internazionali, provenienti dal Musée d’Orsay di Parigi e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, con l’intento di documentare alcuni degli aspetti salienti della produzione di Morbelli, quali la sperimentazione tecnica e l’elaborazione di alcune tematiche a cui sono dedicate le sei sezioni del percorso, propone nuovamente l’artista sulla scena milanese dopo moltissimi anni di assenza: l’ultima esposizione monografica a lui dedicata risale infatti al 1949. Il percorso è completato da alcune opere di confronto che documentano le affinità tematiche, tecniche e compositive tra l’artista e alcuni suoi contemporanei, come Ernesto Bazzaro, Giuseppe Pellizza da Volpedo (con cui condivise anni di amicizia e lunghi scambi epistolari), Medardo Rosso, Vittore Grubicy de Dragon.

FIRENZE, LA “MANIERA” DI JORIO VIVARELLI
Con il titolo “Jorio Vivarelli a Firenze. La seduzione della ‘Maniera’”, si tiene a Palazzo Medici Riccardi, fino al 27 giugno, una mostra del grande scultore pistoiese (1922 – 2008), 60 opere di piccole dimensioni oltre a vari disegni, tutti realizzati dagli anni Sessanta, il periodo fiorentino dell’artista, al 1975. Nel corso dei vent’anni nei quali ha abitato a Firenze (1949-1969), Vivarelli ha manifestato interesse e attrazione non episodici per gli sviluppi del Manierismo nella scultura fiorentina della seconda metà del Cinquecento, in particolare per le opere di Giambologna, Ammannati, Cellini e altri. Scultore precoce, nel 1941 realizza la prima opera di grandi dimensioni, La Vittoria in marcia, poi distrutta. Dopo la guerra torna al lavoro con rinnovata coscienza critica e poetica. Al 1956 risale il drammatico Crocifisso ligneo per la chiesa della Vergine a Pistoia, capolavoro che suscita un acceso dibattito circa l’arte sacra in Italia. Negli anni Sessanta ottiene notorietà internazionale. Sul piano stilistico il suo lavoro trova corrispondenza nelle opere di Fazzini, Greco, Mascherini e, in parte, di Minguzzi. Nel 1966 eccolo tra i fondatori del movimento internazionale Intrarealista. Nel 1974 conclude il Monumento a Giacomo Matteotti, collocato a Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, opera che divise la grande critica italiana. Nel 1987 esegue la statua Inno alla vita per il Parco della Pace di Nagasaki, opera che lo ha reso celeberrimo in Giappone. Vivarelli continua a lavorare fino alla morte, avvenuta nel 2008 a Pistoia, nella casa-studio progettata da Stonorov, ora sede della Fondazione dedicata all’artista.

TORINO, L’INDIA E L’ALTRA FACCIA DEL MIRACOLO
Diseguaglianza e povertà nell’India del boom economico sono al centro della mostra fotografica “Behind the Indian Boom: l’altra faccia del miracolo”, che fino al 16 giugno si visita nella Sala Mostre della Regione Piemonte, a Torino. L’esposizione della London School of Economics e della School of Oriental and African Studies di Londra, portata in Italia dall’Università di Torino, fa parte di un importante progetto di ricerca sulla diseguaglianza e la povertà nell’India dell’imponente sviluppo economico, promosso dall’antropologa Alpa Shah e dal geografo sociale Jens Lerche all’interno dei rispettivi istituti. Gli scatti di “Behind the Indian Boom” sono il risultato di esplorazioni nelle più remote regioni dell’India, per documentare il ruolo delle sue comunità più svantaggiate: quelle dei Dalits, ovvero gli intoccabili, che di questo esercito di manodopera a basso costo sono il gruppo più numeroso e discriminato; e quelle degli Adivasi, le popolazioni originarie del subcontinente, colpevoli di abitare su territori nel cui sottosuolo giacciono materie prime considerate fondamentali per lo “sviluppo”, quali carbone, ferro e alluminio. Intorno a questa proposta di mostra, l’Isa, Istituto di Studi sull’Asia dell’Università di Torino, insieme al centro interdipartimentale di ricerca dell’Ateneo, e ai Dipartimenti di Giurisprudenza, Studi Umanistici e Culture Politica e Società, ha sviluppato il più ampio progetto “India Invisibile”, che dalla metà di marzo ad oggi ha scandito la vita dell’ateneo torinese con una serie di film, seminari e occasioni di approfondimento.

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